IL NEGOZIANTE - Consigli non richiesti su tutto che si possa definire interessante in questo mondo
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giovedì 23 febbraio 2012
Tutti insieme per le Converse: James Murphy, Gorillaz e Andre 3000
I supergruppi e le unioni commerciali sono spesso esperimenti che fanno più parlare per i nomi che per la qualità.
Tranne alcune occasioni, viene in mente il celeberrimo 45:33 firmato Lcd Soundsystem per promuovere il sistema Nike +.
E sempre James Murphy che pure ha smesso di lavorare sotto quel nome, è uno dei tre grossi nomi che ha prodotto un brano per la nuova collezione Converse (che sono un pò uno stereotipo/simbolo del mondo indie).
Gli altri due sono Andre 3000 (metà degli Outkast) e Jamie Hewlett, cofondatore dei Gorillaz e soprattutto, in questo designer della collezione.
Nasce così DoYaThing, quattro minuti (abbondanti) di divertimento senza pretese, in cui poco si sente la mano di Murphy e molto degli altri due, tanto da sembrare in tutto e per tutto un incontro tra i Gorillaz e gli Outkast.
E non è per niente male, davvero, per essere un pezzo nato per motivi esclusivamente musicali...
In download cliccando qui
Gorillaz - DoYaThing (Feat. James Murphy & Andre 3000)
giovedì 25 agosto 2011
James Blake & Bon Iver: Fall Creek Boys Choir
Una notizia che è passata da dubbia a voce a collaborazione a esistenza vera e propria nel giro di pochi giorni.
Si diceva: Bon Iver farà qualcosa con James Blake.
Poi: si sono trovato insieme in uno studio.
Poi, eccolo qua.
Fall Creek Boys Choir è un pezzo a quattro mani di cui due (quelle di James Blake) sono autrici di uno dei più straordinari debutti di questi ultimi anni e le altre due...idem. Solo che Bon Iver ora ha bissato con il disco nuovo e quindi questa unione ci regala insieme due tra le voci più intense della nuova generazione.
Il brano riesce a fare la cosa più importante: riuscire ad unire i due stili insieme, con una base che sembra scritta dal più giovane e un cantato perfettamente a metà.
Pezzo bello e equilibrato, forse poco adatto ai quaranta gradi che ci circondano ma splendido per i futuri mesi.
E che dire di un ipotetico live James Blake & Bon Iver?
Troppo addirittura pensarci.
mercoledì 25 maggio 2011
Ferrara Sotto le Stelle Atto1: Sufjan Stevens.
Settecento persone circa.
Settecento persone hanno potuto vedere questo spettacolo, dopo una attesa durata sette anni in cui il nostro cantautore americano è asceso alla "fama" e ha proseguito il percorso personale con il doppio lavoro di un ep (di quaranta minuti) e The Age of Odz, svolta nel suo suono personale.
Che dire? Queste settecento persone hanno probabilmente visto uno degli eventi live dell'anno in corso.
Punto e basta.
Che dire di un concerto che inizia totalmente al buio, con un telo quasi trasparente calato poco davanti alla band e che proietta come sospese per aria gocce di pioggia mentre minuto dopo minuto tutto prende luce e si rivelano dieci musicisti, due batterie (due normali e due elettroniche) un pianoforte, tre tastiere, due coriste (e non solo), basso e gli svariati strumenti suonato dal protagonista.
Che dire di un concerto dove Sufjan Stevens riesce a intrattenere e commuovere, far saltare e far rimanere muto un intero teatro, a essere Jonsi, gli Arcade Fire, Patrick Wolf, gli Animal Collective e chissà cosa ancora.
E' questa la sensazione di queste due ore e mezza (!) di live praticamente ininterrotto.
Un diluvio di suoni, effetti, racconti di un personaggio che si rivela al pubblico come tranquillo e allo stesso tempo stralunato, profondamente influenzato da un piccolo americano di cui racconta la visione del mondo, basata su stelle, universi e congiunzione di mondi naturali.
Congiunzioni che sono su un pezzo un velo tra acqua e fuoco, ora l'intimo silenzio di voce e chitarra e frammenti narrati in inglese e per ben due volte in un tentato italiano, malriuscito quanto ammirevole per il tentativo di non dire solo grazie.
Poco dopo la metà il concerto svolta ulteriormente e diventa una festa vera e propria, fino ai venticinque minuti (!!) di Impossible Soul, dove le coriste (che sono anche ballerine e anima del balco) si spostano in avanti insieme a Sufjan e il pubblico si alza e si avvicina a loro mentre volano coriandoli e altri oggetti.
Arcobaleni ovunque e una lunga danza collettiva.
