IL NEGOZIANTE - Consigli non richiesti su tutto che si possa definire interessante in questo mondo
martedì 11 settembre 2012
La Cover dell'anno: Mark Lanegan, Martina Topley Bird e Warpaint alle prese con gli XX
Questa è una bomba.
Prendiamo un pezzo dal clamoroso esordio degli XX, Crystalized.
Cambiamo le voci, mettiamoci Mark Lanegan e Martina Topley Bird (indimenticata musa di Tricky ai tempi di Maxin Quaye e più che discreta solista), aggiungiamo agli strumenti i Warpaint, band dream pop americana.
Ed ecco una Crystalized come se l'avessero composta i Massive Attack, cupa, oscura, più sexy, dilatata e forse quasi migliore dell'originale o perlomeno di pari brillantezza.
Cover dell'anno, a mani basse, per il momento.
lunedì 10 settembre 2012
Ascolti: Glen Hansard - Rhythm And Repose
Una vita fa (tecnologicamente parlando) mi ritrovai sull'hard disk alcuni pezzi dei The Frames.
Sincero e onesto: non so perchè, non so dove ne avessi letto, non so perchè ne avessi solo alcuni pezzi.
Una certezza: era l'epoca degli mp3 a 128k (che si sentivano bene solo se avevi delle casse che facevano sentire male tutto) e dovevi cercavi i file a 192 o 256 come fossero oro.
In Italia l'Adsl era un sogno lontano, raggiungibile per pochi, i torrent erano agli albori e cercavi questi file su Emule o comunità in cui non sono mai riuscito ad entrare come Soulseek.
Le voci si rincorrevano nella rete con il sapore del segreto.
Tutto diverso da ora, dove in pochi secondi hai ogni disco a disposizione, inutile negarlo, sia in download legale che non.
Fatto che sta quei pochi mp3 di questi Frames sono sempre rimasti lì, a ruotare di tanto in tanto, specie con Finally.
Finally era un brano spettacolare, un crescendo di intensità emotiva di rara bellezza e alla cui voce, questo strano cantante, questo tale Glen Hansard, dava davvero qualcosa che non senti tutti i giorni.
Poi la storia tra me e Glen Hansard si era presa una pausa (addirittura il suo nome l'ho imparato poche settimane fa).
Io ho continuato ad ascoltare tanta musica, lui ha prodotto qualcos'altro con quel gruppo e poi ha fondato gli Swell Season, con cui ha pure vinto un Oscar per un brano in una colonna sonora (e, lo ammetto, ha pure suonato qui a Ferrara, senza attrarre il mio interesse).
Insomma, dopo tanto tempo, ci siamo ricongiunti.
Non è stato con le belle recensioni o con la data bolognese di questa estate, no, è stato con un David Letterman Show, gentilmente offerto da Rai 5, in cui suonava un brano, Bird Of Sorrow.
Brano abbastanza clamoroso e allora via di ascolto, via di album e via di percorso che è stato raccontato fin qui.
E su cui non c'è molto da aggiungere, in fondo.
Rhythm And Repose, prima esperienza solista di questo quarantenne di Dublino, è uno dei migliori e più intensi album di cantautorato di questi anni, una via di mezzo tra l'Eddie Vedder solista, un pizzico del Damien Rice più intenso e un qualsiasi grande autore degli anni sessanta o settanta.
Qualche arco, molta chitarra, parecchio pianoforte e una voce su tutto.
Molta in Bird Of Sorrow, che c'è solo da aspettarla in un momento sentimentale di qualche film o serie tv.
Tanta classicità invece in Talking With Wolves, tanto dolore in The Storm, It's Coming.
Pochi o nessuno i momenti deboli, poca, se vogliamo, sperimentazione, solo un gran bel disco di quelli che ne hai sentiti mille e poi ne ascolti anche un altro se, come questo è bello, bello davvero.
domenica 9 settembre 2012
Ascolti: Animal Collective - Centipiede Hz
Primo assunto: trovo gli Animal Collective sopravvalutati.
