mercoledì 28 settembre 2011

Il Negoziante in Scozia Parte 3: I live

Dunque, i live.
Intanto, diciamo che anche in Scozia valgono orari molto più comodi e agili dei nostri.
Vuol dire che i locali aprono le porte tra le 19 e le 20, che poco dopo (poco dopo sono massimo 10-15 minuti) inizia il primo gruppo spalla e il gruppo principale inizia alle 9, 9 e mezza al massimo.
Vuol dire che non bisogna, come spesso, aspettare mezzora fuori dal locale che è ancora chiuso alle 10 anche se sul biglietto c'è scritto ore 10, vuol dire che entri, ti prendi una birra e intanto senti già qualcuno che suona e vuol dire che alle 11 al massimo della sera hai già visto il tuo concerto e non sono le 3 di notte, per cui puoi proseguire la serata, prendere un autobus, fare ciò che vuoi, non sei all'una di notte in una città senza più treni (chi dice Milano?) per tornare a casa.

Insomma, impareremo mai?
Detto questo, altre due cose fondamentali: i gruppi spalla io non so bene da dove arrivino ma in 4 casi su 5 erano molto interessanti e 5 su 5 suonavano piuttosto bene.
Bello, bello bello.
L'altra è che la parte audio era semplicemente ottima e i volumi parecchio più alti.
Mi sono tornati i fischi alle orecchie, cosa che da qualche anno non succede più ormai in Italia.
Salute o non salute, a me non dispiace.

Primo live, I'm From Barcelona, The Arches, Glasgow.
Una data riprogrammata (era ad aprile), stranamente poche persone (150?), un primo gruppo spalla sono i Where We Lay Your Hands, tra gli Arcade Fire e i Los Campesinos, un cantante improbabile (per estetica) e alcuni bei momenti.
Ancora meglio i People, Places, Maps, quintetto con batteria, tre chitarre e basso, divertente, ottima sezione ritmica, da tenere d'occhio.
E poi loro, gli I'm From Barcelona.
Poco prima del live il cantante viene a fare due chiacchere con noi della prima fila, gli raccontiamo che siamo italiani, gli parliamo dell'Hana Bi (che loro amano). Atmosfera tranquilla, bello.
Poi iniziano, sono in dodici, ballano in dieci, tirano palloni gonfiabili, si fanno scherzi, si fa stage diving, ci viene chiesto di cantare un pezzo di un brano, si suona per un'ora e mezza circa, con tutto ciò che serve: in poche parole una festa.

Sorrisi, sorrisi e sorrisi, per una party band, anzi forse LA party band per eccellenza in pienissima forma.
Bello, bello, bello.

Seconda parte: Il King's Hut Wah Wah Hut.
A duecento metri dal mio albergo c'è quello che l'Nme definisce "probabilmente il miglior piccolo locale al mondo dove suonare".
Qui sono stati scritturati gli Oasis, dicevamo ieri.
E' lunedì, qui si suona tutte le sere e andiamo a caso: "vinciamo" per 5 sterline (erano 6 ma la tipa ne ha chiesti 5, spesso capita così da queste parti, anche nel fare la spesa) un triplo set: Young Rebel  + Tailor & Leight + Jhonny Bar.
I main sono gli Young Rebel Set, tra indie rock, folk e country: non sembri un difetto.
Ci sono le chitarre e le melodie tipiche britanniche, ci sono il banjo e i racconti personali folk.
Davvero un bel set.

Prima e dopo (ebbene si) ci sono una coppia che canta un folk acustico a doppia voce e un gruppo di ventenni indie rock non da poco, quantomeno per abilità tecnica, per loro vedremo sul futuro.
Nel mezzo, tante birre, gente tranquilla, un primo sotto palco e un piccolo soppalco.
Audio che definire strepitoso è poco: ogni strumento suona semplicemente bene, forte e pulito.
A domani per l'ultima parte del report scozzese!


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