IL NEGOZIANTE - Consigli non richiesti su tutto che si possa definire interessante in questo mondo
sabato 30 giugno 2012
Torna Cat Power, ecco "Ruin"
Pensare a Cat Power riporta in mente una serata non qualunque.
Ovvero il primo dj set in qualche modo importante della mia vita, per quanto nel dietro le quinte.
Ovvero la possibilità di fare una selezione musicale prima del suo concerto del 2008 a Ferrara Sotto le Stelle, per provare a dare nelle ore che accompagnano l'attesa per il concerto, un percorso musicale piacevole e ragionato sull'artista che sta per salire sul palco.
Ovviamente fu anche l'occasione per osservare da dietro questo mondo, per avere un pass al collo, per vedere lei, elegantissima e silenziosa con le indicazioni di chi organizza di non disturbarla (vedi alla voce "oggi e le prossime volte non fare il bambino che va dall'artista").
Insomma, bei ricordi.
E quindi non può che essere piacevole sapere che a settembre l'artista americana tornerò per il suo ottavo album in studio, di cui pare ci si possa aspettare un notevole cambio di sonorità o perlomeno più solarità e maggiori strumentazioni.
Sensazione che in effetti esce da "Ruin" primo singolo estratto qui in ascolto, brano quasi solare ed energico per gli standard della cantante.
Bentornata Cat.
giovedì 28 giugno 2012
Live Report: Portishead - Castello di Villafranca (Verona)
Cosa vuoi scrivere, in fondo, di un concerto dei Portishead?
Mi sono venuti in mente mille incipit per iniziale, da quello cronologico, a quello emozionale, da quello che ti butta direttamente dentro al picco della serata.
Vanno tutti benissimo.
Ma sarebbe solo mestiere scriverne così.
In fondo, invece, bastano sei lettere per descrivere il live: classe.
Classe nella voce di Beth Gibbons, simbolo del gruppo, allo stesso tempo dolce e timida (si rivolge al pubblico solo quando canta, in ogni altro momento strumentale si gira verso il gruppo e dà le spalle alla platea) e poi rock, sensuale, infinita, nei momenti più intimi come in quelli più aggressivi.
Classe nelle scelte visuali e sonore della band, che se per immagini proiettano a volte piccoli clip video, a volte immagini della band, a volte il nulla (e vuol solo dire di guardare il palco) mentre a livello sonoro segnano (e questa è la grande differenza tra i due primi album e Third) la digitalità del suono.
Che vuol dire che se i pezzi vecchi hanno ancora quel sapore tra il jazz e il trip-hop, quelli nuovi, ancora di più sono elettronici ed elettrici, impetuosi, come quella Machine Gun sparata a volumi altissimi che segna il picco emozionale (come intensità) della serata, trasformando in piedi la band in Bristol negli eredi dei Kratferk, con quella capacità di suonare futuristici eppure essere sè stessi fino in fondo.
Classe che vuol anche dire reinventarsi: così, quella Wondering Star, suonata praticamente solo voce e linea di basso (e che linea), in quella che per i Portishead probabilmente è la versione unplugged e che segna il momento invece più intimo della scaletta.
Classe vuol dire poi ancora due cose: poter suonare quasi come su disco e non soffrirne, vista l'enorme qualità dei pezzi e soprattutto produrre un live che sale e scende sul suono stesso: mi spiego, vive il suo corso non per pezzo bello / pezzo meno riuscito, ma per bordate sonore e rientri più delicati, così sul finire, nel bis, Roads suona semplicemente come suona Roads, senza impeto, scorre leggera e subito dopo We Carry On si eleva, suona davvero a qualche decibel in più e ti arriva, come altri, dritto nello stomaco in tutta la sua forza mentre d'improvviso Beth scende tra le prime file ed ha lo sguardo (è un attimo) di chi ringrazia il pubblico e non di, come di solito, si scende per prendersi i ringraziamenti da esso.
Così, è un grandissimo live di una band enorme e probabilmente senza eguali.
Ci sono i Portishead e non ci sono emuli o antenati, solo vicini e qualche affine.
