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venerdì 23 gennaio 2015

[Letture] David Grossman - Applausi a Scena Vuota


David Grossman o si ama o so odia.
Che non è retorica banale, come potrebbe valere per molti autori, ma una scontata verità provata sulla pelle di chi scrive, da molti anni innamorato (a causa essenzialmente di quel capolavoro di Che tu sia per me il coltello) dello scrittore israeliano.
Perchè Grossman, essenzialmente, racconta di dolore e di oscurità. Certo, c'è spazio anche per la luce ma se c'è un filo conduttore nella sua scrittura (almeno in quella per adulti) è l'urgenza di comunicare inadeguatezza, goffagine, errori, come se ci fosse un'idea di anti-eroe (o più probabilmente di voglia di quotidianità) nella sua penna.
Un dolore divenuto profondo negli occhi di chi ha vissuto una vita a Gerusalemme e ha dovuto vedere il figlio morire in una guerra per cui ha tanto scritto e cercato, nel possibile, di fermare o almeno spiegare.
E c'è dolore anche in questo Applausi a Scena Vuota.
 Che è essenzialmente la visione di uno spettacolo teatrale.
Il racconto di un tragico avvenimento, messo in scena da Dova'le, che chiama a raccolta Avishai Lazar, ora giudice di mezza età, che nemmeno ricorda, inizialmente di averlo già conosciuto, di un passato comune.
E in fondo perchè ricordarlo: il loro è stato un lieve sfiorarsi in alcuni giorni estivi, terminato bruscamente per una notizia che porta Dova'le ad abbandonare il campo estivo.
Così, la vicenda si muove su due piani, seguendo la reazioni di un pubblico che pensava di assistere ad una serata comica (e le barzellette non mancano, ma sono spente, proprio come successe quella estate) e il lento emergere del racconto di un artista che sceglie, per qualche motivo, questa serata per mettersi a nudo fino in fondo, davanti a tutti.

Applausi a Scena Vuota, è giusto dirlo, dura un pochino troppo. Ma sembra farlo apposta, come Dova'le sembra fare apposta a cercare di creare un disagio, gode quasi dell'abbandono progressivo del pubblico, ricerca un male interiore che pure pare non avere.
Così, una volta di più, anche se non come nei migliori momenti di Grossman, ci si trova di fronte ad un compendio di umanità gettata selvaggiamente sulla carta, un qualcosa che alcuni amano e che altri odiano, o forse temono.
Il giudizio è libero, ancora una volta.

venerdì 6 settembre 2013

[Letture] Il Fondamentalista Riluttante - Mohsin Hamid



Appena incrociato il titolo (ad onore del vero, si trattava del trailer della trasposizione cinematografica del film) il pensiero è stato immediato: uno dei più riusciti che io ricordi, un titolo di quelli che ti fanno comprare subito il libro appena visto.
In due parole, un mondo: il fondamentalismo, che ci evoca terrorismo, morte, sprezzo della propria vita per una causa migliore, assenza di una ideologia se non di quella della distruzione.
La seconda, riluttante, che ci fa pensare a indecisione, paura, senso di inadeguatezza, stasi.

Curioso quindi che l'unico (ma non piccolo, in fondo) difetto di questo secondo libro di Mohsin Hamid (Pakistano) sia quello di non esplodere mai.
Non è ovviamente (o forse si) un facile gioco di parole.
Il fondamentalista riluttante è Changhez, narratore lungo una conversazione con un interlocutore misterioso che non apre mai bocca (stile originale e ben gestito dall'autore) che svela man mano una storia di un giovane pakistano alle prese con l'alta società americana.
Non nel senso negativo: si parla di una borsa di studio, dell'approdo a Princeton (tra i migliori college al mondo) della prima esperienza lavorativa, di un amore difficile quanto intenso.
E', in altre parole, la storia di un viaggio e dell'immersione in una cultura diversa, con l'entusiasmo di una mente aperta e sveglia e con una scrittura di grande sensibilità.
Ci affascina, Changhez, come non manca di farlo Erica, suo grande amore alle prese con i propri demoni, percorso che man mano dovrà intraprendere anche il nostro protagonista.
E' un libro dove il nemico (apprezzabile scelta, a conferma del buon titolo) non è mai fuori, nei personaggi, ma solo nella loro interiorità.

E quindi dove sta il problema?
Solo nel finale, nella spirale ascendente di una trama che parte dal passato fino a raggiungere il presente, l'adesso della narrazione, la fine della conversazione con l'interlocutore e poi poche righe, di sottointeso, di apertura verso una conclusione solo abbozzata e in cui pare mancare qualche passaggio narrativo..

