IL NEGOZIANTE - Consigli non richiesti su tutto che si possa definire interessante in questo mondo
mercoledì 15 agosto 2012
Introducing: The Staves
Dai, buttiamoci qualche riga giù.
Se lo potrebbero meritare queste The Staves.
Che in tutta onestà hanno attirato la mia attenzione per una piccola segnalazione via Facebook che recitava "dopo il tour in apertura a Bon Iver..." e la foto di queste tre ragazze.
E così, pensando alla non indimenticabile apertura ferrarese di Bon Iver, affiancato in quel caso dai Polica, ho voluto approfondire, in una specie di sliding doors musicale.
Ebbene, forse sarebbe valsa la pena di fare cambio.
The Staves sono tre ragazze, di più, tre sorelle, di Watford, non lontano da Londra.
E che devono ancora pubblicare il primo album (in uscita il 22 Ottobre) e come suggeriscono i visi dolci propongono esattamente quello che ci si aspetterebbe, un folk pop acustico classico ma piacevole. E se è evidente dopo qualche mese che uno dei migliori dischi di quest'anno sarà quello delle First Aid Kit, che sono anche loro sorelle (anche se "solo" due) possiamo puntare qualche interesse a questo esordio, se confermerà i buoni pezzi finora rilasciati in un paio di Ep e esibizioni live.
Da tenere d'occhio, per uno di quelli che potrebbe uno degli album migliori da ascoltare quando arriva la malinconia dell'autunno.
domenica 12 agosto 2012
Anthony And The Johnson incontra Marina Abramovic
Un incontro intenso quello di Anthony (ci sarebbe il And The Jonhson ma per noi è Anthony) con Marina Abramovic, artista serba di performance che negli anni ha fatto molto scalpore per le sue esibizioni.
Di lei si parla in "The Life And Death of Marina Abramovic" film che analizza il percorso artistico della donna e in cui vi sono musiche inedite di Anthony.
Parallelamente, lo stesso Anthony sta per dare alle stampe Cut The World, album che rielabora in maniera sinfonica alcuni brani della discografia del cantante di New York.
Il cerchio si chiude nel brano omonimo, che raggiunge il culmine in un intenso (e agghiacciante) video con la stessa Abramovic e Willem Dafoe.
Poco da aggiungere, se non spingere play: bei momenti di musica e arte.
venerdì 10 agosto 2012
Ascolti: Bloc Party - Four
Si, certo, lo so.
Four, quarto album dei Bloc Party esce tra un mesetto, ma essendoci le prime recensioni in rete, mi son detto: si trova già?.
Si trova.
E per uno che considera Silent Alarm uno dei migliori dischi dello scorso decennio e che aveva imparato a pensare alla band capitanata da Kele Okereke come ad un discorso chiuso, visto l'ultimo disco uscito nel 2008 (no quel disco solista di Kele non è mai uscito) beh, è stato impossibile non buttarsi all'ascolto.
Dunque, procediamo per un paragone.
Qualche anno fa è uscito un qualcosa di simile, per intenti e nome, quel Third dei Portishead arrivato dal nulla dopo un decennio abbondante e che ci ha detto "ehi, i numeri uno siamo sempre noi".
Ecco, quel Third era stato come rivedere un amore passato in una fugace serata e poi ritrovarsi a vivere alcune ore di inattesa e estemporanea passione, con il cervello che dice "ecco quello che mi aveva fatto impazzire di te".
Bene, Four è il disco che ti fa dire "è stato bello, forse in passato ci siamo amati ma ora è tempo di staccare la spina".
E fa male, anche se succede.
D'altra cosa si può salvare da un disco così?
Percorriamoli.
Il primo uno - due fa tremare, "So He begins To Lie" sembra un pezzo mal riuscito dei Muse (cosa sono tutti questi suoni, effetti, chitarre, dove sono le melodie cristalline e la capacità strumentale della band?) 3x3 poi è un pezzo senza capo nè coda, con il suo tentativo di epicità malriuscita.
Poi un break, Octopus è un singolo quasi carino (peccato che quell'effetto sulla chitarra lo sentiremo in ben altri due pezzi), "Real Talk" pur suonando già sentita ci ricorda la bellezza della voce di Kele e ci fa pensare che se almeno in questo album i Bloc Party avessero evitato di riempire di suoni e chitarroni ovunque forse qualcosa di decente poteva uscirne.
Invece fanno pure peggio, e se fin qui eravamo su un paio di pezzi sufficienti e due pessimi, d'ora in poi si scende ulteriormente: Day Four pare voler clonare un noto pezzo dei Temper Trap (fa male scriverlo), Coliseum ha un inizio
Insomma, un mezzo disastro, momenti sopra o vicino alla sufficienza pochissimi, il desiderio di vedere nuovamente la band live completamente sfumato.
