venerdì 4 gennaio 2013

Ascolti: Chromatics - Kill The Love


Tra i più chiaccherati album dello scorso anno, Kill The Love è in realtà il quarto album dei Chromatics, quartetto di Portland, nell'Oregon, regione abbastanza insolita degli Stati Uniti che pure ha regalato qualche discreto nome alla scena musicale (Courtney Love, il bassista dei Gang of Four, Laura Veirs e i chiaccherati Yatch di un paio di anni fa).
Divenuto un album con parecchia attenzione per il contemporaneo successo di Drive, film d'autore di qualche mese fa.
Un accostamento piuttosto riuscito: se il film insegue questo protagonista in una metropoli notturna, sarà suggestione o meno, ma la musica suona esattamente come una città, con il suo pulsare di luci e vita, con una velocità media costante e (quasi) mai troppo lenta.
Un synth pop che si snoda lungo un disco articolato (17 pezzi per un'ora e venti abbondante di musica) fondamentalmente divisa in un due metà.
La prima, facile dirlo, la migliore, più vicina alla forma canzone e la seconda (meno incisiva) con una maggiore componente strumentale.
Una grande metà disco, si diceva: Into The Blue, cover di Neil Young, introduce il disco in maniera sobria, aprendo ad una grande sequenza: Kill For Love, in pieno delirio anni ottanta, Back for The Grave, puro pop contemporaneo e soprattutto la doppietta Lady / These Street Will Never Look The Same, dove si incrociano magicamente voci e accenni sintetici in sottofondo, pezzi perfettamente riusciti e che potrebbero, viene da pensare, durare il doppio senza far soffrire nessuno.

Peccato poi che la seconda parte del disco perda un pò mordente, trasformandosi in una elettronica strumentale con una ritmica spesso lenta e assomigliando più a qualcosa da aperitivo, da mantenere in sottofondo.
Anche se qualcosa spicca ancora, la bella ballata The River, ad esempio.
Ma tutto rimane piacevole e la splendida prima metà di disco fanno concludere in modo chiaro: vale la pena di ascoltare il disco.

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