Dai Dresden Dolls ai Flaming Lips, in mezzo Amanda Palmer


Uno dei gruppi di cui meno si è parlato negli anni scorsi, nonostante due grandissimi dischi, sono i Dresden Dolls.
Un gruppo, soprattutto, unico nel suo genere, nato dalla folle unione di un pianoforte, quello di Amanda Palmer e una batteria, strepitosa di Brian Viglione.
Il risultato sono stati due album (più uno di BSides) il primo omonimo e il secondo intitolato Yes Virginia.
Dentro, come da loro definito, due lezioni di Bretchian Punk Cabaret, una specie di musical oscuro eppure accessibile, con le trame vocali della Palmer a cui veniva aggiunto in un secondo momento l'apporto della batteria che quindi ne ampliava, seguiva, accentuava i confini.
Diventati famosi casualmente con Coin Operated Boy, ma da non dimenticare per pezzi incredibili quali Half Jack  o Missed Me (queste dal primo album) o quel pezzo incredibile di Sex Changes, ad aprire il secondo album.
Una serie poi di date in giro per il mondo (e che live!) e poi la separazione o meglio lo Hiatus, come da loro definito.
Ma Amanda non si è mai fermata.
Tre album solisti, un ep di cover dei Radiohead con l'Ukulele, collaborazioni sparse, tour in Australia e Nuova Zelanda, un intenso rapporto con i fan tramite il web, raccolte fondi, azioni di protesta per questo o quello.
Insomma, un'artista impegnata, intensa e curiosa di sperimentare a trecentosessanta gradi.
Sconosciuta o quasi in Europa, gode invece di una certa fama negli Stati Uniti.
E lo dimostra (arriviamo all'attualità) la scelta dei Flaming Lips di sceglierla come voce per il loro nuovo pezzo, ad anticipare un nuovo disco in arrivo.
Pezzo che aggiunge inoltre un non proprio televisivo video...

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