domenica 18 dicembre 2011

Ascolti: Rich Aucoin - We're All Dying To Live


Cosa è dunque questo, l'outsider dell'ultimo minuto?
Rich Aucoin, giovane canadese esce con il primo album sulla lunga distanza.
La cui copertina ricorda a chiunque un album non proprio da poco, ovvero Illinois di Sufjan Stevens.
Secondo elemento: tre anni di lavoro, 22 pezzi (7 sono strumentali e non di circa un minuto), un'ora quasi totale di musica, collaborazioni con circa 500 persone dell'ambiente musicale canadese.
Terzo elemento: le influenze più disparate, potrebbero essere lo stesso Sufjan Stevens che va a ballare, che ascolta power pop, che si immerge nell'elettronica, che rallenta per una serata intimista.
Il pregio e il difetto di questo disco: è variegato, è bello, richiama molte cose.
Così, a chi piace, potrebbe trovare influenze dichiarate (P.U.S.H. poco riuscito pezzo con pesanti influenze french touch) e non (quanto c'è degli Arcade Fire in It?).
Così, a chi piace potrebbe trovare un piccolo bignami dei migliori suoni di questi anni, potrebbe trovare un tripudio di suoni pieni di energia e di idee traboccanti, che in alcuni casi raggiungono ottime vette e in altri meno.
A me, in fondo, ricorda un pochino il Bright Eyes del sottovalutatissimo Digital Ash in a Digital Urn, per l'epicità di strumentanzione impostata.
A chi non piace, per altro, potrebbe dire la stessa cosa in altri termini: non è altro che una serie di cover mascherate di cose già viste.
Però io dico che ci siamo.
Che è un esordio e di fronte ad una energia così traboccante bisogna inchinarsi e ascoltare con tutto il piacere del mondo questo disco.
Basti il minuto e quarantotto di "The Greatest Secret In The World": ci si potevano fare 5 minuti di canzone e invece è lì, tutto e subito, senza pensieri, pura gioia di ascolto.
Promosso.
Se ti piace l'idea, ascolta It qui sotto

 
Se ti è piaciuta, ascolta tutto l'album sul bandcamp dell'artista


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