lunedì 31 ottobre 2011

Ascolti: Florence And The Machine - Ceremonials


Non ripercorro la storia di Florence And The Machine, è già tutto scritto qualche settimana fa.
Anche perchè di Ceremonials ce n'è parecchio da dire.
Un album importante e di crescita.
Come si sa, il secondo album è il più difficile.
Spesso viene tutto portato al terzo, facendo del secondo una copia leggermente rivista del primo (e poi a volte si crolla, chi ha detto Editors e Bloc Party?).
Oppure si crolla direttamente e subito (chi ha detto White Lies?).
La bella Florence invece ci dà delle soddisfazioni.
Cambia mood, cresce, aggiunge strumenti, suona bene.
Un disco soprendentemente maturo, tanto che ai primi ascolti mi risultava difficile dare ancora un giudizio.
Come sempre serve l'ascolto approfondito per dire tutto e cioè cuffie o vinile e ascolto solitario, traccia dopo traccia.
Così ci si rende conto che se, è vero, mancano i singoli killer del primo album non è per una mancanza creativa ma per un cambiamento di prospettiva.
Qualche tempo fa si parlava sempre su questo blog in termini entusiastici del nuovo album di Feist.
Ecco, siamo un pò su quei contorni.
Solo che se la canadese gioca sulla sottrazione, la voce soffusa, le luci spente e le atmosfere notturne, Florence (con la sua band a giocare ruoli importanti) gioca sulle luci cittadine, sui ritmi veloci, sulla voce dispiegata a pieni polmoni (anche se in maniera funzionale al pezzo, senza mai esagerare).
Un album fondamentalmente pop ma di quel pop bello, con quasi tutti i pezzi a lambire e a volte superare i cinque minuti e rarissimi cali.
Averla vista live ha lasciato l'impronta di un'artista vera, molto alla mano e di assoluta qualità.
A questo punto, dopo il secondo disco possiamo dire che ci si può aspettare grandi cose da questa carriera.
Miglior pezzo? Sarà l'astmofera halloweeniana, ma forse Seven Devils, sinistra e oscura (vicina a Bat For Lashes) convince parecchio.
Intanto in ascolto Shake It Out.


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sabato 29 ottobre 2011

Report Live: Brunori Sas @ Lokomotiv (Bologna)


Dopo una lunga rincorsa finalmente si va a vedere Brunori Sas.
Perchè era già passato diverse volte ma c'era sempre stato un motivo per non riuscire e quindi arriviamo per il volume 2, album apprezzato da pubblico e critica e che ha confermato il talento del poco più che trentenne di Cosenza.
Che si presenta senza baffi e una faccia infinitamente più pulita e giovane rispetto alle foto che girano.
L'effetto è strano e conferma l'attitudine giovane della serata, a partire dalla giovanissima Maria Antonietta in apertura (acidi pezzi punk voce e chitarra, divertente dal vivo, difficilmente pensabile su disco) e finendo con un pubblico che riempe il locale e una età media più bassa di quella ipotizzabile.
Diciamo subito che il bilancio è di un buonissimo concerto, con qualche ni.
Qualche ni perchè se piacciono e molto i pezzi lenti (in particolare Il Giovane Mario, suonata con i soli chitarra e archi) in altri pezzi l'energia che si scatena è parecchio più elevata che su disco e questo fa perdere leggermente la patina da disco di tanti anni fa e di fascino vintage che riempe i dischi.
Mi spiego: l'idea di dare un'impronta più veloce e movimentata al live è bella e comprensibile e il pubblico apprezza, battimano, qualche momento un pò karaoke e tanta energia.
E non ci sono particolari nemmeno da dire sulla messa in scena, grazie anche alla presenza di un Brunori Sas assolutamente simpatico e mattatore, divertente e vicinissimo al pubblico (quella bella collaborazione di chiacchere che si instaura in alcuni concerti, con il palco che divide molto meno del solito artista e chi c'è sotto).
Però, semplicemente, è troppo maggiore l'impatto dei brani più lenti (che lui definisce romantici) rispetto agli altri.
Tutto diventa da festa a piccolo concerto privato, il pubblico finalmente ricomincia a ascoltare e rallenta la sua voglia di cantare.
In quei momenti tutto è davvero magico.
E di momenti ce ne sono, perchè Brunori, accompagnato da fiati, archi, batteria, tastiere e cori non si risparmia, con quasi un'ora e mezza di live equilibrata da i due album suonati fondamentalmente al completo.
Promosso al live, speriamo che la vena intimista rimanga sempre quella di maggiore spicco.

giovedì 27 ottobre 2011

Preview - The Black Keys


I Black Keys sono un'ottima band.
Duo in circolazione già da una decina d'anni, sette album pubblicati, tanta gavetta e poi una lenta esplosione.
Viene da dire che tutto sia poi successo in realtà con Brothers.
Ed è ben raro che una band dia il meglio al settimo album in studio, eppure è successo.
Brother è uno dei migliori album del decennio, pieno di magnetismo, suonato meravigliosamente, compatto, energico e sensuale allo stesso tempo.
Ora due bellissime notizie.
Sta già per uscire il nuovo album, intorno ai primi di dicembre, intitolato "El Camino" e il 30 Gennaio suonano a Milano, dopo una vita che non apparivano sul nostro suolo.
Non bastassero le belle notizie, c'è un nuovo singolo, Lonely Boy, che sembra proseguire ottimamente il discorso di Brothers.
Sotto il video.

lunedì 24 ottobre 2011

Due parole, nulla più, sui Coldplay.


