lunedì 24 marzo 2014

[Ascolti] Temples - Sun Structures


Siamo più o meno a metà strada tra Londra e Manchester, nel cuore dell'Inghilterra.
Gente giovane che scrive musica non giovanissima: perchè questo è Sun Structures, pesantemente debitore (quasi all'omaggio) di quel periodo tra anni sessanta e settanta, di rock vicino alla psichedelia quanto al pop.
Molto dei Kinks, insomma.
Ma il gioco della citazione è abbastanza sterile, più un orpello giornalistico che reale.
Perchè il concetto è uno: Sun Structues è un ottimo album.
Che potrebbe suonare come un vinile di qualche decennio fa ma non è un difetto in un disco corposo, interessante e vario.
Che sorprende per lo stile della traccia omonima (un pò in odore di Horrors) quanto per la splendida ballata Keep In The Dark (un esempio di brillante scrittura pop) o per la sfrontatezza rock di Mesmerize.
E che non declina nella parte finale: A Question Isn't Answered, ottava traccia del lotto è un bellissimo intreccio di chitarre basso e batteria in grado di regalare soddisfazioni.
C'è personalità, insomma: non una dote da poco per una band al primo disco, questi Temples, quartetto già a supporto dei nomi che contano nell'isola inglese (Kasabian, Suede, Vaccines) e omaggiati persino da Noel Gallagher.
Pare dunque strano riferirsi con termini come freschezza ad un disco così nostalgico.
Ma basta spingere play, qui sotto a Shelter Song, per realizzare che non è affatto troppo ardito.

 

sabato 22 marzo 2014

[Live Report] Brunori Sas @ Lokomotiv (Bologna)


Fa caldo, al Lokomotiv.
E' tradizione da sempre e quando i concerti iniziano ad avere luogo in primavera (non parliamo di maggio, meglio) specie se è una primavera come questa, le temperature si alzano.
Se poi ci aggiungiamo un last minute ma non di poco conto sold out, in questo giovedì bolognese, il picco di temperatura è facile.
Ma è una delle ultime, verosimilmente, occasioni per godersi Dario Brunori in un luogo intimo, tra le prime file.
Perchè Il Cammino di Santiago in Taxi è la definitiva maturazione dell'artista di Cosenza e che abbia fatto presa subito è chiaro dall'apertura, come su disco, con Arrivederci Tristezza, con un intenso sottofondo di karaoke di un pubblico che pare avere già assimilato il nuovo album.

Come in passato, più che in passato, dal vivo è veramente una Brunori Sas: in sei sul palco, con un approccio piuttosto rock e un'attitudine ironica, divertente e divertita.
Così, tra il dialogo costante con il pubblico, una prima parte dedicata quasi interamente al disco nuovo che scivola poi in un ampio ripescaggio del passato (curiosamente forse qualcosa più dal debutto che dal pur buonissimo Poveri Cristi) emerge la conferma di una discografia già ricchissima di brani capaci di rimanere, un'altissima qualità media e un senso di vicinanza (che lo avvicina a Dente) tra pubblico e palco che fa sempre piacere.
Tra momenti più movimentati, le hit del passato (Italian Daddy e Guardia 82) riarrangiate, qualche parentesi al piano (spiccano Kurt Cobain e la già citata Arrivederci Tristezza) si arriva al gran finale con quel brano da live che è Rosa, in versione dilatata e carica di elettricità: un gran ben sentire, anche se la sensazione è che in futuro il posto possa essere preso da quella Mambo Reazionario appena diventata singolo.

Tutto bene, insomma.

mercoledì 12 marzo 2014

[Ascolti] Le Luci della Centrale Elettrica - Costellazioni


Per me, che scrivo, Le Luci della Centrale Elettrica sarà sempre quel progetto del ragazzo che qualche anno fa era al bar dove passavo spesso. O quel demo che girava in città, grezzo quanto autentico ritratto di una sensazione diventata, qualche tempo dopo, il primo album di un percorso discografico che giunge in questi giorni alla terza, decisiva prova.
Nel mezzo la ribalta di pubblico e critica, su quella linea mediana tra esaltazione e critica.
Perchè fino ad ora Vasco Brondi è stato amato o avversato.