Verso la fine del libro Changhez dice "Vuole sapere cosa ho fatto esattamente per fermare gli Stati Uniti?".
L'autore sceglie di non dircelo fino in fondo (non dirò di più) e in fondo è un peccato, come quelle canzoni che senti che potevano salire ancora un pelo di intensità e non lo fanno.
Ma la sensazione rimane grazie anche alla piacevolissima lettura precedente e quindi, rimane consigliata.

lunedì 5 agosto 2013

[Letture] Un Indovino Mi Disse - Tiziano Terzani


Il fascino del diverso, dell'antico, del passato, soprattutto.
E' questo il vero tema di "Un Indovino mi disse" libro del 1995 del grande giornalista e scrittore Tiziano Terzani (morto nel 2004, esiste un film che ne racconta la storia dal titolo La Fine è il mio inizio).
La premessa: durante un viaggio, nel 1976, un indovino cinese dice a Terzani di non prendere assolutamente aerei nel 1993, o avrebbe corso il rischio di morire.
Il giornalista prosegue la sua carriera e poi si ritrova alle fine del 1992 insoddisfatto del proprio percorso lavorativo: decide così di affidarsi alla profezia (pur con il dovuto scetticismo) e affrontare un anno nell'Asia più sperduta, muovendosi solo in treno, nave, auto, tutto tranne che in aereo.
Ne esce un viaggio difficile quanto affascinante.
In ogni luogo visitato Terzani cerca di incontrare un indovino,raccogliendo a piene mani storie di tradizione, di fatalità, di personaggi improbabili, osservando forse per l'ultima volta una umanità che percepisce cambiare, omologarsi, occidentalizzarsi sempre più.
Paesi e paesaggi affascinanti quanto difficili, interessanti quanto ostili.
Alla fine del libro (abbondanti quattrocento pagine) restano negli occhi l'inesauribile curiosità e apertura dell'uomo che scrive, pronto a gettarsi nell'umanità più diversa, senza giudizio ma con il solo occhio affascinato dalla bellezza di questo mondo.
Il consiglio è di seguirlo nel viaggio.

lunedì 13 maggio 2013

[Giornalismo] Internazionale festeggia mille numeri


Da ormai svariati anni la mia lettura preferita, rituale, d'obbligo e di gran piacere è Internazionale.
Rivista piuttosto conosciuta, ormai, ma vale la pena di spenderci un post.
Non fosse altro per un bell'augurio: Internazionale raggiunge infatti il numero mille.
Che non sono pochi, per una rivista che affonda le proprie radici in un'epoca lontana, lontanissima, il 1993.
Che possono sembrare pochi, vent'anni, ma non c'era l'Euro, non c'era stata Mani Pulite, Berlusconi non aveva ancora manifestato la propria intenzione di scendere in politica, i Radiohead pubblicavano il primo singolo (Creep) e i celebratissimi Daft Punk, che stanno muovendo l'attenzione di mezzo mondo con il prossimo disco, si formavano proprio in quei mesi, pronti per dare alle stampe i primi materiali.

In quel 93, ispirandosi ad una rivista francese di analoga concezione, nasce Internazionale: un giornale non giornale.
Perchè Internazionale non è un settimanale di sport, politica, musica o quant'altro: è tutto questo messo assieme.
Di più, è una rivista che si occupa di tradurre e organizzare il meglio della stampa di tutto il mondo.
Così, attualità, politica, scienza, sport, letture, fumetti, recensioni di libri, film e dischi, viaggi, tutto quello che può essere pensabile può finire nella rivista, con il criterio base della qualità e dell'interesse.
Così, capita di leggere di Italia ma come ne scrivono all'estero (in maniera spesso meno faziosa della stampa interna, per ovvi motivi) e poi di leggere semplicemente "ciò che succede nel mondo".
Tre euro alla settimana per un centinaio abbondante di pagine che raramente deludono e quasi sempre affascinano, facendo scoprire, in un certo senso, il buono e il cattivo dell'uomo e di questo mondo.
Non solo una rivista, poi: Internazionale è anche un Festival, orgogliosamente ospitato qui a Ferrara, per una tre giorni di workshop, conferenze, dibattiti, incontri, con giornalisti di tutto il mondo, lasciando ogni anno la sensazione che il meglio sia qui, che le persone più interessate e quelle con più cultura o vicende personali siano qui, per le strade della città e dove non si chieda molto più che sapere cosa succede là fuori, intorno a noi.