C'è stato un preciso momento in cui, secondo me i Coldplay sono stati una grande band.
Una band che è rimasta uccisa dal successo e continua ad averne per il medesimo motivo.
E' successo poco dopo Parachutes, il famoso esordio.
Già un buon annetto dopo un ottimo acquisto all'Ipercoop, ai tempi in cui si vendevano i singoli, in cui, indeciso tra non ricordo cosa e quello "The Blue Room EP" feci una scelta prettamente consumistica.
Pensai, cinque pezzi sono meglio dei due-tre di un normali.
Non sapevo di avere in mano (quasi) il meglio dei Coldplay.
 Una ventina di minuti, due pezzi in veste un pelo diversa che sarebbero finiti nell'album e tre inediti uno più bello dell'altro, in particolare Bigger Stronger ma soprattutto Such a Rush.
Sofferta, emozionante, una voce splendida, una costruzione vicina in un qualche modo a Exit Music dei Radiohead con una esplosione finale, per un grande pezzo, che poi sotto vi faccio sentire.
Non è stato questo il grande momento dei Coldplay.
E' stato questo Ep, il primo buonissimo album e il primo pezzo del secondo, quella Politik che a me pare un grandissimo pezzo, coraggioso nel suo aprire un discorso, con una struttura diversa dal solito e quei due, emozionanti finali.
In quel momento i Coldplay erano per me quelli capaci di continuare a fare i Radiohead prima di Kid A, di darci sperimentazione, malinconia, una splendida voce e buonissime melodie.
Di riprendere il binario impazzito di Thom Yorke e soci che sarebbero spariti dal mondo dei videoclip per proseguire in una personalissima e scintillante carriera lasciando però il vuoto di dischi come The Bends.
Poi, però, pur con qualche lampo, è iniziata la discesa.
Che forse nel mio cuore è stata durante un live non di livello, con una sovraesposizione mediatica eccessiva rispetto agli album e con una frettolosa tendenza a scivolare sempre più nei cori da stadio e nell'immediatezza, ma non l'immediatezza buona, quella fastidiosa.
Così, un lento distacco, a disagio, lo stesso disagio che si percepisce in ogni recensione e commento online di certi ambienti, perchè ci avevamo creduto.
Invece ci si ritrova dei nuovi U2 ma con la stessa stanchezza compositiva e se pure il precedente album,Viva la Vida era secondo me abbastanza apprezzabile con bei suoni e buoni tentativi, in questo nuovo album manca la sostanza.
Troppo pop, troppi suoni ariosi, troppa alone da "suoneremo insieme  tutti sotto le stelle allo stadio".
E c'è una bella differenza tra gli Arcade Fire che col passaparola fanno diventare inni da stadio quelli che non nascono tali e questi pezzi che sono costruiti palesemente a tavolino.
Per non parlare del duetto con Rihanna.
Che sarà pure un bel pezzo pop, ma non è ciò che interessa su questi lidi.
Per cui, torniamo indietro a quando ancora si poteva avere speranza.


sabato 22 ottobre 2011

Il ritorno dei Los Campesinos


I Los Campesinos sono forti.
Sono forti e si è parlato di loro un pò troppo.
Ora che l'hype è scemato e fondametalmente il nuovo album passa un pò senza particolari attenzioni (sarà così) possiamo parlarne con piacere.
I Los Campesinos sono un pò  la risposta del Galles agli svedesissimi I'm From Barcelona.
Sono un gruppo corale, che suona con parecchie persone e parecchi strumenti, usa parecchie voci per cori e sovracori e regala atmosfere spensierate, casinare, da birra e amici.
Difficile ripassino in Italia per qualche anno dopo un assurdo tour appena dopo l'album d'esordio in tre posti enormi (ricordo l'Estragon di Bologna) prezzi impopolari (20euro mi pare) e un totale di...100 persone per tutte e tre le date messe insieme?
Probabile.
Ricordo che fui tra quelle, un giovedì sera all'Estragon, con un amico con cui credo di essere uscito solo quella volta che pure ci portava una ragazza (secondo me lui era lì solo per provarci con lei) e per noia, perchè non valevano il prezzo.
Però, detto questo fu un bel concerto.
Tanta, tantissima energia, divertimento, rilassatezza, una bella attitudine a credere in un prodotto impopolare perchè troppo leggero ma non così brillante da trovare troppe hit indimenticabili (solo You!Me!Dancing! e Death To Los Campesinos lo erano).
Ma molto meglio di quei pochi spettatatori e che il gruppo ci credesse era evidente dal secondo album pubblicato pochi mesi dopo e un terzo un annetto dopo.
Poi una giusta e fisiologica pausa.
Ora un album dal titolo strano per loro "Hello Sadness" in uscita a breve e un singolo "By Your Hand" piuttosto piacevole che sentiamo sotto.
Bentornati, c'è solo da volergli bene, senza chissà quale aspettativa.

