martedì 30 ottobre 2012

Ascolti: Reptar - Body Faucet


C'è nebbia, spesso, qui dove scrivo io.
La nebbia arriva in questi giorni, cala lenta nella notte e al mattino ti trovi un muro a volte penetrabile a volte minaccioso, che ti impedisce di vedere l'uscita della rotonda che stai percorrendo.
Dura fino a primavera.
Non è un problema, se ci si cresce.
Però che esca un disco come questo, quattro ragazzi esordienti dalla Georgia, poco sopra la ridente Florida, in questo periodo può essere una bella cosa.
Perchè, chiariamolo subito, i Reptar sono i primi eredi (o fratelli, viste le affinità musicali) dei Vampire Weekend.
Ne ricalcano le esatte coordinate, brani afro-pop, melodie cristalline, una batteria leggera e dinamica.
Certo è anche una bellissima occasione per capire la differenza tra una band di fuoriclasse (i Vampire) e una discreta band.
Perchè se la ricetta è centrata in pieno, quasi a far gridare al plagio, i risultati finali sono leggermente sottotono, anche se, onestamente, il disco scorre con piacere.
Prendiamo Sebastian, scanzonata, ad aprire il disco. Deliziosa.
Non rallenta mai, Body Faucet, fino a quando non giunge in fondo con la doppietta Three Shining Suns e Water Runs (la migliore) in cui le percussioni si riposano quasi del tutto, per lasciare la scena alla voce di Graham Ulicny.
I Reptar comunque ci hanno provato, il disco sta vendendo bene negli Stati Uniti e mostra l'apprezzabile tentativo di allargare il cerchio, con brani che spesso superano i quattro e i cinque minuti, al contrario del quartetto di New York che si è sempre distinto per le perfette three-minute-song.

Insomma, il giudizio è chiaro: da queste parte i Vampire Weekend sono amatissimi (e quanto vorremmo un loro live) e questi Reptar, con molta modestia, possono regalare qualche ora più che piacevole sulla stessa scia musicale.
Non male, con questa nebbia.

P.s. da non perdere il sito della band, in un genuino stile Windows 3.1 di qualche decade fa...

Reptar - Sebastian by Vagrant Records

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