Così li ringraziamo e ringraziamo anche Indipendente (ormai Vivo) per la bella location, le mura di un castello che custodiscono un grande prato, un luogo dalla bella acustica e popolato da un pubblico finalmente maturo, bendisposto e adeguato alla situazione.
Che sia stata una grande serata lo si è capito, il consiglio, per chi non c'era è solo uno: se vi capita la possibilità, almeno una volta, vedeteli live.
Scaletta
Mi sono venuti in mente mille incipit per iniziale, da quello cronologico, a quello emozionale, da quello che ti butta direttamente dentro al picco della serata.
Vanno tutti benissimo.
Ma sarebbe solo mestiere scriverne così.
In fondo, invece, bastano sei lettere per descrivere il live: classe.
Classe nella voce di Beth Gibbons, simbolo del gruppo, allo stesso tempo dolce e timida (si rivolge al pubblico solo quando canta, in ogni altro momento strumentale si gira verso il gruppo e dà le spalle alla platea) e poi rock, sensuale, infinita, nei momenti più intimi come in quelli più aggressivi.
Classe nelle scelte visuali e sonore della band, che se per immagini proiettano a volte piccoli clip video, a volte immagini della band, a volte il nulla (e vuol solo dire di guardare il palco) mentre a livello sonoro segnano (e questa è la grande differenza tra i due primi album e Third) la digitalità del suono.
Che vuol dire che se i pezzi vecchi hanno ancora quel sapore tra il jazz e il trip-hop, quelli nuovi, ancora di più sono elettronici ed elettrici, impetuosi, come quella Machine Gun sparata a volumi altissimi che segna il picco emozionale (come intensità) della serata, trasformando in piedi la band in Bristol negli eredi dei Kratferk, con quella capacità di suonare futuristici eppure essere sè stessi fino in fondo.
Classe che vuol anche dire reinventarsi: così, quella Wondering Star, suonata praticamente solo voce e linea di basso (e che linea), in quella che per i Portishead probabilmente è la versione unplugged e che segna il momento invece più intimo della scaletta.
Classe vuol dire poi ancora due cose: poter suonare quasi come su disco e non soffrirne, vista l'enorme qualità dei pezzi e soprattutto produrre un live che sale e scende sul suono stesso: mi spiego, vive il suo corso non per pezzo bello / pezzo meno riuscito, ma per bordate sonore e rientri più delicati, così sul finire, nel bis, Roads suona semplicemente come suona Roads, senza impeto, scorre leggera e subito dopo We Carry On si eleva, suona davvero a qualche decibel in più e ti arriva, come altri, dritto nello stomaco in tutta la sua forza mentre d'improvviso Beth scende tra le prime file ed ha lo sguardo (è un attimo) di chi ringrazia il pubblico e non di, come di solito, si scende per prendersi i ringraziamenti da esso.
Così, è un grandissimo live di una band enorme e probabilmente senza eguali.
Ci sono i Portishead e non ci sono emuli o antenati, solo vicini e qualche affine.
Così li ringraziamo e ringraziamo anche Indipendente (ormai Vivo) per la bella location, le mura di un castello che custodiscono un grande prato, un luogo dalla bella acustica e popolato da un pubblico finalmente maturo, bendisposto e adeguato alla situazione.
Che sia stata una grande serata lo si è capito, il consiglio, per chi non c'era è solo uno: se vi capita la possibilità, almeno una volta, vedeteli live.
- Silence
- Hunter
- Nylon Smile
- Mysterons
- The Rip
- Sour Times
- Magic Doors
- Wandering Star
- Machine Gun
- Over
- Glory Box
- Chase the Tear
- Cowboys
- Threads
- Roads
- We Carry On
lunedì 25 giugno 2012
Prossimi Appuntamenti Live
Con un pò di ritardo e parecchi aggiornamenti eccoci al calendario selezionato e ragionato dei concerti più importanti dei prossimi mesi.
Come sempre, le novità sono sottolineate.
Portishead
Come sempre, le novità sono sottolineate.
