domenica 11 agosto 2013

Prossimi Appuntamenti Live


Ed eccoci di nuovo qui, l'estate è sul finire e fioccano le prime anticipazioni delle programmazioni live della seconda parte dell'anno.
Ecco i nostri consigli.

These New Puritans

  • 29 Agosto - Traffic Festival, Torino
  • 30 Agosto - Acquaviva (Si)

Anna Calvi

  • 19 Settembre - Teatro Franco Parenti, Milano

Editors

  • 10 Ottobre - Alcatraz, Milano

Kaki King

  • 4 Novembre - Teatro Martinitt, Milano
  • 5 Novembre - Tender Club, Firenze
  • 6 Novembre - Teatro Jolly, Palermo
  • 7 Novembre - Blackout, Roma
  • 8 Novembre - Lokomotiv Club, Bologna
  • 9 Novembre - Appartamento Hoffman, Conegliano Veneto

Amanda Palmer

  • 9 Novembre - Factory Milano

Local Natives - Cloud Control

  • 9 Novembre - Estragon, Bologna
  • 11 Novembre - Blackout, Roma
  • 12 Novembre - Viper, Firenze

Arctic Monkeys 

  • 13 Novembre - Forum Assago, Milano

Daughter

  • 15 Novembre - Teatro Antoniano, Bologna
The Tallest Man on Earth

  • 4 Dicembre - Circolo Magnolia, Milano

Jake Bugg

  • 4 Dicembre - Alcatraz, Milano

The Villagers

  • 5 Dicembre - Tunnel, Milano
  • 6 Dicembre - Covo, Bologna
  • 7 Dicembre - Circolo degli Artisti, Roma





lunedì 5 agosto 2013

[Letture] Un Indovino Mi Disse - Tiziano Terzani


Il fascino del diverso, dell'antico, del passato, soprattutto.
E' questo il vero tema di "Un Indovino mi disse" libro del 1995 del grande giornalista e scrittore Tiziano Terzani (morto nel 2004, esiste un film che ne racconta la storia dal titolo La Fine è il mio inizio).
La premessa: durante un viaggio, nel 1976, un indovino cinese dice a Terzani di non prendere assolutamente aerei nel 1993, o avrebbe corso il rischio di morire.
Il giornalista prosegue la sua carriera e poi si ritrova alle fine del 1992 insoddisfatto del proprio percorso lavorativo: decide così di affidarsi alla profezia (pur con il dovuto scetticismo) e affrontare un anno nell'Asia più sperduta, muovendosi solo in treno, nave, auto, tutto tranne che in aereo.
Ne esce un viaggio difficile quanto affascinante.
In ogni luogo visitato Terzani cerca di incontrare un indovino,raccogliendo a piene mani storie di tradizione, di fatalità, di personaggi improbabili, osservando forse per l'ultima volta una umanità che percepisce cambiare, omologarsi, occidentalizzarsi sempre più.
Paesi e paesaggi affascinanti quanto difficili, interessanti quanto ostili.
Alla fine del libro (abbondanti quattrocento pagine) restano negli occhi l'inesauribile curiosità e apertura dell'uomo che scrive, pronto a gettarsi nell'umanità più diversa, senza giudizio ma con il solo occhio affascinato dalla bellezza di questo mondo.
Il consiglio è di seguirlo nel viaggio.

venerdì 2 agosto 2013

[Serie Tv] The Newsroom


O lo odi, o lo ami.
Innegabile questo, parlando di Newsroom, serie su cui da un anno abbondante si scrive, dibatte, critica.
Attesissimo perchè connubio di Hbo (il più importante canale cable americano, segno di grande libertà creativa e scarso interesse ai freddi numeri degli ascolti) e Aaron Sorkin (The West Wing, The Social Network e molte altre sceneggiature).
In onda ora con la seconda stagione ci si permette di iniziare ad impostarne un giudizio: ridicolmente bello.