Soprattutto ci sono alcuni pezzi che sono quasi solo rumore: Ketting, vogliamo parlarne?
E viene da pensare a Lcd Soundsystem, un grandissimo che al terzo album e all'apice del successo ha lasciato il progetto perchè non sarebbe riuscito a replicarne i fasti.
E quindi facciamo finta di niente, miei Bloc Party.
Facciamo che avete scritto Silent Alarm (e vi ho visto live, che bello) e poi A Weekend In The City (discreto dai e vi ho rivisto live) e poi avete tentato una virata poco riuscita con Intimacy, di cui rimangono almeno il coraggio e un paio di lampi di classe in un declino già evidente.
E facciamo che Four non l'avete scritto, perchè potevate essere una band non qualunque e dunque è giusto ricordarvi per le cose belle.
Day Four by blocparty
giovedì 9 agosto 2012
I Will Wait, riecco i Mumford And Sons
Poche band sono riuscite negli ultimi anni ad abbracciare un pubblico così grande con il solo esordio quanto i Mumford And Sons.
Due i motivi fondamentali: alcuni singoli di grande impatto e probabilmente essere capitati al momento giusto nel posto giusto.
Così, come capita a volte, il quartetto londinese ha catalizzato prima l'attenzione della stampa specializzata (in Inghilterra la next big thing è sempre dietro l'angolo) e poi coinvolto una fetta trasversale di ascoltatori, tanto da arrivare in prima o seconda posizione nelle classifiche di parecchi stati, quali Austria, Canada, Irlanda, Olanda, Nuova Zelanda e Stati Uniti.
Tante parole per dire che Babel, secondo disco della band in uscita il 24 Settembre, sarà uno dei dischi più attesi della seconda parte dell'anno.
Ed è arrivata ieri "I Will Wait", primo estratto.
Un commento? E' il classico brano che "poteva stare benissimo nel primo disco" che vuol dire essenzialmente due cose: funziona piuttosto bene e non aggiunge troppo alla proposta musicale.
In attesa di un giudizio definitivo ecco il brano.
lunedì 6 agosto 2012
Sophomore per i Vaccines
In caso non lo si sapesse, Sophomore è "il secondo" in inglese, inteso come aggettivo per lo studente al secondo anno o come in questo caso la band al secondo disco.
Non so se ne parleremmo se non fosse Agosto, mese tranquillo per eccellenza, dove i dischi nuovi non ci sono ancora e la stagione dei concerti rallenta parecchio, per poi ripartire leggermente a Settembre e dare il via alla nuova stagione al chiuso in Ottobre.
Fatto sta che tra un mesetto sarà tempo del secondo disco dei Vaccines, forse una delle ultime Next Big Thing londinese (era il 2010) capace di un discreto successo di pubblico (e in parte di critica) con il classico esordio brit-rock divertente e spensierato (e con qualche indovinatissimo singolo).
E abbiamo già due pezzi, Teenage Icon e No Hope che, se possibile, alleggeriscono ulteriormente il discorso del primo album, due brani voce, chitarra e batteria, alla ricerca del ritornello più semplice, a media velocità.
In realtà, niente che si avvicini alle qualità di una Post Break-Up Sex, ma ci si può accontentare.
Difficilmente se ne parlerà molto, più interessante, se proprio, la prima volta live della band, dopo il rinvio dello scorso anno.
Saranno infatti presenti in compagnia dei Franz Ferdinand il 1 Settembre a Villafranca (Verona) nella seconda giornata dell'A Perfect Day Festival.
E intanto, un ascolto ai brani.
Teenage Icon by thevaccinesbrazil
The Vaccines - No Hope by The Vaccines
sabato 4 agosto 2012
Si avvicina il terzo album dei Grizzly Bear
A tre anni Veckatimest, apprezzatissimo secondo (in realtà terzo se si considerano i primi esperimenti del gruppo), capace di comprendere anche quella Two Weeks che abbiamo imparato ad amare, tornano i Grizzly Bear, quartetto di Brooklin, vero centro nevralgico della scena indipendente di questi ultimi anni.
Due pezzi già usciti, Sleeping Ute e ora Yet Again, piuttosto convincente nella sua proposta di rock psichedelico, con una bella parte vocale, un brano che, insomma, piace al primo ascolto e non è poco.
Per sicurezza, io le metto entrambe in streaming, così arriviamo alla stessa conclusione: attesa molto alta per un possibile candidato alle classifiche di fine anno.
Disco intitolato "Shields", in arrivo a metà settembre.
Siamo in attesa.
Grizzly Bear - Yet Again by El Ciervo Vulnerado
Grizzly Bear - Sleeping Ute by androojb
venerdì 3 agosto 2012
Un pensiero: concerti, permessi, voci dal coro
In questi giorni ci sono parecchie notizie che sarebbero musicali ma in realtà sono extramusicali, ovvero eventi che riguardano la percezione e la regolamentazione dell'attività live in Italia.