Portishead
- 26 Giugno, Castello di Villafranca (Verona)
- 27 Giugno, Ippodromo delle Capanelle (Roma)
30 Giugno Roma, Ippodromo delle Capannelle1 Luglio, Firenze, Parco delle Cascine3 Luglio, Bologna, Piazza Maggiore4 Luglio, Udine, Villa Manin- Rinviati, il 27 Giugno verranno comunicate le nuove date.
- 2 Luglio - Milano, Circolo Magnolia
- 2 Luglio - Teatro Romano, Verona
- 4 Luglio - Piazza del Plebiscito, Ancora
- 5 luglio Red Hot Chili Peppers, Noel Gallagher, Pitbull, Enter Shikari
- 6 luglio The Prodigy, Chase and Status, Evanescence, Lostprophets, Seether e Late Night Show di Gorillaz Sound Sysyem.
- 7 luglio The Cure, New Order, Crystal Castles
- 10 Luglio - Atlantico Live, Roma
- 11 Luglio - Ferrara Sotto Le Stelle
- 12 Luglio - Vigevano
- 10 Luglio - Sherwood Festival, Padova
- 11 Luglio - Gru Village, Torino
- 13 Luglio - Fiera della Musica, Azzano Decimo (Pordenone)
- 17 Luglio - Arena Civica, Milano
- 19 Luglio, Ferrara Sotto le Stelle
- 14 Luglio - Ferrara (Ferrara Sotto le Stelle)
- 15 Luglio - Lucca
- 18 Luglio - Ippodromo delle Capannelle (Rock In Roma)
- 19 Luglio - Arena Civica, Milano
- 20 Luglio - Tarvisio, Udine (No Borders Festival)
- 20 Luglio, Ferrara Sotto le Stelle
- 21 Luglio, Sexto Unplugged, Sesto Al Reghena (Pordenone)
- 24 Luglio - Roma, Villa Ada
- 24 Luglio - Roma, Parco di San Sebastiano
- 26 Luglio - Bologna, Bolognetti On The Rocks
- 25 Luglio - Grado
- 27 Luglio - Ferrara Sotto le Stelle
- 28 Luglio - Firenze, Teatro Nuovo
- 30 Luglio - Roma, Auditorium, Parco della Musica
- 30 Agosto - The Killers + Two Door Cinema Club + The Temper Trap
- 1 Settembre - Franz Ferdinand + The Vaccines + Mogwai
- 2 Settembre - Sigur Ros + Deus + Mark Lanegan Band
- 10 Ottobre - Padova, Teatro Geox
- 11 Ottobre - Firenze, Obihall
- 12 Ottobre - Torino, Teatro della Concordia
- 9 Ottobre - Torino, Spazio 211
- 10 Ottobre - Roma, Chiesa Evangelica e Metodista
- 11 Ottobre - Ravenna, Teatro Almagià
- 12 Ottobre - Brescia, Teatro Grande
- 24 Ottobre - Roma, Teatro Ambra Jovinelli
- 25 Ottobre - Ravenna, Teatro Almagià
- 26 Ottobre - Mestre, Teatro Corso
- 8 Novembre - Milano, Alcatraz
- 13 Novembre - Milano, Alcatraz
- 14 Novembre - Bologna, Estragon
- 14 Novembre - Milano, Magazzini Generali
- 1 Dicembre - Palaolimpico, Torino
venerdì 22 giugno 2012
Salta la Gainsburg, rinviati i Radiohead, consoliamoci con i Calexico
Ieri non è stata una bella giornata, almeno per chi scrive e sempre se ci limitiamo alle vicende musicali.
Infatti, i recenti avvenimenti sismici che hanno colpito queste zone vanno a colpire Ferrara Sotto le Stelle.
Se il Cortile del Castello non è agibile, Piazza Castello non era sicura ancora e quindi ci si sposta al Motovelodromo di Via Canapa.
Che comunque viene comodo per chi viene in treno o altri mezzi e che ha parcheggi comodi intorno.
E infine, mettiamola così, mi dice Google che è a ben 210 metri da dove sto scrivendo.
Insomma, l'importante è che si faccia.
E si farà, tranne per la data di Charlotte Gainsburg, che è troppo a ridosso della manifestazione (era in programma questo Lunedì) e che viene quindi annullata.
