IL NEGOZIANTE - Consigli non richiesti su tutto che si possa definire interessante in questo mondo
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giovedì 7 febbraio 2013
Ascolti: Baustelle - Fantasma
Sono passati tredici anni dal primo disco dei Baustelle, quel "Sussidiario illustrato della giovinezza" che inaugurò il percorso artistico di un gruppo capace di compiere, come da manuale, ogni passo dalla gavetta alla fama.
Una fama meritata e conquistata, passando attraverso il trittico La Moda Del Lento - La Malavita - Amen, raggiungendo, a mio parere, con quest'ultimo la totale maturazione, attraverso un album enorme, vario e capace di essere un classico istantaneo.
Amen conteneva poi Charlie Fa Surf, sprezzante inno alla gioventù (o meglio ad una parte di essa) che regalò alla band toscana una rotazione nelle radio inaspettata e che mai prima li aveva investiti.
Ma prima di Fantasma, album uscito in questi giorni, c'era stato I Mistici dell'Occidente che, per un motivo o per l'altro, non mi aveva convinto fino in fondo.
Era come se prima il gruppo avesse, album dopo album, alzato l'asticella e poi si fosse fermato, per una volta.
Era quindi con qualche dubbio che mi sono approcciato a Fantasma, sesto disco in studio.
Un disco che, diciamolo subito, non regalerà (verosimilmente) nuovi picchi di vendite.
Cosa che ci interessa niente.
Ma a livello qualitativo?
Diciamo subito che Fantasma è un disco enorme.
Pomposo, arioso, sbruffone, privo di freni e limitazioni.
Quando l'ho sentito la prima volta ho ripensato a Bright Eyes, nei primi album, quando ne scriveva due all'anno, si autointervistava e celebrava quasi tutte le canzoni con un'enfasi che tradiva la superbia di chi a vent'anni si sente padrone del mondo.
Probabilmente Bianconi, mai come in questo caso apparentemente guida del gruppo, non sarà d'accordo, ma ascoltando Fantasma si percepisce una magnificenza incredibile.
Un concept album già dalla tracklist, diciannove brani, un'ora (molto) abbondante di musica, intermezzi strumentali comprendenti Titoli di Testa, Intervallo e Coda e soprattutto con una più che impegnativa orchestrazione a permeare ogni brano.
C'è ogni strumento, ci sono i cori, gli archi.
C'è qualche eccesso.
Ma è un disco bello.
Bello e incredibilmente sincero.
Fantasma è l'asticella alzata di nuovo, è la rinuncia ad alcune concessioni melodiche per far spazio al testo, alla tematica, al racconto.
Sin dall'inizio: Nessuno, che ci porta nel tema della morte, portato a compimento nel (bel) singolo "La Morte non esiste più".
E poi futuro e morte, ancora: Diorama, con il suo mondo idilliaco, il quasi bolero di Cristina (che sembra uscire da Amen).
A metà disco, il brano migliore: Il Futuro, che in qualche modo sembra una "Il Corvo Joe" di oggi, sguardo sul domani e sull'oggi, splendidamente orchestrato. (E potremo anche avere/Altre donne da amare/E sconfiggere l’ansia/E la fragilità/E magari tornare a sbronzarci sul serio/Nella stessa taverna/Di vent’anni fa/Ma diversa arriverà/La potenza di un addio/O la storia di un amico/Entrato in chemioterapia/E la vita che verrà/Ci risorprenderà/Ma saremo noi ad essere più stanchi/Il futuro cementifica/La vita possibile)
Non tutto è perfetto, il dialettale omaggio Conta l'inverni è poco a fuoco, per esempio.
Ma come non innamorarsi, ad esempio di un brano come Il finale?
Fantasma, come si diceva, è un disco eccessivo, snob, intellettuale e consapevole di esserlo,ma se è tutto questo è anche vero che Fantasma è un disco intenso, difficilmente dimenticabile, pieno di amore per la letteratura e per la musica italiana (e non) quella migliore.
A chi ne avesse voglia, il consiglio è di immergersi.
martedì 5 febbraio 2013
His Clancyness: Intervista e Report Live
C'è in fondo una storia di continuità o, se si vuole, di percorsi paralleli.
Come uno (Jonathan Clancy, già dietro ai Settlefish e soprattutto agli A Classic Education) che inizia, qualche anno fa a registrare canzoni per proprio conto, fuori dal contesto della band e che, brillantemente, intitola il progetto His Clancyness.
Un progetto solista che diventa gruppo, un gruppo che si allarga e diventa formazione a quattro e che, come vedremo, esordirà su disco verso metà anno.
Mi ricordano la storia degli Atoms For Peace, formazione nata per suonare dal vivo The Eraser, disco solista di Thom Yorke e che entro fine mese usciranno con il primo disco a proprio nome.
E allora penso di chiederglielo, cosa sia oggi His Clancyness.
- Mi pare che His Clancyness segua un po' il percorso degli Atoms For Peace. Dunque, cosa è oggi questo progetto?
- [Jonathan] Beh, il disco è stato registrato in tre persone e dunque nasce come un progetto per una band rock. Questo è dunque il futuro, questa è la band che suonerà His Clancyness.
Continuità si, diceva.
Vale anche per il sottoscritto, che ha iniziato a curare questo blog poco meno di due anni fa, come progetto solitario, tra le mura di casa e questa sera, per la prima volta, si espone per un'intervista.
Che non sarà come mettersi a nudo sul palco per un progetto solista, ma per un attimo non mi dispiacerebbe avere anche io qualche compagno di viaggio, vista la timidezza.
Jonathan, invece, di compagni di viaggio ne ha tre: Giulia, sua compagna (alle tastiere), Jacopo (alla batteria) e Emanuela, la frontman degli Heike Has The Giggles, in questo caso al basso.
Questa sera suonano da Zuni, cioè praticamente a casa mia, dove circa una volta al mese, a cadenza casuale, metto su qualche disco (se qualche disco è dalle 8 alle 2 di notte...) e tutto ciò mi pare molto simpatico: faccio l'intervista ad un gruppo ospite del locale che da tempo spesso ospita i miei dj set, in un luogo dove, in fondo, sono ormai stato avventore, dj e intervistatore: manca solo di suonare una chitarra e servire due cocktail e poi il curricolum sarà completo.
In realtà è poi tutto riferibile ad un piccolo mondo di provincia, al contrario del tour che gli His Clancyness stanno affrontando: Olanda, Belgio, Francia, presto Stati Uniti.
- State girando l'Europa, com'è il mondo là fuori?
Jonathan dice a Manuela che può rispondere lei.