Nel senso: si, è vero, Newsroom è una serie strabordante, piena di ego, piuttosto settoriale se seguita qui in Europa (in altre parole, si parla di attualità a stelle e strisce, spesso) con una serie di personaggi che (purtroppo) distano dalla fredda realtà.
In altre parole è una specie di nemesi di House of Cards: se ne serie con House of Cards c'è disillusione, violenza, uno sguardo intenso quanto privo di speranza della politica odierna, in Newsroom c'è tutto l'idealismo, la retorica e il bello del giornalismo.
C'è la forza di un sogno: quello di Will McAvoy (un grande Jeff Daniels) che, dopo un purgatorio a seguito di una scena da scolpire negli annali  si ritrova a poter dirigere nuovamente un grande notiziario.
Al suo fianco, Mackenzie, ex fidanzata, produttrice, fervida mente capace di intessere un rapporto di costante contrapposizione/comunione con Will.
Intorno un nugolo di giovani giornalisti, sopra, un dirigente disinteressato agli ascolti, poco fuori, potenti e non in aperto contrasto.
E noi siamo dentro a questa redazione che si muove ogni giorno con due obiettivi, il primo dichiarato a tutti, di fare un vero notiziario, di non fare sconti, di raccontare la verità e solo le verità che meritano di essere raccontate.
Il secondo, esplicitato di tanto in tanto, è quello di Will, di rendere migliore il popolo americano.

Dialoghi sopra le righe quanto meravigliosi una trama che si muove tra episodi recenti di attualità e le difficoltà interne a portare avanti un progetto che ovviamente spaventa e fa arrabbiare molti potenti, personaggi idealistici quanto impossibili da non amare: questo è The Newsroom.

E ha ampio senso passare sopra ai piccoli difetti, ai rari momenti in ci gira a vuoto, alle magari troppo prolungate parentesi leggere o ai piccoli drammi sentimentali interni alla redazione.
Perchè quando spicca il volo (e lo fa spessissimo) l'opera di Sorkin riesce a farci entrare in un mondo bistrattato quanto affascinante, quello del giornalismo, dell'inchiesta, delle domande, della morale.
E lo si ama, senza se e senza ma.

P.s. per chi, ancora, insiste nella visione, posticipata e peggiorata, delle reti italiane, Newsroom sarà presto in onda su Rai3, al Giovedì.
Ovvio aggiungere che andrebbe visto in lingua originale, sottotitolata se serve.

mercoledì 31 luglio 2013

[Serie Tv] Orphan Black




Probabilmente la sorpresa televisiva di questi mesi?
Facciamo in modo di togliere il punto di domanda.
Se una volta il Canada era famoso come set cinematografico (ad esempio Vancouver, frequentemente teatro dei set di importanti produzioni dei vicini Stati Uniti, per varietà geografica e costi minori) negli ultimi tempi il paese sta inziando a prendersi responsabilità e conseguenti meriti.
Ricordando anche il discreto Continuum iniziato la scorsa estate, il 30 Marzo di quest'anno ha preso il via Orphan Black, produzione canadese per BBC America.
Non poco importante l'ultimo dato: nessuna stagione lunga, dieci soli (e solidi) episodi in rispetto ad una tradizione della BBC inglese (e della serialità inglese) che preferisce puntare su intensi nuclei di 3-6-10 episodi per annata.
Nessun filler, insomma (le puntate che servono ad allungare il brodo) e Orphan Black non fa eccezione.

Ci troviamo così catapultati in una città contemporanea, con Sarah che arriva in una stazione in tempo per vedere una ragazza fissarla per un attimo e poi gettarsi sotto un treno in arrivo.
Ma non è una ragazza qualsiasi: pare praticamente una gemella.
Sarah (intuiamo non essere una novità per lei) ruba la borsa della ragazza e va a casa della stessa, dove si ritrova con la possibilità di andare a riscuotere 75mila dollari, grazie alla somiglianza con la morta.
Ma non è una storia di truffa perfetta nè (come parrebbe all'inizio) una storia di creazione di nuova identità sotto mentite spoglie.
Sarah sta scappando si, ha avuto problemi si, si ritrova riconosciuta come la ragazza morta (e ancora non identificata) che scopre essere una poliziotta.
 Ma nella sua vita reale ha una figlia sotto custodia da una misteriosa signora S. e un delizioso fratello gay, Felix, alleggerimento comico della serie ma anche importante spalla morale (nei limti del personaggio).
Ma non è nemmeno questa la vera trama, senza rivelare troppo.
La vera trama sta nell'esistenza di molte "Sarah", ragazze uguali che per qualche motivo sono intrecciate tra loro, seguita dallo spettatore dalla visione di una Sarah creduta Elizabeth (la poliziotta suicida) perfettamente disorientata in un mondo di gemelle, cloni e relazioni avviate assolutamente straniante.
Quello che segue non è giusto rivelarlo, ma è impossibile non elogiare una più o meno sconosciuta Tatiana Maslany capace di impersonare più personaggi (le gemelle) in maniera assolutamente perfetta: dall'accento alle movenze, al mix quando impersona una che si finge l'altra, emerge puntata dopo puntata con una prova maiuscola degna, verosimilmente di non pochi premi nei prossimi mesi.

