lunedì 5 dicembre 2011

Ascolti: Le Luci Della Centrale Elettrica - C'eravamo Abbastanza Amati


L'11 Novembre dello scorso anno ho avuto il piacere (è stato) di vedere la data zero al Teatro Comunale di Ferrara (si giocava in casa insomma) del secondo, più che atteso, album di Vasco Brondi o meglio Le Luci Della Centrale Elettrica.
E' passato un anno e qualche giorno e trovo curioso ma interessante che nel frattempo siano arrivati il secondo album di Brunori Sas (era estate, ottimo lavoro) e il quarto di  Dente (poche settimane fa, molto buono).
Così i tre nomi più importanti (perlomeno a livello di pubblico e interesse mediatico) di questa presunta "nuova leva cantautorale degli anni zero" hanno dato segnali di vita importante.
A mio parere, consacrando definitivamente la loro validità, in modi diversi.
Dente per la spensieratezza e la capacità di parlare di sentimenti e cose quotidiane, Brunori Sas per il lucidissimo sguardo alla nostra società, spesso parlando per ieri che sono in realtà oggi.
Le Luci della Centrale Elettrica, infine, per una poetica moderna, quasi twitteriana quando ancora non esisteva (o non era diffuso) per uno sguardo alle delusioni, al degrado, alle mancate promesse e a ciò che rimane tolto tutto questo.
Insomma, la vedo come la voce più giovane e più "indignatos" del trio.
Che sta riuscendo a fare la cosa più inaspettata: cambiare il proprio approccio musicale ma non stravolgendo la voce.
Così, in questo Ep, 8 tracce, allegato ad Xl, c'è innanzittutto un inedito, che dà il titolo al lavoro.
Ed è bella: racconto di una relazione tra due persone, ritmo lento e soprattutto tanta musicasi muovono sullo sfondo tracce di pianoforte, archi, chitarra.
Poi ci sono tre cover, in qualche caso già sentite live, piuttosto valide e che riescono a sembrare di Brondi anche sono di Cccp, Battiato e di De Gregori.
Ma non sono le più importanti a mio parere, nè lo sono le versioni live (ma registrate ottimamente) di Un Campo Lungo Cinematografico e Oceano di Gomma con Manuel Agnelli.
La traccia più importante, a mio parere è Piromani, che chiude l'Ep.
Mi sono permesso di riascoltare l'originale (quella del demo, non quella del primo album), con la voce spoglia e la chitarra, strumenti nemmeno perfettamente equilibrati nella registrazione, tre minuti e mezzo via via sempre più urlati e acidi.
E qui, invece, diventato otto minuti, una introduzione, una batteria marziale in sottofondo a scandire le parole, gli strumenti ad aggrovigliarsi su sè stessi.
Qui, a mio parere, sta tutta la forza di un progetto nato maturo e che sta diventando migliore: perchè se si aggiunge alla forza delle parole di Vasco Brondi una parte musicale così violenta, post-rock, da qualche parte de "I Massimo Volume se fossero stati un cantautore e se fossero diventati maggiorenni negli anni duemila", allora forse davvero abbiamo qualcosa di grande, grandissimo qui.

In ascolto l'altro semi inedito nell'ep, tratto dal film Ruggine, presentato al Festival di Venezia in Settembre.

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