Ascolti: Amanda Palmer - Theatre is Evil


Amanda, Amanda Palmer. Amanda Fucking Palmer, come ama definirsi.
Trentaseienne di New York, dodici anni fa forma i Dresden Dolls insieme al folle batterista Brian Viglione, due brillanti album di punk-cabaret tra piano e batteria, un disco (discreto) di B-sides.
Poi un primo album solista, collaborazioni di ogni tipo (l'ultima con i Flaming Lips), un disco di cover con l'Ukulele dei Radiohead, una solidissima attività di contatto con i fan tra facebook, twitter e foto, tanto da portare ad una raccolta fondi su Kickstarter per questo disco, Threatre is Evil, capace di raccogliere più di un milione di dollari da quasi 25mila donatori, diventando il progetto musicale ad avere raccolto più fondi di sempre.
Artista fuori dagli schemi, provocatrice e capace di creare un piccolo culto sfortunatamente rimasto fuori dal successo in Europa (mentre un disco come questo è arrivato al numero dieci negli Stati Uniti).
Se l'eccesso sembra uscire da queste poche e sintetiche righe di descrizione della (non più) ragazza, eccesso è anche quello che esce da questo album.
Quindici brani per settantuno minuti di musica, strumenti di ogni tipo e una sensazione generale di magnificenza in quasi tutti i brani difficile da non notare.
Nell'eccesso però, Amanda riesce spesso a centrare il bersaglio.
Curiosamente partiamo da metà disco, una "The Bed Song" voce e piano dove esce l'intimità e la qualità interpretativa della Palmer che riesce raramente a limitarsi a questa dimensione (un peccato viene da dire).
Tutto l'opposto l'apertura di "Smile", brano di apertura, iperprodotto e sempre sopra la righe, pur pieno di intensità.
Non mancano i bei pezzi in questo lungo disco: The Killing Type è una perfetta pop song che meriterebbe le rotazioni in radio molto più di quelle cose che girano in radio (e vado a presunzione, non sapendo cosa succede in quel mondo).
E' un disco che si muove tra suggestioni pop, echi del passato dei Dresden Dolls (Lost, Berlin pur nel suo brillantissimo finale quasi orchestrale), tra partenze e ripartenze, con un cantato quasi sempre eccessivo ma perfettamente incisivo, come è storia della Palmer.

Una volta digerito e assimilato, insomma, Threatre is Evil è un disco dalla ampia sufficienza, che forse con tre-quattro pezzi in meno poteva diventare uno dei migliori dischi autoriali dell'anno ma che conferma le qualità uniche di Amanda Palmer.
E non essendo l'unica artista a cui abbiamo perdonato negli anni una certa bulimia creativa (il Bright Eyes dei tempi d'oro?) ci godiamo questo bel disco.
Ben fatto, Amanda.

07. Trout Heart Replica by DE-CIDER

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