domenica 28 aprile 2013

[Serie Tv] Spartacus


Solitamente, spettacolarità ed emozione non vanno d'accordo.
E' un dogma, non sempre magari rispettato, ma si divide generalmente (e in maniera certo superficiale) tra l'effetto scenico, la magnificenza grafica e la sceneggiatura, il recitato.
Insomma, il ponte che può dividere Fast&Furious o Iron Man da The Artist o, per dire di un grande film di pochi mesi fa, Moonrise Kingdom.

Ecco, se uno, girando per qualche motivo in tv (Cielo, ore 01.00) o (meglio) vedesse in lingua originale una puntata di Spartacus, penserebbe: "che tamarrata".
Queste esatte parole, nulla di più.
Perchè Spartacus, una delle prime grosse produzioni di Starz, canale privato americano (Boss, Camelot Torchwood, altre serie abbastanza celebri del canali) è in poche parole violento, esplicito, esagerato, grottesco.
Sangue, ne scorre. Nudi, all'ordine del giorno. Linguaggio scurrile, da vendere. Epicità: strabocca.

Eppure, quattro anni dopo il suo inizio, pochi giorni dopo la sua fine, Spartacus merita di essere ricordata come una delle migliori, più intense, emozionanti serie televisive degli ultimi anni.
Basta un elemento a spiegarne l'efficacia: la trama è gia scritta e conosciuta a chiunque, tutti sanno che l'eroe morirà alla fine, eppure, chi non ha pianto o almeno vissuto col cuore in gola la fine?
Merito di una sceneggiatura (e di un gruppo di attori) capace di dare vita ad epica storia capace di attraversare trasversalmente l'amore, la vendetta e soprattutto la libertà.
Morte innanzittuto: impossibile dimenticare che il primo Spartaco, quello della prima stagione, un indimenticabile Andy Whitfield è morto davvero.
Colpito da una terribile malattia, ci ha lasciato in dote tredici puntate dove lo schiavo si vede privare della libertà e della moglie, Sura e gettato nelle arene dei Gladiatori, dove in uno spettacolare arco narrativo si compie la maturazione verso ciò che muove la ribellione di Spartaco: il desiderio di libertà, l'odio contro la Repubblica romana, la vendetta per la morte della propria amata.
Spartaco diviene una leggenda nell'arena e guida la rivolta di un gruppo di gladiatori, in un'epica puntata finale color rosso, lasciandoci negli occhi un attore che non recita Spartaco: è Spartaco.
Purtroppo, come detto, si ammala, il canale televisivo, con grande umanità, lo attende alla guarigione impostando una ministagione di poco precedente agli eventi narrati nella prima stagione (dove conosceremo Gannicus).
Attesa vana: Whitfield muore.
Il suo posto lo prende Liam McIntyre, inizialmente in grosso debito (fisico e attoriale) ma man mano sempre più convinto e convincente nel ruolo.
Inutile spiegare il resto della trama: ben conosciuta è la ribellione, le disfatte dell'Impero Romano contro una ribellione guidata da uno schiavo forte quanto carismatico e intelligente, fino alla morte per mano di Marco Crasso, aiutato da un giovane Giulio Cesare.

Più facile spiegare l'estetica, visivamente vicina a 300, fatta di colori saturi, rallenty, telecamere che non si allontano, nè in battaglia nè fuori sui particolari forti.
Impossibile, invece, spiegare come possano divenire famigliari i personaggi, non solo il protagonista ma anche quelli attorno, da Crisso, amico-nemico a Gannicus, sorta di compagno di guerra mai veramente impegnato nella causa ma sempre fedele, un indimenticato Enomao a forgiare, nelle prime puntate, il carattere dei futuri Gladiatori, fino anche ad un disumano quanto pieno di carisma Crasso, unico a riuscire a placare e fermare Spartaco nella sua guerra.
Una bellissima scrittura, una trama incapace di rallentare, un ritmo dal veloce al velocissimo, un casting ben riuscito (tranne forse di Naevia) per una serie che va vista, questo è chiaro.
Perchè non c'è un motivo particolare per cui Spartacus funziona: funziona tutto e più avanza più convince, ci regala umanità dove si vede violenza, ci regala amore (etero, omo e solo sessuale, senza distinzioni) dove c'è vendetta e ribellione, ci mostra libertà d'animo in un mondo di schiavitù.
Lo fa con coraggio, con creatività e con ritmo.
E finisce in maniera epica, piena d'onore e senza lasciare alcun amaro in bocca.
E di quante serie lo possiamo dire, tutto questo?

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