In realtà chiaccheriamo un po', alla fine.
Mi raccontano che non è molto semplice (né giusto forse) fare queste generalizzazioni, ogni situazione va per sé.
Però ci sono belle cose fuori: ad esempio un locale, in Olanda, che tramite una sottoscrizione di sette euro mensili permette di accedere a qualunque live organizzato in quel posto, dal piccolo evento di nicchia a serate anche da due o tremila persone.
E parliamo della bella accoglienza all'estero: qualche sold out e spesso molta gente (a parte un po' a Lione).
- E riguardo al Crowdsourcing? Cosa ne pensate, viste anche le recenti polemiche in Italia?
- [Jonathan] Ne abbiamo parlato anche noi in questi giorni. Mah, non siamo contrari ma non crediamo di farlo, ci sentiremmo quasi a disagio. In fondo è una polemica nata solo qui in Italia, all'estero esistono da anni siti come MusicRaiser.
Abbiamo supportato amici che lo hanno fatto ma non penso che nei prossimi dieci anni di His Clancyness ci sarà il ricorso al crowdsourcing.
[Jacopo] Sarebbe troppo strano, lo capisco ma non lo farei. Però è anche giusto che si inizi a pensare che se la gente non acquista più i dischi e va poco i concerti, il musicista come ci campa?
Ha quindi senso trovare altri metodi per mantenersi.
- Cosa ci potete dire sull'album?
Beh, sarà di dodici brani. L'abbiamo registrato a Detroit qualche tempo fa, probabilmente uscirà intorno a metà anno.
Suoneranno vari brani di questo disco, poco dopo, nel piccolo locale Ferrarese.
Il palco da Zuni è ridotto e una band a quattro non ci sta certo larga ma sarà d'impedimento: sarà un live energico, divertente, a tratti trascinante.
Ma in realtà sono ancora seduto al tavolo con loro e mi ricordo di chiedere riguardo ad una curiosità, anche se come a volte capita, mi rendo conto di avere pensato troppo per una cosa in fondo semplice.
- Cercando in Internet ho notato che siete su praticamente ogni veicolo esistente: Facebook, Soundcloud, BandCamp, Tumblr, il TourDiary, MySpace...
[Jonathan, ridendo] Oddio, nel Myspace non so bene cosa ci sia, né se esista ancora...
- Esiste, esiste, c'è qualche pezzo! Tanta tecnologia e poi, in realtà il primo album è uscito in cassetta...come mai?
- [Jonathan] Mah, guarda, in realtà non c'è nessun motivo particolare. O meglio, l'etichetta che lo ha pubblicato era interessata ad un tipo di uscita di questo tipo e mi è sembrato carino.
- Ultima domanda: ho visto che l'anno scorso avete fatto due collaborazioni, una con i The Babies e una con gli Shimmering Stars. Domandona: lo split della vita con chi lo fareste?
[Jonathan] Lo split della vita? Mmm, vediamo, forse Scott Walker. Oppure vediamo...
[Discute con gli altri, Giulia chiede che domanda ho fatto, poi la rivelazione
[Iacopo] Sonic Youth!
Emanuela conferma, Jonathan pure: e Sonic Youth siano, come ideale gruppo con cui collaborare.
Poi sarà solo questione di live: tre quarti d'ora circa di live intenso, con parecchi pezzi del futuro album. L'impressione è buona: buona scrittura, melodie interessanti, una parte ritmica che sale sugli scudi in varie occasioni, tra la batteria e una drum machine.
Nonostante l'acustica non perfetta del locale, il suono è bello, un paio di pezzi mi ricordano gli Arcade Fire, in particolare uno che sembra un po' una risposta a Wake Up (e potrebbe essere What Fury Can't Say, presente nel loro soundcloud).
Il pubblico dell'aperitivo sembra convinto e una certezza, o almeno una convinzione si fa largo: His Clancyness, tra qualche mese, sarà destinato ad essere qualcosa in più del “progetto solista di quello degli A Classic Education”.
sabato 29 dicembre 2012
Il ritorno dei Baustelle
Fa un pò impressione, ma è tutto vero.
I Baustelle sono in attività da ormai 12 anni, da quel piccolo Sussidiario Illustrato della Giovinezza che pure già fece un certo clamore e hanno avuto un successo sempre crescente.
A parere di chi scrive l'apice non è, come spesso viene considerato, nel duo La Moda del Lento / La Malavita, pur ottimo, ma con Amen, ricchissimo e intensissimo disco, in un qual modo un concept album di impressionante maturità artistica.
Poi c'è stato "I Mistici dell'Occidente" buono ma meno buono dei precedenti.
E ora arriviamo a Fantasma, sesto album in studio della band, registrato tra Polonia e Montepulciano, in arrivo il 29 Gennaio.
Che viene anticipato da ieri da un primo estratto, "La Morte ( Non Esiste Più)" che ben anticipa due elementi: lo stile è quello classico della band (ricorda un pò i primi dischi, più che gli ultimi) e aggiunge una componente orchestrale che pur essendo sempre esistita viene in questo album ampliata.
A riprova, le prime date di presentazione del disco, impreziosite da un'orchestra ad arricchire il suono.
Le date sono le seguenti, il singolo è in ascolto poco sotto.
Attesa alta, per quello che potrebbe essere uno dei primi grandi dischi del 2013.
- 19 Febbraio - Bari, Teatro Team
- 20 Febbraio - Roma, Auditorium Parco della Musica
- 23 Febbraio - Firenze, Teatro Comunale
- 25 Febbraio - Milano, Teatro degli Arcimboldi
mercoledì 2 maggio 2012
Zona Italia: ritorno per Amor Fou e Di Martino
Nel giro di un'ora due belle notizie: il ritorno di due belle realtà italiane, una in ascesa (Di Martino) e una ormai affermata realtà indipendente.
Partiamo da loro, Amor Fou, al terzo album dopo il pieno di consensi del (bel) I Moralisti, ci consegnao un primo video, pieno di immagini sfuggenti, di persone, in particolare di ragazze e di vestiti che scivolano via senza mai essere inquadrati, il tutto su un pezzo piuttosto brioso e quasi anni ottanta, dal titolo "Alì", primo estratto da 100 Giorni da Oggi, in uscita il 15 Maggio.
Il pezzo è piuttosto radiofonico: lo diciamo con un senso di attesa e speranza che il disco mantenga tutte le belle qualità autoriale del precedente.
Intanto, il video qui.
E poi c'è Di Martino, siciliano, patrocinato (e prodotto) da Brunori Sas, che si inserire pienamente in quel filone di "nuovo cantautorato italiano".
