venerdì 15 giugno 2012

Ascolti: The Walkman - Heaven


I Walkmen escono negli anni pari.
Duemiladue, duemilaquattro, duemilasei, duemilaotto, duemiladieci.
Non poteva mancare il duemiladodici (non fosse altro che per scamparsi dalle profezie Maya) per quella che ridendo e scherzando è una band al settimo disco, mai realmente esplosa anche se di critica favorevolissima perlomeno da You & Me, datato duemilaotto.
Stiamo un pò giocando coi numeri perchè i Walkmen sono una band strana, di quelle che sembra tutti amino e poi pochi ascoltino.
Che finiscano benissimo a voti e quasi mai nelle classifiche di fine anno.
Un fenomeno strano eppure in parte comprensibile: a parere di chi scrive, pur con ottimi pezzi, è sempre mancato qualcosa.
Non che sia chiaro cosa, però mettiamola così, per iscritto, come si potrebbe dire solo in un bar: i The National non fanno cose molto diverse ma sono diventati grandissimi.
E quindi è semplicemente che al quintetto newyorkese è mancato quel qualcosa di speciale, il pezzo indimenticabile, il disco di livello altissimo e non solo.

Heaven potrebbe esserlo.
Heaven, anche se non tutti lo scriveranno, è il disco più maturo e meglio scritto dei Walkmen finora.
Cantato meglio, suonato in maniera armoniosa.
E con i pezzi: We Can't Beat, in apertura, in forte odore di anni sessanta, con il suo poderoso incedere dopo la metà, la traccia che dà il titolo al disco Heaven, che suona Walkmen fino al 100% si apre nel ritornello in un ritornello che rimane al primo ascolto, The Love You Love, insolitamente grintosa con la batteria a scandire il tempo.
Bello, bello, davvero.
E nemmeno questo disco li porterà al successo (quello delle grandi platee) ma è una bella crescita.
Li aspettiamo nel duemilaquattordici (e magari prima in tour).
E per ora, sufficienza piena, anzi di più, un buonissimo disco.

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