Costellazioni, che l'ascoltatore se ne renda conto o meno, che riesca a spogliarsi o meno dei pregiudizi su quel cantante, voce e chitarra che urlava metafore immaginarie, è il vero, grande passo avanti.
Costellazioni è l'apertura a suoni, musicalità, al canto (in parte, ovviamente) all'elettronica che permea alcune canzoni.
E' lo sdoganamento chiaro dei modelli musicali ascoltati dal giovane ferrarese ma soprattutto, più di ogni altra cosa è una specie di concept album, tra l'Emilia e lo Spazio (come narra il primo pezzo, La Terra, L'Emilia, La Luna) che ci restituisce un disco di parole mai così a fuoco.
Uno dei picchi è al terzo brano, Le Ragazze Stanno Bene  (Forse si trattava di accettare la vita come una festa / come ha visto in certi posti dell’Africa / Forse si tratta di affrontare quello che verrà / come una bellissima odissea di cui nessuno si ricorderà / Forse si trattava di dimenticare tutto come in un dopoguerra / e di mettersi a ballare fuori dai bar come ha visto in certi posti della Ex-Jugoslavia / Forse si tratta di fabbricare quello che verrà / con materiali fragili e preziosi, senza sapere come si fa) capace di tessere il ritratto di Chiara e Sara, forse innamorate e della semplice necessità di lottare con serenità, giorno dopo giorno.
C'è meno urlo ma non meno profondità in Costellazioni: il crescendo finale de "I Sonic Youth" colpisce dritto al cuore e soprattutto c'è tanta varietà: il grezzo punk di Firmamento, il riuscitissimo omaggio ai cccp di "Ti Vendi Bene" (una di quelle cose che non ci si aspettava da Vasco Brondi) il quasi pop di "Questo Sconto Tranquillo" raccontano uno spettro sonoro che ha permesso al disco, dalla preparazione sofferta e durata un anno abbondante, di ruotare in direzioni molto più ampie rispetto al passato.
Così quindici pezzi scorrono con piacere, dove in mezzo brilla uno dei pezzi più belli, "Un Bar Sulla Via Lattea" dolente che ti aspetti (o sogni) dal vivo, vivere su un ancora più possente crescendo di batteria, sul disco solo accennata.

E quindi si. Succeda quel che succeda, il disco venga apprezzato o meno, la stampa scriva ciò che ne vuole, nei forum si posti ciò che ci si sente.
Ma Costellazioni è il disco di una nuova maturità, narrativa quanto compositiva e che conferma il presente e il futuro: quel ragazzo del Bar non aveva lanciato una scheggia di rabbia giovanile destinata a perdersi.
Ora è pronto per fare qualsiasi cosa.

)

martedì 4 marzo 2014

[Live Report] Fanfarlo @ Lokomotiv, Bologna

Non è un lunedì normale, al Lokomotiv.
Una discreta folla (ma non un sold-out) si presenta nel locale bolognese per assistere alla prima data del minitour italiano dei Fanfarlo, giunti da poco al terzo album.
Disco, per inciso (non ne scriveremo dunque una recensione per non ripeterci)che convince una volta di più, mantenendo l'asticella fissata sul più che gradevole e mostrando una band che difficilmente potrà allargare il proprio pubblico dalla moderata nicchia ma che dimostra ancora di essere ben in grado di scrivere piccoli gioiellini pop.
Che su disco come live si giovano della presenza di violino e tromba ad allargare il classico spettro sonoro delle rock band.

Poco prima di loro, salgono sul palco le Lilies On Mars, duo italiano trapiantato a Londra di discreto interesse: una proposta shoegaze, due voci gradevoli, atmosfere in qualche modo gotiche ed ossessive, una certa sicurezza sul palco. Non male, insomma.