Da oggi c'è lo streaming completo su rockit e presto ne verrà fatta la recensione.
Perchè in lui ci crediamo, a partire dal più che buon esordio di un paio di anni fa e speriamo di avere avuto l'occhio lungo.
Qui lo streaming del disco
sabato 14 aprile 2012
Afterhours: Padania sta arrivando
Esce la prossima settimana Padania, nuovo e decimo album in studio per la band di Agnelli che (fa impressione pensarlo) è ormai da più di vent'anni sulla scena musicale italiana e che, elemento non da poco, molto ha fatto per promuovere la musica indipendente dello stivale, dal festival Tora Tora al progetto "Il Paese è reale" con la contemporanea presenza a Sanremo nel 2009.
Visti i recenti avvenimenti politici, il titolo appare non meno che profetico (è stato annunciato quando le acque erano più che ferme).
Cosa aspettarsi da questo disco?
Parecchio probabilmente.
Perchè potrebbe essere un album di quelli importanti nella discografia: dalla scelta della totale autoproduzione all'idea di un concept album basato sulla comunicazione di sensazioni che normalmente rimangono fuori dai circuiti di massa fino all'inedita modalità di scrittura del disco, con un lavoro indipendente dei componenti e un lavoro finale a chiudere il cerchio: tutti elementi che sembrano proporre novità.
Di sicuro ci sono solo due estratti, La Tempesta è in Arrivo, grintoso rock che ricorda i primi album e la delicata (e primo singolo) Padania, che dà il titolo all'album.
Sotto in ascolto, ne riparleremo presto.
Padania by Afterhours Official
lunedì 2 aprile 2012
Report Live: The Niro Secret Concert @ Bologna
Davide Combusti, in arte The Niro, è uno che tengo d'occhio da parecchio tempo.
Almeno dal 2008, quando dopo parecchio hype da un ep, usciva il primo album omonimo.
Quella intensità vocale così vicina a Jeff Buckley, un piglio fortemente esterofilo, le buonissime performance live.
Per un periodo anche il (moderato) successo, con "Liar" in discreta rotazione su radio e televisioni, il contratto con una major, insomma l'idea che forse tutto potesse esserci canalizzato in un autore giovane, talentuoso, capace di esportare si, l'Italia all'estero ma in modo diverso da come eravamo abituati a fare in passato e forse, addirittura, la crescita di un artista completo in grado di regalare soddisfazioni su disco e palco.
Non è andata così, del tutto, perchè il secondo album, Best Whishes, pur essendo almeno un buon album, non ha avuto la stessa risonanza (ormai in un'Italia sempre più poppizzata dai giovani autori usciti dai reality).
Però ho sempre tenuto d'occhio i suoi movimenti.
Così, questa sera ci troviamo in compagni di una cinquantina di persone o poco più, per un bel secret concert in un appartamento (o magazzino?) bolognese.
Accompagnato al basso, The Niro, non aiutato dall'acustica migliore del mondo, suonerà per circa un'ora e mezza, ripercorrendo la sua discografia e lasciando anche spazio ad un inedito, The Ship (presente anche sul soundcloud dell'artista e a fine pezzo).
E convince.
Convince lasciando l'idea che dal vivo sia spesso leggermente meglio che su disco, per l'intensità del cantato e delle interpretazioni.
Piace, poi, scoprire un importante sottotesto nei pezzi, grazie agli aneddoti che ci fanno scoprire parecchie cose: l'ormai finita avventura con la Universal e soprattutto che Best Wishes, secondo album dell'autore, nasceva in realtà come film musicale e quindi progetto ben più ampio, che l'ex casa discografica ha giudicato troppo ambizioso per il nostro mercato e quindi rifiutato.
Ridotto quindi il progetto alla semplice raccolta di canzoni che pure mantiene quà e là la trama impostata: un viaggio di un autore, dove Best Wishes (il brano) tratta dell'incontro con il mentore del protagonista che gli lascia alcuni consigli riflettendo soprattutto sulla propria carriera e In My Memory, storia delle impressioni del personaggio durante la prima a Teatro e delle sue emozioni e dove al secondo atto il sipario cade colpendolo al volo facendo diventare queste impressioni un desiderio di lasciare le proprie memorie al pubblico mentre viene portato via dal personale sanitario.
L'idea è quella di un autore che possa (e debba) ancora dire tutto di sè, avendo la possibilità di fare tanto e con parecchie freccie al proprio arco, prima sicuramente la vocalità, imponente, a tratti delicata e sussurata e poi aggressiva e poi capace di spostarci al falsetto, una voce da non perdere e a cui affiancare la miglior scrittura possibile.
I migliori auguri all'autore (e a noi) perchè ciò avvenga.
The Niro - The Ship by The Niro
martedì 27 marzo 2012
Ascolti: Offlaga Disco Pax - Gioco di Società
Cosa vuoi scrivere del terzo disco degli Offlaga Disco Pax?
Un culto ormai destinato ad allargarsi quanto possibile, per poi finire la sua corsa in un pubblico non certo piccolo (anzi) ma che non si allargherà più.
Non è un difetto, davvero.
Perchè la band prosegue, coerente a sè stessa, nel percorso tutto personale di un gruppo nato per caso, di un cantante-non-cantante per caso, dall'idea di musicare testi di nostalgia e di tempo passati, dando alla luce quel Socialismo Tascabile che è uno dei dischi più importanti del decennio scorso, in Italia.
E poi Bachelite, ambizioso seguito, stessa formula ma più intensità, la nostalgia diventa anche un modo di guardare all'oggi, con quella Sensibile che è un manifesto buono per lo sdegno che ci accompagna tutti i giorni.
Ora, 2012, Gioco di Società.
Ne voglio scrivere dopo solo alcuni ascolti, prima che le storie narrate diventino quotidianità, nella maniera più onesta possibile.
Ed è un gran bel disco, che piacerà a chi piacevano, non piacerà a chi li malsopportava.
E dire che di novità ce ne sono, a livello musicale il tour suonato con le tastiere casio ha lasciato il segno ed ora c'è (molto più di prima) tanta elettronica nei brani degli Offlaga, suoni che si dissolvono, note che incrociano le parole, in molti casi (non tutti) l'idea è proprio quella di un tappeto sonoro, che segua le parole, allontanandosi (se mai vi si era avvicinato) ancora di più dalla forma canzone classica.
E poi i testi: un pò più di racconto questa volta, meno ironia, meno nostalgia, le consuete digressioni sportive (Tulipani, storia di un'epica giornata al Giro d'Italia) o politiche (Piccola Storia Ultras che nasce da un coro di Ultras per finire a riassumere fondamentalmente la storia di Gheddafi visto dal punto di vista della politica Italiana).