Lo stesso pubblico che regala un tripudio degno di quelle che si fanno durante le vere rappresentazioni, e il finale intimista marcato tutto Illinoise con l'ovvia (e desideratissima) Chicago a mettere il punto sulla serata.
Settecento persone che non possono, non lo vogliamo credere, non avere sgranato gli occhi di soddisfazione.
Un piacere anche avere contribuito al 25% dell'operazione miracolosa di una ragazza e tre amici arrivati senza biglietto a cui abbiamo ceduto il nostro in più e che sono quindi riusciti a entrare.
Ne valeva la pena.
Strepitoso, punto e a capo.
Settecento persone hanno potuto vedere questo spettacolo, dopo una attesa durata sette anni in cui il nostro cantautore americano è asceso alla "fama" e ha proseguito il percorso personale con il doppio lavoro di un ep (di quaranta minuti) e The Age of Odz, svolta nel suo suono personale.
Che dire? Queste settecento persone hanno probabilmente visto uno degli eventi live dell'anno in corso.
Punto e basta.
Che dire di un concerto che inizia totalmente al buio, con un telo quasi trasparente calato poco davanti alla band e che proietta come sospese per aria gocce di pioggia mentre minuto dopo minuto tutto prende luce e si rivelano dieci musicisti, due batterie (due normali e due elettroniche) un pianoforte, tre tastiere, due coriste (e non solo), basso e gli svariati strumenti suonato dal protagonista.
Che dire di un concerto dove Sufjan Stevens riesce a intrattenere e commuovere, far saltare e far rimanere muto un intero teatro, a essere Jonsi, gli Arcade Fire, Patrick Wolf, gli Animal Collective e chissà cosa ancora.
E' questa la sensazione di queste due ore e mezza (!) di live praticamente ininterrotto.
Un diluvio di suoni, effetti, racconti di un personaggio che si rivela al pubblico come tranquillo e allo stesso tempo stralunato, profondamente influenzato da un piccolo americano di cui racconta la visione del mondo, basata su stelle, universi e congiunzione di mondi naturali.
Congiunzioni che sono su un pezzo un velo tra acqua e fuoco, ora l'intimo silenzio di voce e chitarra e frammenti narrati in inglese e per ben due volte in un tentato italiano, malriuscito quanto ammirevole per il tentativo di non dire solo grazie.
Poco dopo la metà il concerto svolta ulteriormente e diventa una festa vera e propria, fino ai venticinque minuti (!!) di Impossible Soul, dove le coriste (che sono anche ballerine e anima del balco) si spostano in avanti insieme a Sufjan e il pubblico si alza e si avvicina a loro mentre volano coriandoli e altri oggetti.
Arcobaleni ovunque e una lunga danza collettiva.
Lo stesso pubblico che regala un tripudio degno di quelle che si fanno durante le vere rappresentazioni, e il finale intimista marcato tutto Illinoise con l'ovvia (e desideratissima) Chicago a mettere il punto sulla serata.
Settecento persone che non possono, non lo vogliamo credere, non avere sgranato gli occhi di soddisfazione.
Un piacere anche avere contribuito al 25% dell'operazione miracolosa di una ragazza e tre amici arrivati senza biglietto a cui abbiamo ceduto il nostro in più e che sono quindi riusciti a entrare.
Ne valeva la pena.
Strepitoso, punto e a capo.
giovedì 28 aprile 2011
Suoni, trip, incastri, geometrie.
C'erano i Battles, il Math-Rock, i Foals (sottovalutati, ricordatevelo).
E poi c'è lui, da oggi.
Otomata.
Trattasi di sequencer di note.
Impossibile non perderci ore, e non ringraziatemi.
Voglio entrare anche io nel trip e clicco qui
E poi c'è lui, da oggi.
Otomata.
Trattasi di sequencer di note.
Impossibile non perderci ore, e non ringraziatemi.
Voglio entrare anche io nel trip e clicco qui
lunedì 18 aprile 2011
Un Festival, live. A Casa
Senza tanti giri di parole, abbiamo la possibilità di vedere il Coachella live.
Semplicemente dal sito, tutte le esibizioni, in streaming.
Con un cartellone impensabile, tra i più grandi e importanti del mondo.
Ed essendo al di là dell'oceano, pochi ci saranno potuti andare e quindi godiamoci questa inedita possibilità (e speriamo che la replichino anche in Europa...)
Il Coachella. Live.
Semplicemente dal sito, tutte le esibizioni, in streaming.
Con un cartellone impensabile, tra i più grandi e importanti del mondo.
Ed essendo al di là dell'oceano, pochi ci saranno potuti andare e quindi godiamoci questa inedita possibilità (e speriamo che la replichino anche in Europa...)
Il Coachella. Live.
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Propaganda - Stagione 2, Episodio 3
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