Quindi auguri e ai prossimi mille numeri, caro Internazionale.

venerdì 29 marzo 2013

[Letture] Un Anno di Kindle



Ha compiuto un anno, il mio Kindle.
Prima che arrivasse a casa, fine Marzo dello scorso anno, ci avevo pensato per mesi.
Probabilmente, sin dall'autunno, da quando cioè Amazon, da poco approdata (alleluja e grazie) sul suolo italiano apriva il suo store di Ebook e soprattutto, iniziava a vendere il Kindle.
Ne avevo letto, studiato, l'avevo poi infine osservato dal vivo in un Euronics vicino a casa.
Se tu che leggi sei ancora un diffidente sulla lettura digitale, tranquillo ero come te.
L'odore della carta, la piacevolezza dello sfogliare, l'oggetto libro (che era nato così 500 anni fa, stampato su carta e tale era rimasto, a dimostrazione della perfezione iniziale) pensa pure a tutto ciò che ti viene in mente: ci ho pensato pure io.
Però costava poco (ora costa pure meno, ne parleremo) e mi attirava.
Così, un giorno, l'ho ordinato.

Un anno dopo, per fare un bilancio posso dire questo: di tutte le cianfrusaglie e rivoluzioni digitali, l'oggetto Kindle è quello che credo abbia più migliorato la mia esistenza.
Leggo di più, leggo meglio, spendo meno, questa è la prima conclusione.

A fronte di uno scenario digitale che era partito con una disponibilità di 15-20 mila titoli e ora ne supera i 45mila, anche il lettore ebook è, in qualche modo, già perfetto a suo modo.
Semplice, essenziale, veloce, duraturo.
Questo è il Kindle 4, non touch, il modello base.
Tasti ai lati per andare avanti/indietro, un tasto di accensione/standby e una interfaccia semplice quanto gradevole che consiste semplicemente in cartelle (organizzabili) con i propri libri.
Per il resto, lo schermo: non è questione di leggere come su carta.
Ci si legge pure meglio.
Per quei due che non lo sapessero, lo schermo dei lettori Ebook è un e-ink, particolare tecnologia che non ha illuminazione, ma solo palline di inchiostro che si muovono al cambio pagina.
Significa che non esiste fastidio nel guardare lo schermo (come nei monitor del pc) e che, elemento non indifferente, la batteria consuma energia solo al cambio pagina e questo ci porta ad un mese di carica: se leggere abbastanza, perchè altrimenti potrebbe durare pure di più.
E quali sono i vantaggi dal libro?

  • il peso: niente più tomi pesanti, scomodi da tenere con una mano o borse che pesano sulla spalla per uno o più libri. Ce ne stanno almeno mille.
  • il Wi-Fi, che elimina fili o altro, è possibile comprare dal Kindle o (più pratico) dal sito Amazon, un click singolo e alla prima accensione, dopo 3 secondi di caricamento, ecco il libro sul Kindle
  • il dizionario integrato, che vuol dire ad esempio, che se uno si avventura in una lettura in lingua inglese, ad esempio, che basta essere col cursore sulla parola dubbia per avere la spiegazione
  • la disponibilità 24/h della libreria, in qualunque luogo, con la possibilità anche mentre siete in un lago di comprare il libro con cellulare, fare un hotspot col cellulare ed iniziare a leggere il libro.
  • la possibilità (si sta parlando di Amazon e di Kindle) di mandare una mail ad un indirizzo @kindle che l'azienda ti dà e trovarsi il bel documento pronto da leggere sul sito.
  • la possibilità di avere una app Kindle su smartphone, tablet o pc e leggere ovunque, in caso di necessità o voglia, partendo dallo stesso punto, il proprio libro.

Infine, elemento non indifferente è il prezzo. Vero, si può fare di più (l'iva al 4% per i libri e al 21% per gli Ebook non aiuta) ma la sostanza è che la maggior parte dei libri costa in libreria tra i 10 e 20 euro, in digitale tra i 5 e dieci.
Di più, ogni giorno un libro (a volte più) è in offerta a 1 o 2 euro.
Fatto sta che, ho appena fatto due conti e nel 2012 ho acquistato 35 libri, spendendo 96.61 euro.
Cifra che si commenta da sola. 
E non vuol dire avere letto robaccia: per parlare di nomi conosciuti ho letto l'ultimo di Micheal Chricton, il best seller Vita da Pi, la Solitudine dei Numeri Primi, l'ultimo di Paolo Sorrentino, 1984 di Murakami.
Più che tante altre cose che certo, non avrei comprato alla Feltrinelli, ma si, da casa per un euro, volentieri.
E così, il lettore sottoscritto, già discreto lettore da 10-15 libri all'anno, ne ha letti una quarantina, spendendo meglio.

Se poi, si ha voglia di aggiungere qualche euro in più, ora esiste anche il Kindle PaperWhite, che integra una luce (da sopra, non da sotto) che elimina l'unico "problema" del Kindle Base: necessita di una luce, perchè proprio come un libro, senza luce non si vede.

Quindi, si, promosso e anzi, a saperlo prima.




Propaganda - Stagione 2, Episodio 3

La puntata numero tre di questa stagione è stata densa di musica. Musica e novità e qualche parola nel mezzo, per presentarla e raccontarla...