Un assunto necessario per inquadrare questa opinione sul nuovo lavoro della formazione americana, che conta su una produzione sterminata, pur avendo esordito solo nel 200 (si parla di una decina di album, progetti solisti, collaborazioni e altro, superando abbondantemente la decina come somma totale).
Quindi chi scrive non fa parte di quella corrente di "impazzimento collettivo" per le prove di questa band, sospesa tra sperimentazione, rock, elettronica, venature folk e soprattutto tantissima ricerca sonora.
E' però vero, incontestabile, che il precedente Merriwheater Post Pavillion i suoi numeri ce li aveva: My Girls - Summertime Clothes - Brothersport erano un trio di ottima fattura.
Insomma, la speranza c'era.
Invece l'impressione finale di questo Centipiede Hz è quella di un disegno con così tanti colori e tratti che riesce difficile scorgerci qualcosa di compiuto.
E intendiamoci, non è che si voglia chiedere al gruppo di arrivare una forma pop.
Per niente.
Anzi, apprezzabilissimo il sempre costante tentativo di trovare nuove strade.
Però che l'album sia confuso, infine, è proprio vero.
Partiamo dalle cose buone: Today's Supernatural, una specie di Mgmt in acido, è brillante.
L'energia, poi di Monkeys Riches (che se durasse la metà sarebbe un piccolo gioiello.
Però il resto poi si trascina stancamente, pur pieno di energia: New Town Burnout, ad esempio o Applesauce.
Se il gruppo nella prova precedente aveva dato l'impressione di essere coeso e riuscire a sintetizzare i concetti, per buona parte dell'album, in maniera buona, questa volta invece non ci riesce.
E così si ritorna al punto iniziale.
Difficile pensare che siano davvero gli Animal Collective il punto di riferimento di una scena musicale.
Secondo me sono interessanti sperimentatori con occasionali lampi di brillantezza.
Un pò come questo disco, che ruota intorno alla sufficienza in maniera vorticosa.
Animal Collective - Today's Supernatural by Gonzalo Marín
sabato 8 settembre 2012
Il supergruppo Atoms For Peace al primo singolo
Di solito i supergruppi tradiscono le attese, pieni di nomi importanti e poi deludenti nei dischi, raramente del valore dei singoli elementi messi insieme.
Non è detto che questo valga anche per gli Atoms For Peace, cinque elementi che rispondono nientemeno che a Thom Yorke (Radiohead) Flea (Red Hot Chili Peppers) Nigel Godrich (produttore e sesto membro dei Radiohead) Mauro Refosco (percussionista brasiliano) e Joey Waronker (batterista e produttore).
Nati per puro divertimento live, sono rimasti nel cuore dei protagonisti e mai realmente abbandonati, come piccolo progetto a tempo perso.
Era il 2009 e tre anni dopo siamo arrivati a Default, prima traccia, che anticipa un futuro album, dai tempi ancora incerti.
Non è niente male, tra l'altro, molto vicino, come brano, alle suggestioni del Thom Yorke solista di The Eraser.
Sarà la volta di un super album da un super gruppo?
Atoms For Peace – Default by gavrila
mercoledì 5 settembre 2012
Hundred Waters, Dalla Florida.
In tutta onestà, non è che abbia ancora capito troppo di chi sono questi Hundred Waters.
Ne parlano bene su Pitchfork (un punto in più) escono dell'etichetta di Skrillex (due in meno) vengono dalla Florida e sono in cinque.
Quello che importa sono due cose, il bel singolo (che dà il nome al nuovo Ep) Thistle, pezzo che potrebbe benissimo essere uscito dalla Bjork di Homogenic e, non da meno, lo splendido video in stop motion che lo accompagna.
Sul gruppo approfondiremo, per ora, dopo questi giorni di piogge ad annunciare l'arrivo dell'Autunno, una bella visione serale.
martedì 4 settembre 2012
Report Live: A Perfect Day Festival, Giorno 3.