Se ci aggiungiamo una sceneggiatura perfetta, adrenalinica, capace di non perdersi in rallentamenti e far succedere in dieci puntate quello che in certe serie succede in due o tre annate, viene da essere felici della conferma di una seconda stagione in arrivo il prossimo marzo.
Assolutamente una visione consigliata e si, la sorpresa televisiva di questi mesi.

martedì 30 luglio 2013

[Live Report] Blur - Ippodromo del Galoppo (Milano)

Se è vero che a volte si scrive che c'è un certo essere snob dell'Italiano, pronto a glorificare Festival e cultura musicale all'estero, evitando di andare magari allo stesso live proposto in Italia, ci sono piccoli elementi, di tanto in tanto, che ci ricordano quanto questo fenomeno se esista, sia tutto sommato vero.
E' solo un'introduzione di poche righe per far notare (evidente dopo essere tornati dai live di Dublino scritti nei giorni scorsi) che in un live dove il biglietto recita h 20, su facebook si scrive ore 21 e alla fine inizia alle 21.30; dove i cancelli si aprono alle 18.30 e dopo un'ora e mezza c'è un impressionante serpentone di persone che entrano tramite una minuscola porticina fino a quando viene talmente tardi che si inizia a entrare tutti insieme in maniera indisciplinata e in una location grande quanto pronta a farti diventare un pasto per le zanzare, beh con tutti questi piccoli elementi si rimpiange un pò le perfetta organizzazione logistica finora riscontrata in Inghilterra, Irlanda, Scozia e Spagna.

Detto questo, i Blur.
Chi scrive è abbastanza contrario al concerto nostalgia, ancor più al concerto reunion, ma i Blur sono una piccola eccezione determinata dal fatto che pur non pubblicando niente da una decina di anni, hanno un frontman in piena attività, la carriera solista di Graham Coxon prosegue regolare e tutto sommato sembra ancora non sicura la frase "la loro carriera assieme finisce qui".
Quindi si va.
Ne è valsa la pena? Si, anche se non sono necessari entusiasmi eccessivi.
Il concerto è un greatest hits (e ci mancherebbe) 18 brani, con una decisa propensione per i primi album della band (dall'ultimo Think Thank esce solo una bella Out Of Time) e la cosa positiva, senza se e senza ma, è che la band ci crede, suona e sembra divertirsi, in particolare un più che in forma Damon Albarn, solida presenza sul palco e sotto il palco.

C'è spazio anche per un intermezzo non da poco, quando qualcuno riesce a vestirsi completamente da cartoncino del latte del famoso video di Coffee & Tv, viene notato dal frontman e sale sul palco per l'intero brano: per un fan, sono cose che possono valere una carriera, complimenti a lui.

E' anche il momento preferito di chi scrive (siamo sul soggettivo): Coffee & Tv, Tender, To The End, Country House & Parklife una di seguito all'altra sono un compendio essenziale di grande scrittura pop.
Dopo la pausa c'è spazio per Under The Westway, inedito dell'anno scorso, e per la chiusura, scontata quanto trascinante, di Song 2, che fa il paio con l'esordio con Girl & Boys.

Insomma, tutti contenti, fan in particolare.
La speranza è che la storia dei Blur non sia finita qui.







giovedì 25 luglio 2013

[Live Report] Amanda Palmer - The Academy (Dublino)


 


Come mi aspettavo, difficile ritrovare una scaletta di questo concerto.
Altrettanto difficile sapere se davvero sia stata una serata speciale o se è speciale sempre (ma è possibile offrire una performance di tale livello ogni sera durante i lunghi tour?).
Difficile, infine, raccontare un concerto che si proietta direttamente tra quelli migliori di sempre, musicalmente e (soprattutto) emozionalmente.