Insomma: Gioco di Società è a tratti bello, a tratti bellissimo, non aggiunge niente ma conferma tutto.
E quindi, a seconda del vostro giudizio sulla band, ci siamo già detti tutto così.
domenica 19 febbraio 2012
Zona Italia: Colapesce
La scelta voluta è quella di parlare italiano, oggi, che è finito il Festival di Sanremo.
Festival che ha rinunciato ormai a qualsiasi parvenza di essere portatore di una proposta musicale, ingessato in ospiti che sono comici o poco più e proposte musicali che includono 30% di persone uscite dai reality, 40% vecchie glorie 25% di artisti vari che ogni tanto ci fanno una capatina e un 5% di potenziali sorprese (quest'anno i Marlene Kuntz, che almeno hanno portato un duetto con Patti Smith, roba che le 25 ore di Sanremo potevano iniziare e finire lì).
E invece l'Italia continua a portare alla luce buoni autori e quindi se negli ultimi anni la ribalta (sempre nella nicchia) è toccata a Le Luci della Centrale Elettrica, Dente, Brunori Sas e qualcos'altro di buono è successo in sottofondo (ad esempio, Di Martino e gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro ma non solo) il 2012 potrebbe e forse già l'anno della consacrazione di Colapesce.
Che è il progetto solista (e ormai si può immaginare principale) di Lorenzo Urciullo, già voce e chitarra degli Albano Power, band siciliana con qualche annetto sulle spalle, ma nemmeno troppi.
Fatto sta che il percorso è piuttosto breve: a maggio 2010 esce in piccolo Ep di sei tracce a nome proprio, Colapesce, ascoltabile qui.
Ne parlano in molti e viene scritta una piccola storia, di questo personaggio, Cola che di giorno è umano e di notte sogna di vivere nel mare e si ritrova con il desiderio realizzato, divenendo Colapesce, curiosamente una versione ribaltata di Ponyo sulla Scogliera.
E ora, siamo al primo album intero a nome Colapesce.
Un disco di cantautorato sussurrato e delicato, di storie e racconti di emozioni e pensieri.
Un disco bello, introdotto dal primo singolo, S'illumina.
Ma il pezzo più bello, per ora, è secondo me contenuto nell'Ep e si chiama Niente Più.
Un nome da tenere in considerazione.
martedì 14 febbraio 2012
Tornano gli Offlaga Disco Pax: ecco il primo singolo
Non è facile essere gli Offlaga Disco Pax.
Perchè è il caso di una band nata per caso, di un cantante-non-cantante che non sapeva nemmeno che sarebbe arrivato a questa carriera (e non ci è certo arrivato presto).
Perchè il gruppo si è creato una identità fortissima sin da subito, con quel primo album, Socialismo Tascabile, fatto di racconti di un tempo ormai finito, lasciando l'immagine di una band prettamente "letteraria", non nel senso che a mancare sia la musica (con idee magari non originalissime ma spesso interessanti) ma che siano le parole sopra a tutto, con i testi di Collini a stamparsi nella mente durante l'ascolto.
E il problema è che album dopo album pubblico e critica non accetteranno (come nel caso di Vasco Brondi) la continuazione di questo percorso senza nessuna svolta o crescita o cambiamento.
Così, arriviamo ad oggi, qualche settimana prima dell'uscita dell'album con il primo estratto rilasciato.
Che, diciamolo, non è speciale (come non lo era Ventrale, dal secondo album) ma non senza dimenticare il poco senso di questa affermazione: gli Offlaga Disco Pax non sono e non possono essere un gruppo da singolo, richiedono l'ascolto dell'intero album, delle tematiche affrontate.
Sembra quasi che il pezzo, Parlo da Solo, con una componente elettronica in sottofondo che ricorda il minitour fatto con strumenti Casio, sia un piccolo manifesto, con un testo minimale che ripete spesso il titolo e si chiude con "parlo da solo mentre mi guardo passare", quasi a dirci come stavolta non si tratti di una declamazione al pubblico (quel "lunghi monologhi, sempre gli stessi" si riferisce forse ai lunghi tour?) ma di uno sguardo più introspettivo ("ti ho risparmiato tutte queste parole"), cambiato nell'approccio.
Ma sono supposizioni, lo scopriremo presto.
A questa pagina il brano in ascolto.
venerdì 27 gennaio 2012
Ascolti: Heike Has the Giggles - Crowd Surfing
L'oggetto di questa recensione è anche l'oggetto dell'osservazione di un percorso.
Come già scritto qualche mese fa, ho avuto il piacere di seguire la crescita di questo gruppo, un trio di giovani poco più che ventenni nati vicino a Ravenna, da prima (quasi un anno) che pubblicassero il primo album.
Una bella gavetta di un paio di anni, sommando live su live, biglietto da visita con cui gli Heike pubblicano "Sh!" nel 2010, conquistandosi un piccolo pubblico amante delle loro esibizioni piene di energia e dal piglio deciso, per un pop/rock che ricorda gli episo più incisivi dei primi Artic Monkeys (I Bet You Look Good On a Dancefloor) con la voce femminile di Emanuela Drei a farsi largo tra chitarra, basso e una batteria sempre energica e decisa.
Crowd Surfing è, come tutti i secondi album, il più difficile e possiamo subito dire che non delude le aspettative: piacerà a chi piaceva il primo, non piacerà a chi lo ha odiato.
Undici brani, dal minutaggio sempre abbastanza breve e che confermano la capacità fondamentale del gruppo: quella di riuscire a scrivere pezzi killer, che suonano bene, rimangono in testa e fanno muovere il piedino.
L'approccio al disco è, come la volta precedente, puramente live: quello che si può sentire è quello che si sente sul palco.
Gl episodi migliori? Dear Fear (già uscito in vinile qualche mese fa) M.Gondry, Next Time (con un bel giro di chitarra ad avvolgere il pezzo) e la conclusiva I Don't Know, che rallenta leggermente i ritmi e chiude l'album.
Sempre per il processo di osservazione, mi sono letto critiche e lodi a questo album, attualmente in streaming su rockit e dal prossimo mese in tour di promozione.
Beh, le voci critiche si concentrano su una proposta innocua e poco incisiva: sbagliato.
Il potenziale di questa band è di fare bene, benissimo anche all'estero, lasciando il giusto tempo per crescere e intando godendosi la già ottima abilità live che, posso assicurare, è in grado di fare passare una bella serata a chiunque.
Promossi anche al secondo giro.