Quando, a qualche minuto dalla mezzanotte, i Sigur Ròs suonano le prime note di Popplagiò chiudo gli occhi per un attimo e mi rilasso completamente.
Il mal di schiena si prende un pausa, sapendo che mancano undici o dodici minuti prima del ricominciare a poter assumere posizioni diverse dallo stare in piedi in direzione palco.
Dietro le mura del Castello di Villafranca una luna decisa sbuca per l'ennesima volta dalla leggera coltre di nubi che ben si è comportata durante la giornata, graziandoci da una pioggia temutissima e che avrebbe messo alla prova il terreno (una volta erba, ora spesso fango).
Sotto il palco dieci o dodicimila persone piuttosto educate e tranquille si apprestano a godersi quella che è LA chiusura dei Sigur Ròs e che non avrebbe senso cambiare.
Un pezzo atteso per dieci anni dal sottoscritto, che per un motivo o l'altro non aveva ancora potuto vedere la band islandese live e che parte, come previsto, per fortuna.
Ma prima di arrivare a questo momento, torniamo indietro.
Perchè alle 16.59 del mio cellulare, quei tre minuti prima di riuscire ad entrare dopo una bella fila, si odono le note degli Alt + J.
Che dovrebbero essere sconosciuti o quasi alla maggior parte del pubblico e invece vengono accolti più che bene, con molti applausi, qualche voce nel pubblico che racconta la storia del nome, forse addirittura diverse persone sembrano canticchiare i brani di An Awesome Wave, suonato giustamente quasi per intero con ottimi risultati.
I quattro inglesi superano insomma la prova live, nonostante la piena luce e il clima di festa in preparazione (ci si potrebbe immaginare molti ancora ad attaccare le decorazioni, se fosse Natale) e salutano con un'ottima Taro, chiusura del disco e del live, salutando con la speranza di un (più che probabile) ritorno per un tour esteso.
Passa un pò ed è il momento dei Deus. Che, è giusto essere onesti, non mi hanno mai fatto impazzire.
Così, già visti di spalla (o a fianco, perchè così era il Bands Apart) agli Interpol ad un Ferrara Sotto le Stelle di qualche anno fa, si decide per cogliere il momento per birra e piadina, compagni ufficiali dei Festival Italiani.
E forse è l'aria fresca, forse lo stare un pò seduti ma, per farla breve, la band belga sembra piuttosto in forma, molto più che a Ferrara.
La loro miscela musicale continua a non farmi impazzire ma la sensazione è che ci fosse parecchia energia e quindi, per quel che vale, bravi,dai.
Giudizio diverso per la Mark Lanegan Band.
Dritto al punto: scaletta troppo rude, un'oretta troppo fredda, in confronto specie poi al concerto di Bologna di qualche mese fa.
Che per carità, la voce è quella incredibile di sempre, il carisma anche nella posizione immobile pure, i compagni sul palco fanno il loro compito senza particolari problemi.
Però sembra mancare il cuore a questa esibizione e non è per i soli due thank you al pubblico di Lanegan, anzi, ma per una scaletta davvero improntata ai soli (o quasi) brani più energici dell'ultimo disco (con qualche ripescaggio dal passato).
Insomma, con un impianto e un pubblico del genere, una "Bleeding Muddy Water" ci sarebbe stata ben volentieri.
Non è invece, infine, il cuore a mancare ai Sigur Ròs.
Sono tutti o quasi qui per loro e se stupisce sempre il pubblico ormai (numericamente) mainstream conquistato dalla band, la dimensione live risponde per buona parte allo stupore.
E quindi diciamo alcuni anche se.
Anche se, è giusto dirlo, il concerto parte un pelo, non so come dire, contratto e sembra spiccare veramente da Ny Battery in poi, terzo brano in scaletta.
Anche se è mancata qualche suggestione visiva (la tenda in trasparenza di un precedente tour, il meraviglioso effetto visuale di Tornado del Jonsi solista a Ferrara).