Che Amanda Palmer sia qualcosa di diverso dalla media è cosa nota: sin dai due, strepitosi album a nome Dresden Dolls, sia per tutto quello che è successo dopo: la carriera solista, l'ep di cover dei Radiohead con l'Ukulele, i viaggi per il mondo, l'ultimo album finanziato dai fan con oltre un milione di dollari via Kickstarter (record), l'attivismo sociale, il costante (e quasi inverosimile) contatto con i fan via twitter e altre piattaforme sociali.
Che potesse, dopo tutto questo background, palesarsi sul palco, per abbondanti tre ore, mettendosi a nudo con una onestà quasi imbarazzante, era meno scontato.
In altre parole, ci si poteva immaginare uno spettacolo musicale, il travestimento, i momenti tra ruvidezza punk e altre ballate più dolci, con il suo pianoforte.

Invece, con indosso un bel kimono, Amanda scende prima di tutti sul palco, per intrattenersi con il pubblico prima dei suoi gruppi spalla che appaiono (e sono) più amici che ospiti.

Si racconta, li presenta, in qualche caso li aiuta o rimane li a ballare.
Tre le aperture: la prima con il gruppo di Jherek Bischoff, tra chitarra, archi e composizioni strumentali.
La seconda,  i Simple Pleaasure, improbabile duo elettro pop, probabilmente dimenticabile live quanto godibile live per la straordinaria presenza scenica dei due frontman.

La terza, sono i Bitter Ruin, che si presentano sul palco per ben 4 minuti netti, il tempo di esibirsi in una versione di Trust migliore che nel video ufficiale, lasciarci stupefatti e andarsene.


Ed ecco il momento di Amanda.
Ci si aspetterebbe l'ingresso trionfale, invece entra sola, con l'ukulele e inizia a cantare qualche brano.
Intanto si racconta. Ci racconta. Chiede che canzoni vuole sentire il pubblico. Una non se la ricorda alla perfezione, allora (tutto vero!) ne canta un'altra intanto che la ragazza che l'ha richiesta cerca un video su youtube con le parole, se la porta sul palco e le fa tenere il video sotto mentre la canta.
Si racconta, parla con il pubblico, rompe ogni muro possibile tra artista e palco, dialoga, chiama ospiti, lo show si allarga senza che ce ne si accorga.
Rimangono i frammenti: i pezzi dell'ultimo album suonati in versione diverse perchè il batterista quella sera non aveva potuto esserci (ed ecco che il sopracitato Jherek si era divertito in mattinata a organizzare archi e violini per rendere lo stesso possibili i live), una Missed Me vissuta integralmente in stage diving sulle braccia del pubblico, una Delilah che diventa duetto con la lei dei Bitter Ruin (facilmente tra i momenti migliori musicali dell'anno).

Un brano poi (non riesco a ricordare quale, forse Trout Heart Replica? The Bed Song?) viene dedicato ad una ragazza (presente) che nel pomeriggio le aveva raccontato di avere perso recentemente la madre e di esserci appellata a quel brano per reggere.
Insomma c'è emozione, c'è risata, c'è il divertimento, c'è il racconto di sè, si parla anche di temi come l'aborto di cui veniamo a sapere si sta discutendo molto in Irlanda, si canta una canzone scritta apposta contro il Daily Mail che l'ha criticata duramente per il live a Glastombury, o meglio, per il l'abito troppo scoperto indossato.

E' una storia, insomma, più che un live.
Sorprende quasi la totale sincerità di fronte al pubblico.
E soprattutto, lascia indietro la sensazione di una serata, chissà se speciale o meno, sicuramente indimenticabile.







martedì 23 luglio 2013

[Live Report] Longitude Festival - Dublino - Giorno 2


E siamo arrivati al secondo (e per noi ultimo, per necessità di voli/lavoro) giorno del Longitude Festival, che si concluderà con il live da noi più atteso, quello dei Vampire Weekend.

Sotto un sole sorprendente quanto quello del giorno prima (come ripete il festival più volte via Twitter, portatevi le creme solari, non ci saranno problemi ai controlli all'ingresso) assistiamo per primo al live dei giovanissimi e locali Hudson Taylor (6 1/2) con un semplice quanto intenso folk / pop acustico.
L'idea (magari bizzarra) è che i due abbiano passato parecchio in strada a suonare e lo diciamo positivamente: sanno stare sul palco, le canzoni arrivano e come inizio di giornata non è per niente male.