Così come vengono annullati o meglio posticipati i Radiohead, per ciò di cui si è scritto qualche giorno fa. Le date verranno recuperate, si vocifera a settembre, ad ogni modo non bisogna attendere troppo, il 27 Giugno verranno ufficializzato il nuovo calendario.
E allora, vogliamo trovare una buona notizia in questa giornata?
Ce la mettiamo con il video/singolo nuovo che anticipa un ritorno atteso e piacevole, quello dei Calexico, disco intitolato Angiers, nei negozi (quelli che ancora esistono) l'undici settembre prossimo e di cui possiamo sentire "Para", primo estratto.
Un pezzo bello, intenso, pienamente in stile Calexico.
E tanto ci basta per ora.
Infatti, i recenti avvenimenti sismici che hanno colpito queste zone vanno a colpire Ferrara Sotto le Stelle.
Se il Cortile del Castello non è agibile, Piazza Castello non era sicura ancora e quindi ci si sposta al Motovelodromo di Via Canapa.
Che comunque viene comodo per chi viene in treno o altri mezzi e che ha parcheggi comodi intorno.
E infine, mettiamola così, mi dice Google che è a ben 210 metri da dove sto scrivendo.
Insomma, l'importante è che si faccia.
E si farà, tranne per la data di Charlotte Gainsburg, che è troppo a ridosso della manifestazione (era in programma questo Lunedì) e che viene quindi annullata.
Così come vengono annullati o meglio posticipati i Radiohead, per ciò di cui si è scritto qualche giorno fa. Le date verranno recuperate, si vocifera a settembre, ad ogni modo non bisogna attendere troppo, il 27 Giugno verranno ufficializzato il nuovo calendario.
E allora, vogliamo trovare una buona notizia in questa giornata?
Ce la mettiamo con il video/singolo nuovo che anticipa un ritorno atteso e piacevole, quello dei Calexico, disco intitolato Angiers, nei negozi (quelli che ancora esistono) l'undici settembre prossimo e di cui possiamo sentire "Para", primo estratto.
Un pezzo bello, intenso, pienamente in stile Calexico.
E tanto ci basta per ora.
martedì 19 giugno 2012
Ascolti: Hot Chip - In Our Heads
D'estate è un bel momento per un cd improntato al danzereccio.
Per cui, le aspettative per gli Hot Chip, teoricamente ormai all'apice del successo dopo una serie di album da The Warning all'ultimo One Life Stand (2010) capaci di regalarci successi come Over And Over e Ready For The Floor, erano parecchio alte.
E non lo nego: potrei pure sbagliare nel dire quello che sto per dire, ma questo In Our Heads è parecchio debole.
Dico che potrei sbagliare perchè le recensioni in giro sono tra il medio e l'alto, ammettendo tutte che non è il punto più alto della carriera dei ragazzi inglesi ma è comunque un buon disco con buone idee.
E invece io dico che è un disco solo sufficiente e con scarsa verve.
Per carità, il primo singolo, Flute, di cui avevamo già accennato, è piuttosto carino e rimane bene in mente, con quel delizioso motivetto in sottofondo.
O tutto sommato Night And Day, che pure ricorda tantissimo i Metronomy.
Meno bene altri pezzi, da Motion Sickness a Don't Deny Your Heart, pesantemente anni ottanta e molto pop e poco incisive.
Perchè in fondo il discorso è questo: gli Hot Chip non sono mai stati geniali, ma hanno avuto la capacità di indovinare ottimi singoli e fare dischi vari e interessanti.
In Our Heads fa venire poca voglia di riascoltarlo e lo dico avendolo ascoltato già diverse volte.
Non rimane in mente, pur suonando bene, pur avendo i giusti suoni.
E allora magari ne scriverò nuovamente, ma attualmente è una sufficienza risicata.
E sarebbe un voto onesto per esordienti, spiace per gli Hot Chip.
Hot Chip - Flutes
lunedì 18 giugno 2012
Crolla il Palco dei Radiohead a Toronto, un morto, alcuni feriti.
Capita che in un blog ci si debba anche fermare a riflettere.