Anche se la band stessa sembra disconoscere un pò l'ultimo disco, Valtari, di cui pure non si è scritto male su questo blog, suonando in gran parte brani da Agaetis Bjryun - ( ) - Takk.
Con questi anche se, rimane la sensazione di una grande band, di una voce, quella di Jonsi, fuori parametro (non è una voce, è uno strumento musicale) e non ha molto senso parlare dei singoli brani, se suoni una specie di greatest hits, da Hoppipolla a Svefn-G-Englar a Olsen Olsen, beh, va tutto bene.
E soprattutto, siamo di nuovo qui, se chiudi con Poppagiò, una delle più stupefacenti prove musicali dell'ultimo decennio (o di sempre, libera scelta) con il suo lento incedere iniziale e poi quel cambio di ritmo, la batteria che pulsa prima pesante e poi in lento, infinito crescere, con Jonsi a superarsi vocalmente e poi tutti insieme, in un turbine sonoro che avvolge Villafranca e le sue migliaia di persone, allora se chiudi così, non puoi che fare contenti tutto, dalla giovane ragazzina alle (diverse) persone sulla cinquantina e passa che abbiamo intravisto lungo la giornata.
Ultimi complimenti a Vivo (o Indipendente, come sarà sempre per me) per un bel festival, in una bella cornice, ben organizzato, con volumi alti come devono essere.
C'è spazio anche in questa nazione per musica e rispetto reciproco, il pubblico ha risposto bene, continuate a crederci.
Specie finchè esisteranno gruppi così magici.
Il mal di schiena si prende un pausa, sapendo che mancano undici o dodici minuti prima del ricominciare a poter assumere posizioni diverse dallo stare in piedi in direzione palco.
Dietro le mura del Castello di Villafranca una luna decisa sbuca per l'ennesima volta dalla leggera coltre di nubi che ben si è comportata durante la giornata, graziandoci da una pioggia temutissima e che avrebbe messo alla prova il terreno (una volta erba, ora spesso fango).
Sotto il palco dieci o dodicimila persone piuttosto educate e tranquille si apprestano a godersi quella che è LA chiusura dei Sigur Ròs e che non avrebbe senso cambiare.
Un pezzo atteso per dieci anni dal sottoscritto, che per un motivo o l'altro non aveva ancora potuto vedere la band islandese live e che parte, come previsto, per fortuna.
Ma prima di arrivare a questo momento, torniamo indietro.
Perchè alle 16.59 del mio cellulare, quei tre minuti prima di riuscire ad entrare dopo una bella fila, si odono le note degli Alt + J.
Che dovrebbero essere sconosciuti o quasi alla maggior parte del pubblico e invece vengono accolti più che bene, con molti applausi, qualche voce nel pubblico che racconta la storia del nome, forse addirittura diverse persone sembrano canticchiare i brani di An Awesome Wave, suonato giustamente quasi per intero con ottimi risultati.
I quattro inglesi superano insomma la prova live, nonostante la piena luce e il clima di festa in preparazione (ci si potrebbe immaginare molti ancora ad attaccare le decorazioni, se fosse Natale) e salutano con un'ottima Taro, chiusura del disco e del live, salutando con la speranza di un (più che probabile) ritorno per un tour esteso.
Passa un pò ed è il momento dei Deus. Che, è giusto essere onesti, non mi hanno mai fatto impazzire.
Così, già visti di spalla (o a fianco, perchè così era il Bands Apart) agli Interpol ad un Ferrara Sotto le Stelle di qualche anno fa, si decide per cogliere il momento per birra e piadina, compagni ufficiali dei Festival Italiani.
E forse è l'aria fresca, forse lo stare un pò seduti ma, per farla breve, la band belga sembra piuttosto in forma, molto più che a Ferrara.
La loro miscela musicale continua a non farmi impazzire ma la sensazione è che ci fosse parecchia energia e quindi, per quel che vale, bravi,dai.