Clicco qui e mi ascolto l'album in streaming
martedì 10 gennaio 2012
Ascolti da Hype: Maria Antonietta
Io, caso raro in "carriera" Maria Antonietta l'avevo già vista, live, senza sapere chi fosse.
Prima di Brunori Sas qualche mese fa.
Non ci avevo dato nemmeno troppo peso, ad essere onesto, per il semplice motivo che il suo live, voce e chitarra, era tanto "esagerato" quanto innocuo. Una voce che sembra volutamente perdersi e stonare (Clap your hands say yeah?) una scrittura estremamente simil-autobiografica, fatta di frammenti, relazioni e cinismo e una chitarra che un secondo sembrava imbeccare un'idea giusta e poco dopo diventata esagerata e sopra le righe.
Insomma, passati tre o quattro mesi tutto pareva possibile tranne che Maria Antonietta (già Marie Antoniette, già negli sciolti Young Wrist) diventasse il nuovo caso di hype italiano nelle settimane di uscita del disco.
Che già, dopo l''exploit dei Cani fa riflettere, per le indubbie affinità: un approccio lo-fi, progetti piuttosto personali, un uso delle parole ad uso e consumo di una generazione twitteriana, veloce, di frammenti immagini e citazioni, facile da ricordare e imparare.
Insomma una sensibilità pop ma non nel senso nobile del termine (nè in quello peggiore) e l'idea che basti poco per fare parlare di sè.
Insomma da Vasco Brondi a Maria Antonietta, da Vasco Brondi che nel demo voce e chitarra tracciava un rabbioso sguardo ad un noi di delusione per ciò che c'è fuori dalla finestra a questo album, dodici tracce che, siamo onesti, è un pò meglio di quello che sembrava dal vivo ma non lascia niente.
Un pò meglio per la presenza di batteria, qualche arco e qualche basso, che ampliano la dimensione punk della proposta della ragazza e che rendono alcuni pezzi sufficienti (Questa è La mia Festa, Saliva, Motel) ma senza diventare memorabili.
In una recensione di un sito che non nomineremo (Rockit) si scrive che [...] una frase come "volevo solo portarti a letto" è una frase normale e genuina che in un'Italia mai così bigotta e maschilista è un bel segno di indipendenza, un segno tanto diretto ed iconico che c’è da esser sicuri arriverà sui diari di un sacco di ragazzini annoiati, insoddisfatti e pieni d’aspettative come lo siamo stati tutti.
Ebbene no, volevo solo portarti a letto non è niente tranne che scontato , con un'immagine cinematografica, letteraria e anche quotidiana di una donna sempre più forte, emancipata, a proprio agio con la sua sensualità. E niente è scontato oggi come essere così egocentrici come scrivere di sè in un brano "e poi tutte le mie canzoni parlano di un solo cazzo di argomento, della mia incapacità di accettare la realtà" in un'epoca dell'Io è molto più coraggioso essere fuori dal tempo come i Poveri Cristi di Brunori Sas.
In definitiva, bocciatura senza esagerare perchè il futuro davanti, chi lo sa, può portare buone cose.
Ma ad ora stiamo solo parlando (troppo) di (quasi) niente.
sabato 24 dicembre 2011
Chart di Fine Anno - Atto 4 / Zona Italia
Con onestà, non è semplice per me fare una classifica italiana (e non la farò).
Di cose italiane ne ascolto meno, cerco di farlo solo per quelle meritevoli e che possono essere meritevoli per i motivi più diversi: hype, qualità pregresse, innamoramenti con o senza senso.
Quello italiano è un mercato particolare (o forse sembra così perchè ci si vive dentro) fatto di molteplici scene e che, fortunatamente, si sta evolvendo in generi sempre più diversi e con buoni apprezzamenti anche all'estero.
Non funziona però così internamente: fatto salvo casi rarissimi nella penisola si incontrano i gusti del pubblico solo sul cantautorato (o, mi viene da dire, sulla scena elettronica, ma è sempre stato così).
A livello di "mainstream" c'è un disco che credo metta tutti d'accordo: Wow, Verdena. Un disco che sembra intitolato nel modo migliore, un disco doppio, ampissimo, meravigliosamente suonato e pensato: fosse straniero avrebbe dominato parecchie classifiche. Ma il pubblico ha gradito comunque, nulla da dire.
Ancora un pò più mainstream, ormai da classifica ma non di meno qualità, Caparezza conferma le strepitose qualità mentre i Subsonica fanno probabilmente il disco meno ispirato della loro discografia ma sbancano live (e live meritano eccome).
Sui due grandi nomi nuovi dell'anno, un pò di delusione: il disco dei Cani c'è la validità a livello di testo e di fotografia di una generazione ma c'è anche un disco che traballa un pò in termini di varietà e di suono stesso: mi sbilancio dicendo che non li ricorderemo tra qualche anno.
Forse ricorderemo gli A Classic Education, in giro da tempo e che solo quest'anno hanno prodotto il primo album. Che suona invece bene ma mi ha lasciato un pò freddino. Mi riservo di dare ulteriori ascolti.
Si parlava di cantautorato, ed eccoci al magico Trio.
Le Luci Della Centrale Elettrica dà alle stampe all'ultimo un bell'Ep, lo aspettiamo al varco del (difficile) terzo album: o sarà conferma o caduta, qualcosa mi fa pensare alla prima opzione.
Conferma invece piena per Brunori Sas, che produce un Vol.2 al livello (ottimo) del primo e convince live, e per Dente, ormai sdoganato a pubblici molto più ampi di qualche tempo fa, che non raggiunge le vette di L'amore non è bello ma migliora musicalmente e piace dal vivo, come sempre.
Infine, alcuni spot di nomi che già girano ma in cui credere per il prossimo futuro: Be Forest , Soviet Soviet (piaciuti live di spalla agli Horrors) e il duo italo (per nascita) inglese (per affinità musicale) The Jaqueries e The Hacienda.
martedì 15 novembre 2011
Zona Italia: Ultimo Attuale Corpo Sonoro
Un paio di anni fa sono entrato in contatto con uo strano progetto.
Utimo Attuale Corpo Sonoro, il nome.
Csi, Massimo Volume, Offlaga Disco Pax, le direzioni più ovvie che vengono in mente.
Solo, tutto più letterario.
Ovvero: un post rock allungato e dilatato, testi declamati, proprio come negli importanti nomi segnalati sopra ma il tutto senza sconti nè possibilità di arrivare ad un pubblico vasto come negli altri casi.
Perchè Ultimo Attuale Corpo Sonoro è un progetto che ferisce.