Così come non sono male nemmeno i Kodaline (7+), che scopriamo essere una indie rock band di Dublino arrivata all'apice del successo con il nome di 21 Demands, raggiungendo per la prima volta il numero uno da band totalmente indipendente.
Una storia insomma vicina agli Arctic Monkeys, ma in Irlanda.
Poi il cambio di nome e la voglia di sfondare a tutti gli effetti.
Muovendosi tra rock e un folk che in qualche caso, per epicità e crescendo, ricorda i Mumford And Sons, si fanno ricordare con piacere per la bravura tecnica e l'ottima risposta del pubblico.


E subito dopo un ulteriore salto di qualità: i Local Natives (8 1/2) che per dirla semplicemente, suonano alla grandissima.

Prendono il loro complesso suono, lo fanno brillare più che su disco, intrecciando alla perfezione voci e strumenti, con un'ottima scaletta capace di dividersi tra momenti più distesi e intimi e altri più esplosivi.
Menzione d'onore al batterista, il cui ottimo lavoro su disco spicca ancora più live.
Verosimilmente, la migliore esibizione tecnica dei live a cui abbiamo potuto assistere durante il Festival.

Un gradino più sotto, ma senza sfigurare, ci sono i Maccabees (7) che seguono subito dopo.
La band inglese è riuscita a superare il terribile scoglio del terzo disco ed è attualmente al suo apice: lo dimostra suoanndo un set grintoso e sicuro di sè.

Difficile pensare che la band possa salire ulteriormente di livello, ambire a posti da headliner, però diverte, si canticchia, insomma proprio non male.

La stanchezza inizia a farsi sentire, così abbandoniamo un attimo il sottopalco, lasciando in sfondo il live dei Villagers (NG) che pure ci pare, tranne nel finale, eccessivamente sottotono per il posto occupato in scaletta.
Non per qualità, ma per un set per tutta la prima parte molto acustico e intimo, e dopo i due gruppi precedenti fa un pò strano (io personalmente avrei messo i Maccabees per lanciare i Vampire Weekend).

Ad ogni modo, il tempo di mangiare qualcosa, assistere ad una breve intervista della radio locale e ci mettiamo sotto il palco per i Vampire Weekend (8 1/2).
Una nota: contrariamente ai nostri festival (o date singole) qui nessuno o quasi viene per seguire un unico gruppo.

In sostanza se gli headliner delle varie serate si chiamano anche Foals, Phoenix, Vampire Weekend, Yeah Yeah Yeahs o Kraftwerk, nessuno si accampa a bordo palco per ore e ad ogni concerto quasi tutti si spostano, si siedono, vanno a prendersi da mangiare, tornano.
In altre parole: chiunque voglia seguire da vicino un determinato gruppo, basta che 10-15 minuti prima si avvicini per vedere il tutto dalle prime 4-5 file e con umani spazi intorno, non in versione scatoletta-sotto vuoto che spesso capita nelle dimensioni nostrane.

Considerazioni su rispetto e cultura media a parte, dopo tanti anni di attesa arriva il momento di vedere il gruppo più atteso.
Che parte con Cousins, regala ben 21 pezzi  (rispetto al 17 medi delle altre date europee, forse è la fortuna che sia l'ultima del continente) e che molto semplicemente, diverte, rilassa, piace.
A parte qualche variazione, il gruppo semplicemente suona i propri pezzi (ottimamente) e se in carriera hai scritto tre album dove sono tutte o quasi perfette tre/minute/song, non puoi sbagliare.
E non lo fanno. Si comporta benissimo anche l'ultimo album, da Diane Young / Step (suonate in ordine inverso che su disco) e Ya Hey.

Insomma, tutto bene, una prova convincente per un gruppo che speriamo prima o poi di poter vedere anche in Italia.

Nel frattempo, un'altra bella lezione da un altra nazione su come si possa organizzare un bel Festival nel mezzo della natura, portando persone e turismo, facendo sicuramente muovere l'economia, per un weekend di festa.




Propaganda - Stagione 2, Episodio 3

La puntata numero tre di questa stagione è stata densa di musica. Musica e novità e qualche parola nel mezzo, per presentarla e raccontarla...