Che pure in questo "Il Negoziante", piccolo blog di una sola persona decisa a fare una piccola vetrina (senza pretese di oggettività) di ciò che di bello ha la musica, siano essi i concerti, i dischi, gli approfondimenti o le culture musicali, si si debba interrogare.
Non, questo no, a fare demagogia o quei sentimentalismi da due soldi che spesso coprono il mondo dei social network.
La notizia sta nel titolo e non c'è nulla da aggiungere.
Gli errori o i disastri stanno nella natura.
Ne sa qualcosa chi scrive su questa tastiera, svegliato il 20 maggio dal mondo che tremava, che era al lavoro tre ore dopo e vedeva la piazza del Comune dove era nato cadere in diretta televisiva, che passa davanti ogni giorno alla centrale dei Vigili del Fuoco di Ferrara sempre strapiena, che appena elaborato lo spostamento del concerto bolognese dei Radiohead da Piazza Maggiore all'Arena Parco Nord si ritrova quest'altra tegola.
Quella del crollo del palco dei Radiohead a Toronto, con la morte di un tecnico della batteria (Scott Johnson, che il nome lo merita scritto) e che segue di pochi mesi i crolli tutti italiani dei palchi di Jovanotti e Pausini è una tragedia grande e ferisce.
Non intendo esprimere opinioni, sui palchi non ci lavoro, le persone che lo fanno non so chi siano, passo parecchie sere dell'anno a vedere concerti (e comunque conosco quel pò di dietro le quinte che me ne fa apprezzare in pieno il lavoro) ma sarebbe pura faciloneria scrivere ora: ci vuole più sicurezza, ci vogliono più controlli.
La verità è che nessuno merita di morire di lavoro e ancor meno di musica.
Considero la musica (quella dei dischi e dei suoni, non sempre quello che ci gira attorno) come una delle più gioiose espressioni umane, capace di emozionare come e spesso più di altre arti magari considerate più nobili.
Ed invece la musica, nella sua trasversalità (tanto che fondamentalmente piace a chiunque) è qualcosa di grande.
E che ci cambia le esistenze, come pure un buon libro o un bel film.
Quindi sono notizie che non vorremmo mai commentare, o meglio leggere.
E non vorremmo nemmeno riconoscere in noi quel sentimento, quella vocina interiore che dice "ma a Bologna ci suonano poi vero?".
Poi viene da pensare che sia questo l'amore per la musica, proprio come l'amore vero: un sentimento spesso egoista, violento, indelicato, dove ami l'altra persona e vuoi essere amato, dove solo lo scambio funziona al meglio.
Se ami, ferisce più un bacio ignorato che un litigio.
Così, a ciò che io amo (la musica, i Radiohead, ma anche Ferrara, Bologna e il mondo in cui vivo) chiedo che si vada avanti.
Che si continui la magia, che ci stringiamo insieme per non rendere vano niente e non perchè theshowmustgoon ma perchè dobbiamo, dobbiamo davvero, riuscire a mantenere ogni singola cosa bella di questo mondo che spesso ci delude, ci inquieta, ci spaventa.
E allora, avanti.
Che pure in questo "Il Negoziante", piccolo blog di una sola persona decisa a fare una piccola vetrina (senza pretese di oggettività) di ciò che di bello ha la musica, siano essi i concerti, i dischi, gli approfondimenti o le culture musicali, si si debba interrogare.
Non, questo no, a fare demagogia o quei sentimentalismi da due soldi che spesso coprono il mondo dei social network.
La notizia sta nel titolo e non c'è nulla da aggiungere.
Gli errori o i disastri stanno nella natura.
Ne sa qualcosa chi scrive su questa tastiera, svegliato il 20 maggio dal mondo che tremava, che era al lavoro tre ore dopo e vedeva la piazza del Comune dove era nato cadere in diretta televisiva, che passa davanti ogni giorno alla centrale dei Vigili del Fuoco di Ferrara sempre strapiena, che appena elaborato lo spostamento del concerto bolognese dei Radiohead da Piazza Maggiore all'Arena Parco Nord si ritrova quest'altra tegola.