Duro, spigoloso, violento, più nelle parole e nella rassegnazione dele storie raccontate.
Manca la bellezza estatica (dei Massimo Volume) o il delicato umorismo (degli Offlaga Disco Pax).
Come in quel brano, Empirismo Eretico, lancinante storia della morte di Pasolini che secondo me è uno dei brani più intensi prodotti in Italia negli ultimi anni.
Non se n'è parlato molto ma ora arriviamo al secondo album, che verrà presentato ai primi di dicembre e si intitolerà "Io ricordo con Rabbia".
12 brani contro i 7 dell'esordio.
Se vi fidate, sarà, probabilmente un grande disco.
Vi invito a questa pagina per tutte le informazioni che servono.
E sotto il video di Empirismo Eretico.
Attenzione, potrebbe rimanere piantata nel cuore per parecchio tempo.
domenica 16 ottobre 2011
Ascolti: Dente - Io Tra Di noi
Giuseppe Peveri, genialmente in arte Dente (genialmente "il Cantante sulla bocca di tutti) arriva al quarto album.
Un passato da chitarrista di una band, un primo album autoprodotto e poco conosciuto, il primo clamore intorno a "Non c'è due senza te" e la consacrazione con "L'Amore non è Bello" ottimo e spensierato album di riflessione sulle relazioni uscito, non a caso, un 14 febbraio (2009).
Attitudine da funamboliere delle parole, con ottimi giochi, racconti e pensieri sulla vita e una musicalità classica all'Italiana, da Battisti in poi.
Questo si potrebbe leggere in una recensione fredda ma io Dente l'ho un pò visto crescere e gli voglio bene.
L'ho visto crescere in concerto, cento persone, duecento, trecento e probabilmente molte di più con questo tour appena iniziato che ha luoghi più ampi del solito (vedi Estragon a Bologna) e parecchie attenzioni in pù del solito su webzine e soprattutto, quotidiani e settimanali popolari.
Dente si è fatto con il tempo, con lunghi tour, con bellissimi live parlati e partecipati, con le collaborazioni sparse in giro e gli inediti piazzati qua e là ed è riuscito a farsi amare più o meno da chiunque.
Stranamente però Io Tra Di Noi cambia un pò registro.
C'è la maturità.
Meno scherno e meno ritmo, un sottile velo di malinconia in alcuni pezzi, molti più strumenti e attenzione alla costruzione musicale.
Dente suona come una band e scrive come sè stesso, stavolta.
E il disco è bello.
Non c'è forse una "Vieni a Vivere" e viene richiesto qualche passaggio in più ma in cambio c'è molta più consapevolezza e amore, c'è il compimento di un percorso durato qualche anno e arrivato in fondo.
Dente è diventato grande. Vedi Rette Parallele, ultima traccia, che basta a raccontare tutto il percorso.
Ci sono i giochi di parole, la melodia, la musicalità, il ritmo, quel senso di divertito rilassamento.
Bravo e onore al meritatissimo successo.
lunedì 29 agosto 2011
Un Campo Lungo Cinematografico - Le Luci della Centrale Elettrica
Ruggine è un film italiano, tra quelli selezionati per il Festival del cinema di Venezia.
Vasco Brondi ne ha scritto il tema principale, sottofondo anche del trailer che gira in questi giorni, dal titolo Un Campo Lungo Cinematografico, pezzo irrobustito dalla collaborazione co Rachele Bastreghi, bassista e ottima seconda voce dei Baustelle, in un pezzo meno dolente del solito e accompagnato da una bella base minimale che potrebbe segnare in bene il proseguo della sua carriera che dovrà, per forza, essere accompagnata da un accrescimento della strumentazione utilizzata (come già nel secondo album).
Mantenendo lo stile delle metriche, riconoscibile e punto di riferimento del cantante ferrarese (che detto da un Ferrarese vuol sempre in fondo dire quello-del-bar-in-centro-a-Ferrara-che-abbiamo-visto-crescere-sotto-i-nostri-occhi) ne esce un bel pezzo, qui sotto in ascolto con tanto di video.
Non sarà l'unico pezzo di Brondi al Festival: c'è anche Piazza Garibaldi, docufilm che contiene L'amore al tempo dei metalmeccanici.
Continua il bel momento insomma e ne siamo felici perchè è tutto meritato.
Anche per il discusso secondo album che rimane quasi più bello del primo e per Quando tornerai dall'estero che è una delle più belle canzoni di questi ultimi anni..
Esclusiva XL. "Un campo lungo cinematografico". Le Luci della Centrale Elettrica per "Ruggine" from videodrome-XL on Vimeo.
lunedì 1 agosto 2011
Perchè Silent Alarm non ci deve lasciare mai: L'Italia dell' Indie rock.
In questi giorni si celebra il decennale di Is This Is degli Strokes.
Io non l'ho vissuto in tempo reale, sono onesto. Solo un pelo dopo.
Lo ritengo un disco perfetto eppure non storico.
Ritengo maggiormente imperfetto e dunque storico, Silent Alarm dei purtroppo probabilmente spenti Bloc Party.
Un disco nervoso, tiratissimo, suonato con quella rabbia e urgenza dei ventanni che qualunque cosa sia uscita dopo li tiene comunque su un olimpo, per quanto mi riguarda.
L'onda lunga di questi dischi, noi che siamo in Italia, si mantiene e si sente in chi esce in questi giorni.
Un gruppo nuovo, romano, dal nome geniale è Indie Boy Are For Hot Girls.
Vedremo gli sviluppi, nell'attesa (consigliata I Teach, gran bel tiro)
Altri nomi? Ecco le nostre certezze o speranze.
Heike Has The Giggles, ne parliamo sempre e lì promuoveremo senza indugi.
Eccoli alla prova di una Cover.
Non da meno i To Be Rhudes, gruppo toscano che pure abbiamo portato live l'anno scorso da queste parti, convincendoci parecchio. Una voce vicina ai Joy Division, ritmiche cupe tra la band di Curtis e i Kasabian.
Infine, un nome nuovo ma di cui abbiamo lo streaming integrale e ci piace parecchio, ovvero i the Vickers, stessi suoni di sopra ma declinati in maniera più solare, tanto che paiono evidenti gli ascolti ai Vampire Weekend (vedi You Think I'm Playing)
martedì 12 luglio 2011
Be Forest, speranze giovani italiane
Tre ventenni pesaresi che flirtano con i Cure e gli Xx.
Punto, passiamo al video?
Ma no dai.
C'è da dire un pò di più.
Perchè se suoni da un annetto e poco più e tutti parlano bene di te un motivo c'è.