Ma intorno alle undici è tempo dei Fanfarlo: formazione a cinque di cui entro breve si impara ad apprezzare, tra tutti, Valentina Magaletti, sorridente quanto energica e precisa alla batteria.
Ed energica è tutta la band, divertita e divertente, a spaziare lungo i tre album di una carriera ormai più che dignitosa.
I brani nuovi non sfigurano: Life In The Sky in apertura e Landlocked in chiusura (tra i brani più accessibili e con un discreto gusto anni ottanta) rinchiudono un'ora e mezza di concerto che ripropone in maniera eccellente anche gioiellini del passato (I'm A Pilot su tutte fa ancora la sua splendida figura) e una ottima versione di Tunguska, uno dei momenti migliori di Room Fillet With Lights.
C'è spazio poi anche per Vostok, I Know You Are Waiting, delicata b-sides e bel momento acustico in un live che ha saputo dimostrare tutta la solidità della band.
Se ci si aggiunge un bel clima generale ed una band serena e compiaciuta, non rimane che augurare ai Fanfarlo un gran bel futuro.


mercoledì 26 febbraio 2014

[Ascolti] Brunori Sas - Vol. 3 - Il Cammino di Santiago in Taxi


Che poi stiamo qui in Italia a domandarci chi sono le nuove leve, tutta una stampa (poco) specializzata che racconta di nuovi fenomeni ormai ben più che arrivati e insegue le sirene degli ultimi movimenti dei cantanti nazional popolari.
E spiace perchè ci sono cose da seguire ora e adesso, nel loro momento buono.
Ad esempio: Brunori Sas.
Che è difficile dire cosa farà tra dieci anni e se, magari, farà il tour nei palazzetti collezionando sold out a ripetizione.
Ci sarebbe piuttosto da chiedersi, senza esagerare ovviamente, perchè in fondo non siamo già vicini ad uno scenario simile.
Brunori Sas, oggi e con questo disco compie l'ulteriore salto di qualità.
Con un disco che racconta di un felicissimo momento di ispirazione e di una contemporanea, viene da pensare, nuova formazione attorno a sè.
Perchè Volume tre è insieme un disco d'autore, un disco rock, un disco divertente, un disco serisissimo, addirittura si concede una jam session strumentale (Il Manto Corto, coda in musica de Il Santo Morto) e non smette di stupire canzone dopo canzone.

Nonostante il titolo c'è meno viaggio di quello che si può pensare e pure un pò meno nostalgia rispetto ai precedenti dischi, che raccontava storie e personaggi di una Italia un pò lontana e patinata (Guardia 82). C'è molto invece di oggi, con la programmatica Arrivederci Tristezza in apertura a farsi seguire da un grande tris: Mambo Reazionario (un futuro inno giovanile?) il già singolo Kurt Cobain e la splendida Le Quattro Volte a raccontare l'ansia che colpisce tutti i noi, anno dopo anno, a vedere sempre davanti qualcosa ancora da fare prima di potersi rilassare e godere la meritata pace.
E poi il tema delicato (e rude) di Pornoromanzo, che racconta il desiderio violento di un prof per una giovane studentessa (e quanta solitudine e rabbia c'è nei versi finali e se poi ti farò male  / non mi condannare  / è pur sempre amore  / beh,che c'è?  / cos'hai da piangere?  /Se tu muori,morirò con te).

Molto probabilmente uno dei dischi più belli degli ultimi anni, che lascia con la dolente Sol come son sol (e allora Arrivederci Tristezza è un nuovo inizio?) a raccontare di un amore svanito prima di essere goduto.
Si diceva della musica italiana.
Dopo questo disco una certezza: Brunori Sas è oggi  uno dei protagonisti principali, sarebbe un peccato non accorgersene.



martedì 25 febbraio 2014

[Ascolti] Dente - Almanacco del Giorno Prima


Curioso (ma interessante) che tre nomi, forse i tre nomi più importanti, del "nuovo" cantautorato italiano escano con il loro disco in queste settimane (e ora che abbiamo superato per l'ennesimo anno Sanremo!).
Dente, Brunori Sas e a brevissimo Le Luci Della Centrale Elettrica, nomi che iniziano a fare capolino nelle classifiche di vendite (traguardo pure oggi facilmente raggiungibile con un pugno di copie) e questo è un bene: tre incarnazioni di autori che proseguono un percorso personale iniziato alcuni anni fa, disincantati e lontani dall'alone di star di altri autori italiani che, come tanti personaggi della penisola, non vogliono far spegnere le luci della ribalta sul proprio nome.