giovedì 20 ottobre 2011

Autunno/inverno Live



Appuntamento circa mensile del blog, ovvero un piccolo calendario selezionato con il meglio che c'è in arrivo in ambito live.
Come al solito il tutto sconta semplicemente il mio gusto personale e può mancare qualcosa perchè non lo sono venuto a sapere oppure l'ho reputato meno interessante.
Con l'asterisco le cose nuove rispetto al mese scorso...

Brunori Sas
  • 28 Ottobre - Lokomotiv, Bologna
  • 29 Ottobre - Ravenna - Bronson
  • 03 Novembre - Roma- TBC
  • 04 Novembre - Pescara - Zu Bar
  • 05 Novembre - Brescia- Vinile 45
  • 11 Novembre - Modena - Spazio Off
  • 12 Novembre - Firenze- Flog
  • 23 Novembre - Roma - Auditorium, Parco della musica

Pete And The Pirates


  •     Giovedì 27 Ottobre Spazio 211 – Torino
  •     Venerdì 28 Ottobre London’s Corner c/o Le Male Club
  •     Sabato 29 Ottobre Covo Club – Bologna
The Rapture
  •     7 Novembre, Magazzini Generali - Milano
Fleet Foxes
  •     17 novembre 2011 - Atlantico Live, Roma
  •     19 novembre 2011 - Estragon, Bologna
  •     20 novembre 2011 - Teatro Smeraldo, Milano

Kasabian

  •     20 Novembre - Alcatraz, Milano (pare già sold out)
The Horrors
  •     Martedì 22 Novembre - Milano, Magazzini Generali
  •     Mercoledì 23 Novembre - Roma, Alpheus
  •     Giovedì 24 Novembre - Bologna, Estragon
Junior Boys
  •     29 Novembre 2011 – Milano – Magnolia
  •     30 Novembre 2011 – Bologna – Locomotiv
  •     01 Dicembre 2011 – Roma – Circolo Degli Artisti
*Patrick Wolf

  • 1 Dicembre - Spazio 111, Torino
    • 2 Dicembre - Fabbrica Del Vapore, Milano
  • 3 Dicembre - Bronson, Ravenna
*Badly Drawn Boy 

  • 9 Dicembre - Covo, Bologna
    • 10 Dicembre - Piper, Firenze

*The Black Keys
  • 30 Gennaio 2012 - Alcatraz, Milano 
*Clap Your Hands Say Yeah
  • 18 Febbraio 2012 - Covo, Bologna 

mercoledì 19 ottobre 2011

Ascolti: Noel Gallagher - Noel Gallagher's High Flying Birds


Gli Oasis hanno diviso tutti e fatto discutere tutti.
Due grandissimi album, poi momenti alternati, la capacità di far parlare sempre di sè per un pezzo, una litigata o una collaborazione.
La personalità, in sostanza, unita alla capacità di dare vita a pezzi in alcuni casi immortali.
Ho avuto il piacere di vederli live in un momento strano: l'ultimo album, un tour rilassato e molto ben suonato.
In sostanza, il loro momento migliore: superati i litigi, ritornati alla brillantezza compositiva degli esordi (gli ultimi due album da studio sono davvero buoni e in una certa musica coraggiosi, pur parlando degli Oasis).
Poi, quel giorno, la litigata finale.
E le due carriere parallele.
I Beardy Eye con Liam e Noel che ha atteso parecchio e poi ha dato alla stampe, in questi giorni, il suo atteso album.
Si è sempre detto che Liam era la voce e Noel la mente.
Avevo avuto la stessa impressione live.
Fatto sta che è difficile ascoltare questo album come fosse un album di Noel.
Sembra un album degli Oasis.
Degli ultimi Oasis e dei primi anche.
C'è (anche troppo) The Importance of Being Idle, ultima grande gemma del gruppo inglese, replicata qui in The Death of You And Me.
E soprattutto c'è tanto The Masterplan.
Non so perchè ma c'è tanto The Masterplan  e affini.
La cosa particolare (e inaspettata) è che ci sono pochissime ballate.
Pensavo sarebbero stare il tema dominante e invece tutt'altro.
Per il resto, che dire: suona bene, è bello ma è uguale a tanti album degli Oasis.
Vi piacciono gli Oasis rock'n'roll? Eccoli qui.
Come sempre, senza sconti, tutto sta in base all'amore per questo gruppo.
Una buon sufficienza, ad ogni modo.

Propaganda - Stagione 2, Episodio 3

La puntata numero tre di questa stagione è stata densa di musica. Musica e novità e qualche parola nel mezzo, per presentarla e raccontarla...