Se il tuo primo album, Cold, è entrato in parecchi cuori e se dal vivo anche nomi piuttosto importanti si sono spesi nel segnalare questo trio, vuol dire che c'è sostanza.
Anche perchè non parliamo di un gruppo così accessibile: ritmiche serrate, una batteria vicina ai Joy Division, chitarre shoegaze, una voce alineata e apparentemente distante ma in realtà efficacissima.
Eppure hanno quel qualcosa, molto semplicemente: il senso melodico, la voglia di stupire, il sano vigore dei giovani musicisti che mettono tutto dentro ogni singolo pezzo.
Se ne parlerà.
In streaming il primo video, segnaliamo anche Dust in streaming qui
Florence (lrnc) Be Forest from lorenzo musto on Vimeo.
lunedì 30 maggio 2011
Previsioni di un futuro divenuto presente
Storia strana, questa.
Tutta personale, questa.
Non fosse che la soggettività diventa pretesa di obiettività, un pò come il telecronista tifoso dell'inter che si ritrova a scrivere della vittoria del Campionato della propria squadra per la Gazzetta dello Sport.
In altre parole, un paio d'anni fa si va a vedere i Glasvegas (tutto fumo e niente arrosto e una carriera discentente nonostante alcuni brillanti pezzi contenuti nell'esordio) e ad aprire c'è una band dal nome sconosciuto di giovani ventenni che fanno ballare il piedino.
Poi tre mesi dopo sono al pomeriggio all'Italia Wave.
Poi due mesi dopo li porti tu a suonare dalle tue parti (pubblico non pagante 20 persone) e poi al Covo e poi in giro e due anni dopo sei nel tuo blog a iniziare a riparlarne, una carriera da vicino di quasi amici che pure sono uno dei gruppi più fighi italiani per alcuni semplici motivi:
- un primo album che sono 11singoli11, una batteria sempre veloce, un basso spaziale e una chitarra su tutto a seguire le trame vocali di una ragazza minuta e timida che diventa una leonessa sul palco
- una carriera fatta di modestia e tranquillità
- il quasi totale apprezzamento di chiunque li veda live.
Non trattasi di celebrazione ma di reale apprezzamento vissuto nella crescita in questi due anni.
Ora in autunno il secondo album e a breve (1 giugno) l'uscita di Dear Fear, vinile con bside che possiamo ascoltare qui , presentato nella sempre splendida cornice dell'Hana-Bi di Marina di Ravenna.
Sotto un pezzo dal precedente album (Sh).
Qui ci si crede da tempo, poi vedete voi.
martedì 10 maggio 2011
I Cani
Si parla da più parti di questo esordio, in arrivo.
Una strategia più inglese che italiana, singoli che escono nei mesi, una specie di hype, raramente avevo notato tanta attenzione per un esordio per noi che siamo quelli che al terzo album sei ancora giovane.
Il progetto è strano: una specie di indie-rock basato su metriche generazionali vicine a certi baustelle ma meno aulici.
Piace questo
Velleità
I nati nell'89 hanno reflex digitali mettono su Flickr belle foto in bianco e nero.
I nati nel '69 fanno i camerieri al centro e scrivono racconti, ne hanno pubblicati due.
Le velleità ti aiutano a dormire
quando i soldi sono troppi o troppo pochi
e non sei davvero ricco nè povero davvero
nel posto letto che non paghi per intero.
I nati nel '79 suonano in almeno 2-3 gruppi e fanno musica datata.
I nati nel '59 tengon corsi di teatro, quando va bene rimorchiano le allieve.
Le velleità ti aiutano a scopare
quando i soldi sono troppi o troppo pochi
e non sei davvero ricco nè povero davvero
nel posto letto che non paghi per intero.
I critici musicali ora hanno il blog,
Gli artisti in circolo al circolo degli artisti,
falsi nerd con gli occhiali da nerd,
radical chic senza radical,
nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco...
Brondi che appoggiato sul muro parla, con la ragazza di qualcuno,
anoressiche alla moda anoressiche fuori moda, bulimiche che si occupano di moda,
mentre aspiranti dj aspirano coca, aspiranti attrici sospirano languide,
con gli autori tv, i stagisti alla Fox, i registi di clip,
i falliti, i delusi, i depressi, i frustrati, gli emo-riciclati,
i gruppi hipster-indie-hardcore-punk-electro-pop, I Cani.
I gruppi hipster-indie-hardcore-punk-electro-pop, I Cani.
I gruppi hipster-indie-hardcore-punk-electro-pop, I Cani.
Le velleità ti aiutano a scopare
quando i soldi sono troppi o troppo pochi
e non sei davvero ricco nè povero davvero
nel posto letto che non paghi per intero.
Le velleità ti aiutano a campare
quando mancano sei giorni all'analista
ed è tutto così facile o così difficile
nell'altro divanetto che non paghi per intero.
Beh, sentiremo a giugno il loro esordio "Il Sorprendente Album D'esordio dei Cani"
Una strategia più inglese che italiana, singoli che escono nei mesi, una specie di hype, raramente avevo notato tanta attenzione per un esordio per noi che siamo quelli che al terzo album sei ancora giovane.
Il progetto è strano: una specie di indie-rock basato su metriche generazionali vicine a certi baustelle ma meno aulici.
Piace questo
Velleità
I nati nell'89 hanno reflex digitali mettono su Flickr belle foto in bianco e nero.
I nati nel '69 fanno i camerieri al centro e scrivono racconti, ne hanno pubblicati due.
Le velleità ti aiutano a dormire
quando i soldi sono troppi o troppo pochi
e non sei davvero ricco nè povero davvero
nel posto letto che non paghi per intero.
I nati nel '79 suonano in almeno 2-3 gruppi e fanno musica datata.
I nati nel '59 tengon corsi di teatro, quando va bene rimorchiano le allieve.
Le velleità ti aiutano a scopare
quando i soldi sono troppi o troppo pochi
e non sei davvero ricco nè povero davvero
nel posto letto che non paghi per intero.
I critici musicali ora hanno il blog,
Gli artisti in circolo al circolo degli artisti,
falsi nerd con gli occhiali da nerd,
radical chic senza radical,
nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco...
Brondi che appoggiato sul muro parla, con la ragazza di qualcuno,
anoressiche alla moda anoressiche fuori moda, bulimiche che si occupano di moda,
mentre aspiranti dj aspirano coca, aspiranti attrici sospirano languide,
con gli autori tv, i stagisti alla Fox, i registi di clip,
i falliti, i delusi, i depressi, i frustrati, gli emo-riciclati,
i gruppi hipster-indie-hardcore-punk-electro-pop, I Cani.