Arriva per primo Dente, al quinto album (anche se del primo vi sono poche tracce) di una discografia ormai corposa e solida.
Che se anche lui nega  si spoglia un pò della solarità e dell'ironia che lo ha contraddistinto nei dischi precedenti e recupera invece sul fronte sonoro: Almanacco del Giorno Prima è, musicalmente parlando, il miglior disco del nostro milanese, capace di arricchire lo spettro sonoro come mai prima d'ora (non a caso il primo tour si stende lungo diversi teatri a dimostrazione di una volontà di maggiore attenzione).
Non che manchino i pezzi accattivanti: Chiuso dall'Interno, Remedios Maria, Coniugati Passeggiare che è la dolce ballata che Dente riesce sempre ad inserire in un disco (anche se no, non è una nuova Vieni a Vivere).
Il suono è quello degli anni sessanta, su precisa volontà dell'autore (basti sentire Fatti Viva) e la sensazione è che se non sarà (ancora) questo disco a sdoganare del tutto Dente, il processo di perfezionamento e maturazione prosegue, con una raccolta di brani quanto mai rilassata, matura e consapevole delle proprie possibilità.
Insomma, promosso, ancora una volta.

domenica 23 febbraio 2014

[Report Live] Moderat @ Alcatraz, Milano

Dall'autunno all'inverno, dai Magazzini Generali all'Alcatraz: un percorso poco lineare che infine porta Moderat, felice unione artistica tra Modelselektor e Apparat, sul palco del locale milanese, dopo un abbondante sold out avvenuto diverse settimane fa.
Chi scrive, è cosa nota, non è amante senza se e senza ma delle ritmiche elettroniche ma il progetto berlinese, con le sue battute spezzate e le abilità melodiche è stato capace di fare breccia e lasciarsi amare per numerosi ascolti negli scorsi mesi.

Introduzione necessaria a spiegare la valutazione così così della serata.
Dove è necessario distinguere tra musica e approccio live: perchè non c'è così tanto di suonato ed emozionale nel live dei tre; le mani sono su portatili e strumentazione a regalare versioni intense quanto fedeli dei pezzi su disco.
Così, pur con gli spesso interessanti visual quasi tridimensionali posti alle spalle della band, ne esce uno spettacolo un pò più freddo del previsto: Moderat non è un progetto che fa ballare, non è in cassa dritta insomma, piuttosto lascia volare l'immaginazione e il trasporto.
Se però non si aggiunge altro (a parte un divertente ed insolito problema tecnico durante un brano) la resa non è troppo dissimile da un ascolto ad alto volume del disco.
Così non sempre si raggiunge empatia e trasporto con gli artisti sul palco.
Un live forse più adatto, insomma, ad un piccolo e stipato club (più che non il freddo capannone che offre Milano) dove lasciare anima e corpo in libero trasporto; mentre in questo caso il pubblico è da live e vuole applaudire, vedere, sentire.

Sia chiaro, quando  i pezzi si sviluppano liberi nelle più felici intuizioni della band (A New Error, Gravity, Milk) si sente ugualmente l'aroma della bella musica e delle belle situazioni.
Ma resta la sensazione di quel qualcosa di incompiuto che pure è l'eterno dilemma nell'associare le parole "live" e musica elettronica.
Promossi, con stretta riserva, insomma.


Propaganda - Stagione 2, Episodio 3

La puntata numero tre di questa stagione è stata densa di musica. Musica e novità e qualche parola nel mezzo, per presentarla e raccontarla...