Quella del crollo del palco dei Radiohead a Toronto, con la morte di un tecnico della batteria (Scott Johnson, che il nome lo merita scritto) e che segue di pochi mesi i crolli tutti italiani dei palchi di Jovanotti e Pausini è una tragedia grande e ferisce.
Non intendo esprimere opinioni, sui palchi non ci lavoro, le persone che lo fanno non so chi siano, passo parecchie sere dell'anno a vedere concerti (e comunque conosco quel pò di dietro le quinte che me ne fa apprezzare in pieno il lavoro) ma sarebbe pura faciloneria scrivere ora: ci vuole più sicurezza, ci vogliono più controlli.
La verità è che nessuno merita di morire di lavoro e ancor meno di musica.
Considero la musica (quella dei dischi e dei suoni, non sempre quello che ci gira attorno) come una delle più gioiose espressioni umane, capace di emozionare come e spesso più di altre arti magari considerate più nobili.
Ed invece la musica, nella sua trasversalità (tanto che fondamentalmente piace a chiunque) è qualcosa di grande.
E che ci cambia le esistenze, come pure un buon libro o un bel film.
Quindi sono notizie che non vorremmo mai commentare, o meglio leggere.
E non vorremmo nemmeno riconoscere in noi quel sentimento, quella vocina interiore che dice "ma a Bologna ci suonano poi vero?".
Poi viene da pensare che sia questo l'amore per la musica, proprio come l'amore vero: un sentimento spesso egoista, violento, indelicato, dove ami l'altra persona e vuoi essere amato, dove solo lo scambio funziona al meglio.
Se ami, ferisce più un bacio ignorato che un litigio.
Così, a ciò che io amo (la musica, i Radiohead, ma anche Ferrara, Bologna e il mondo in cui vivo) chiedo che si vada avanti.
Che si continui la magia, che ci stringiamo insieme per non rendere vano niente e non perchè theshowmustgoon ma perchè dobbiamo, dobbiamo davvero, riuscire a mantenere ogni singola cosa bella di questo mondo che spesso ci delude, ci inquieta, ci spaventa.
E allora, avanti.
venerdì 15 giugno 2012
Ascolti: The Walkman - Heaven
I Walkmen escono negli anni pari.
Duemiladue, duemilaquattro, duemilasei, duemilaotto, duemiladieci.
Non poteva mancare il duemiladodici (non fosse altro che per scamparsi dalle profezie Maya) per quella che ridendo e scherzando è una band al settimo disco, mai realmente esplosa anche se di critica favorevolissima perlomeno da You & Me, datato duemilaotto.
Stiamo un pò giocando coi numeri perchè i Walkmen sono una band strana, di quelle che sembra tutti amino e poi pochi ascoltino.
Che finiscano benissimo a voti e quasi mai nelle classifiche di fine anno.
Un fenomeno strano eppure in parte comprensibile: a parere di chi scrive, pur con ottimi pezzi, è sempre mancato qualcosa.
Non che sia chiaro cosa, però mettiamola così, per iscritto, come si potrebbe dire solo in un bar: i The National non fanno cose molto diverse ma sono diventati grandissimi.
E quindi è semplicemente che al quintetto newyorkese è mancato quel qualcosa di speciale, il pezzo indimenticabile, il disco di livello altissimo e non solo.
Heaven potrebbe esserlo.
Heaven, anche se non tutti lo scriveranno, è il disco più maturo e meglio scritto dei Walkmen finora.
Cantato meglio, suonato in maniera armoniosa.
E con i pezzi: We Can't Beat, in apertura, in forte odore di anni sessanta, con il suo poderoso incedere dopo la metà, la traccia che dà il titolo al disco Heaven, che suona Walkmen fino al 100% si apre nel ritornello in un ritornello che rimane al primo ascolto, The Love You Love, insolitamente grintosa con la batteria a scandire il tempo.
Bello, bello, davvero.
E nemmeno questo disco li porterà al successo (quello delle grandi platee) ma è una bella crescita.
Li aspettiamo nel duemilaquattordici (e magari prima in tour).
E per ora, sufficienza piena, anzi di più, un buonissimo disco.
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