Parto dall'assunto che eviterò di dire "solo in Italia" (sarebbe troppo ovvio) perchè non conosco la situazione estera, anche la sensazione, per letture e viaggi è che sia ben diversa, migliore, più tollerata, di stati che comunque incoraggiano, sostengono e sono mediamente più giovani del nostro (paese vecchio per eccellenza).
La prima notizia fu qualche giorno fa, quando arrivo lo stop per il Bolognetti Rocks, gestito dal Covo e capace di dare una bella programmazione quasi sempre gratuita nell'estate Bolognese: una settimana prima del termine è stato sospeso il permesso per fare concerti.
Questione di regolamenti e (pare) di numero massimo di concerti possibili in un determinato posto.
Se a qualcuno pare assurdo, specie poi considerando che si tratta comunque di organizzare serate anche con cachet importanti a ingresso libero e quindi con grossi rischi economici, beh ben venga.
Non solo.
Qualche giorno dopo sul blog di Grillo appare una piccola demonizzazione della "movida" di Parma (nota città violenta del Nord) promuovendo come positivo il tentativo di limitare la gestione degli eventi nei centri città dopo le 21.
A cui segue una risposta di Max Casacci, casa Subsonica, di cui tutto si può dire ma a cui va riconosciuto il merito di avere lavorato per dare a Torino una scena musicale, con il proprio gruppo, con la produzione di altri e con la creazione di eventi (chi ha detto il Traffic?).
E che dice quello che è ovvio: non demonizziamo, semplicemente dobbiamo fare le cose per bene ma non possiamo davvero rientrare in una mentalità da persone di ottanta anni.
Ora: scivolare nelle pieghe problematiche della nostra nazione sarebbe retorico, scontato e pure ovvio, non lo faremo.
Semplicemente, per quel che serve, si vorrebbe ribadire un concetto, semplice e naturale: i ritrovi di giovani, la serate di musica (quali esse siano) così come la proiezione di un film o qualunque cosa possa essere il desiderio di condividere un pensiero artistico non può essere demonizzata.
Se un ragazzo si droga in una scuola, non vuol dire che è una scuola di drogati.
Se succede un ferito fuori da una discoteca, non si viene feriti se si va a ballare.
Se, infine, ragazzi e non ragazzi vogliono metterci impegno e soldi per creare qualcosa che sia cultura ci vogliono istituzioni che diano regole semplici e utili.
Non come, ne parlavo ieri per un'altra cosa, dover dipendere da ordinanze locali per poter organizzare live o djset (se vi chiedete a fini di decibel o altro cosa possa cambiare, non è chiaro a nessuno, ma pare che davvero si possa a volte scegliere solo una delle due modalità).
Non come dover suonare, a quanto ho letto (o visto, in prima persona all'Arena Civica di Milano) a volumi così bassi, se si è nel centro città, che già nelle prime file riesci a parlare tranquillamente con il vicino.
Nel momento in cui l'attività live finisce intorno alle 23, 23 e 30 massimo e dopo con volumi un pò più bassi si fa un pò di dj set, credo sia tutto tollerabile.
D'altra parte, se si sceglie di vivere in un centro città, si sa che sono spesso pieni di vita.
O dovrebbero.
Perchè poi si finisce a impedire di poter girare con un bicchiere dopo le 21 (di questo si parla a Parma) e poi a protestare se qualcuno rimane in piazza a chiaccherare a mezzanotte e infine di finirà a pensare ad aree chiuse per i giovani insonorizzate: ah,no quelli erano, come aree chiuse dico, i centri sociali, ormai passati alla storia come zone di disadattati, drogati e buoni a nulla.
Se la non conoscenza di un fenomeno (in questo caso la musica) deve portare all'insofferenza allora siamo davvero un paese anziano, stanco, che assurdamente gira felice per il mondo raccontando di queste "città che non dormono mai" di una Londra sempre accesa, allora davvero siamo Italiani che colonizzano le spiagge Spagnole d'estate per il divertimento e l'allegria, allora davvero mettiamo foto su Facebook di un cocktail in un club di New York scrivendo "questo si che è vivere" e poi rientrati in Italia facciamo manifestazioni e cartelli per il bar sotto casa che fa rumore.
E quindi siamo incoerenti e soprattutto poco giovani ma non di età ma di mente.
E dovremmo imparare che sono le idee e la cultura che ci hanno portato ad un mondo migliore, non una finestra abbassata, un doppio vetro costoso, per lasciarci guardare il programma di intrattenimento in prima serata, rinchiusi nel nostro mondo che è migliore di quello che non conosciamo.
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