Giudizio diverso per la Mark Lanegan Band.
Dritto al punto: scaletta troppo rude, un'oretta troppo fredda, in confronto specie poi al concerto di Bologna di qualche mese fa.
Che per carità, la voce è quella incredibile di sempre, il carisma anche nella posizione immobile pure, i compagni sul palco fanno il loro compito senza particolari problemi.
Però sembra mancare il cuore a questa esibizione e non è per i soli due thank you al pubblico di Lanegan, anzi, ma per una scaletta davvero improntata ai soli (o quasi) brani più energici dell'ultimo disco (con qualche ripescaggio dal passato).
Insomma, con un impianto e un pubblico del genere, una "Bleeding Muddy Water" ci sarebbe stata ben volentieri.
Non è invece, infine, il cuore a mancare ai Sigur Ròs.
Sono tutti o quasi qui per loro e se stupisce sempre il pubblico ormai (numericamente) mainstream conquistato dalla band, la dimensione live risponde per buona parte allo stupore.
E quindi diciamo alcuni anche se.
Anche se, è giusto dirlo, il concerto parte un pelo, non so come dire, contratto e sembra spiccare veramente da Ny Battery in poi, terzo brano in scaletta.
Anche se è mancata qualche suggestione visiva (la tenda in trasparenza di un precedente tour, il meraviglioso effetto visuale di Tornado del Jonsi solista a Ferrara).
Anche se la band stessa sembra disconoscere un pò l'ultimo disco, Valtari, di cui pure non si è scritto male su questo blog, suonando in gran parte brani da Agaetis Bjryun - ( ) - Takk.
Con questi anche se, rimane la sensazione di una grande band, di una voce, quella di Jonsi, fuori parametro (non è una voce, è uno strumento musicale) e non ha molto senso parlare dei singoli brani, se suoni una specie di greatest hits, da Hoppipolla a Svefn-G-Englar a Olsen Olsen, beh, va tutto bene.
E soprattutto, siamo di nuovo qui, se chiudi con Poppagiò, una delle più stupefacenti prove musicali dell'ultimo decennio (o di sempre, libera scelta) con il suo lento incedere iniziale e poi quel cambio di ritmo, la batteria che pulsa prima pesante e poi in lento, infinito crescere, con Jonsi a superarsi vocalmente e poi tutti insieme, in un turbine sonoro che avvolge Villafranca e le sue migliaia di persone, allora se chiudi così, non puoi che fare contenti tutto, dalla giovane ragazzina alle (diverse) persone sulla cinquantina e passa che abbiamo intravisto lungo la giornata.
Ultimi complimenti a Vivo (o Indipendente, come sarà sempre per me) per un bel festival, in una bella cornice, ben organizzato, con volumi alti come devono essere.
C'è spazio anche in questa nazione per musica e rispetto reciproco, il pubblico ha risposto bene, continuate a crederci.
Specie finchè esisteranno gruppi così magici.
domenica 2 settembre 2012
Paul Banks solista, atto secondo.
Gli Interpol sono una delle cose più incredibili successe nel decennio scorso, a partire perlomeno da Turn Off The Lights (disco mostruoso) fino a Antics, che per qualche ragione non convinse tutti come l'esordio ma ne era almeno pari di livello.
Poi un altro paio di dischi dal più che discreto (Our Love To Admire) all'appena sufficiente (Interpol, 2010).
E se sul proseguimento della band ci sono alcuni dubbi (ma speriamo, magari con rinnovata energia) prosegue il percorso solista del frontman Paul Banks, che si spoglia dello pesudonimo Julian Plenti e ci mette il proprio nome, con una importante dichiarazione di onestà.
Il disco uscirà in ottobre ma possiamo già ascoltare "The Base" primo singolo che sembra non essere male, pezzo intenso, atmosfere un pò diverse dalla band e un certo coraggio nella seconda parte.
Un buon ascolto per ora, in attesa fiduciosa del disco intero.
Basta spingere play.
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