I gruppi hipster-indie-hardcore-punk-electro-pop, I Cani.
I gruppi hipster-indie-hardcore-punk-electro-pop, I Cani.
Le velleità ti aiutano a scopare
quando i soldi sono troppi o troppo pochi
e non sei davvero ricco nè povero davvero
nel posto letto che non paghi per intero.
Le velleità ti aiutano a campare
quando mancano sei giorni all'analista
ed è tutto così facile o così difficile
nell'altro divanetto che non paghi per intero.
Beh, sentiremo a giugno il loro esordio "Il Sorprendente Album D'esordio dei Cani"
lunedì 25 aprile 2011
Tre nomi, Italia, tre.
Ci sono scene e momenti inevitabilmente, nella musica.
C'è un momento in cui Dente, Beatrice Antolini e i My Awesome Mixtape sono "nuovi" e hanno le copertine delle riviste specializzate e poi ci sono momenti in cui questi artisti sono già "vecchi saggi", con un loro pubblico ben definito e per quanto ci paia da poco, non sono più novità da scoprire se non da certe riviste (meno) specializzate che ne parlano ad un pubblico più generalista (senza creare chissà quale interesse ovviamente, perchè ci sono artisti che non faranno il grande salto, non in un'Italia congelata da vent'anno tra Vasco, Ligabue e Berlusconi).
Dunque, potendo dire oggi tre nomi per il futuro, di chi potremmo parlare?
Angolo cantautorale, che siamo ben dispiaciuti, nonostante i contatti, di non avere potuto portare qualche mese fa a suonare dalle nostre parti, diciamo Dimartino.
Un disco italiano, nel senso buono del termine, di quella tradizione attenta alle parole e agli arrangiamenti e che pure non suona vecchia, se non nei riferimenti. Un disco che si pone a metà tra lo splendido esordio di Brunori Sas e il buon-vecchio-ormai-famoso Vasco Brondi.
La differenza sta in una ottima strumentazione di fondo: non solo parole ma anche nome di pianoforte, chitarra, batteria, se ne parla bene pure dal vivo.
Il disco integrale qui
Il disco "cool" invece è roba proprio di questi giorni, arriva da Firenze e suona esattamente come un disco inglese. Eccoci qui, dunque: Art Brut, Libertines, spicchi di Vampire Weekend, brit pop nel senso migliore del termine, three-minute-song spesso perfette e nessuna pretesa se non di battere il piedino (si senta Nova) e divertirsi.
Si chiamano The Hacienda e il disco lo sentite qui
Dunque, gli italiani possono fare cantautorato, brit pop e... sperimentazioni elettroniche.
Difficile (ma piacevole) cercare di descrivere il genere dell'esordio dei Quakers And Mormons, nati da una costola (si torna lì) dei My Awesome Mixtape, con in mezzo pezzi di Uochi Toki e collaborazioni, che pure avevamo visto dal vivo in tipo otto-persone-otto a Copparo un paio di anno fa, quando sembrava tutto il gioco scherzoso del cantante del gruppo bolognese.
Invece è molto di più: si gioca a fare gli Animal Collective, o meglio a fargli idealmente remixare un hiphop molto poco italiano e sporcato di effetti e produzioni spesso azzardate ma interessanti.
Ci piace, perchè ha personalità e potrebbe benissimo non essere nato nella nostra penisola, segno di sicurezza che spesso manca a noi-italia-che-amiamo-tanto-essere-italiani.
Streaming del disco qui.
Non di capolavori ma di orizzonti promettenti si parla: non si pensi che sia meno importante, tutt'altro.
E questo negoziante preferisce un incerto ma interessante esordio alle minestre riscaldate di certi big.
C'è un momento in cui Dente, Beatrice Antolini e i My Awesome Mixtape sono "nuovi" e hanno le copertine delle riviste specializzate e poi ci sono momenti in cui questi artisti sono già "vecchi saggi", con un loro pubblico ben definito e per quanto ci paia da poco, non sono più novità da scoprire se non da certe riviste (meno) specializzate che ne parlano ad un pubblico più generalista (senza creare chissà quale interesse ovviamente, perchè ci sono artisti che non faranno il grande salto, non in un'Italia congelata da vent'anno tra Vasco, Ligabue e Berlusconi).
Dunque, potendo dire oggi tre nomi per il futuro, di chi potremmo parlare?
Angolo cantautorale, che siamo ben dispiaciuti, nonostante i contatti, di non avere potuto portare qualche mese fa a suonare dalle nostre parti, diciamo Dimartino.
Un disco italiano, nel senso buono del termine, di quella tradizione attenta alle parole e agli arrangiamenti e che pure non suona vecchia, se non nei riferimenti. Un disco che si pone a metà tra lo splendido esordio di Brunori Sas e il buon-vecchio-ormai-famoso Vasco Brondi.
La differenza sta in una ottima strumentazione di fondo: non solo parole ma anche nome di pianoforte, chitarra, batteria, se ne parla bene pure dal vivo.
Il disco integrale qui
Il disco "cool" invece è roba proprio di questi giorni, arriva da Firenze e suona esattamente come un disco inglese. Eccoci qui, dunque: Art Brut, Libertines, spicchi di Vampire Weekend, brit pop nel senso migliore del termine, three-minute-song spesso perfette e nessuna pretesa se non di battere il piedino (si senta Nova) e divertirsi.
Si chiamano The Hacienda e il disco lo sentite qui
Dunque, gli italiani possono fare cantautorato, brit pop e... sperimentazioni elettroniche.
Difficile (ma piacevole) cercare di descrivere il genere dell'esordio dei Quakers And Mormons, nati da una costola (si torna lì) dei My Awesome Mixtape, con in mezzo pezzi di Uochi Toki e collaborazioni, che pure avevamo visto dal vivo in tipo otto-persone-otto a Copparo un paio di anno fa, quando sembrava tutto il gioco scherzoso del cantante del gruppo bolognese.
Invece è molto di più: si gioca a fare gli Animal Collective, o meglio a fargli idealmente remixare un hiphop molto poco italiano e sporcato di effetti e produzioni spesso azzardate ma interessanti.
Ci piace, perchè ha personalità e potrebbe benissimo non essere nato nella nostra penisola, segno di sicurezza che spesso manca a noi-italia-che-amiamo-tanto-essere-italiani.
Streaming del disco qui.
Non di capolavori ma di orizzonti promettenti si parla: non si pensi che sia meno importante, tutt'altro.
E questo negoziante preferisce un incerto ma interessante esordio alle minestre riscaldate di certi big.
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