IL NEGOZIANTE - Consigli non richiesti su tutto che si possa definire interessante in questo mondo
lunedì 23 gennaio 2012
Ascolti: Gotye - Making Mirrors
In un'altra epoca, quando ero piuttosto piccino, mi ero abituato alla seguente distinzione: in un album ci sono solo alcuni pezzi belli, gli altri sono riempitivi.
Era così nella musica pop, era così negli album da classifica, tanto che esistevano i singoli e tanto che mi veniva raccontato che decenni prima gli album erano spesso raccolte di singoli che uscivano man mano nei mesi.
Avrei poi scoperto che la verità era diversa: già non ci avevo mai creduto fino in fondo (ad esempio avevo comprato a 14 o 15 anni il grandioso album di Fat Boy Slim "You've come a Long Way, Baby e non avevo trovato questo crollo qualitativo) e soprattutto, avvicinandomi ai grandi classici musicali non era affatto vera questa distinzione singolo-riempitivo.
Mi è tornata in mente questa cosa al momento di ascoltare "Making Mirrors" trentenne australiano al terzo album in carriera, stregato da un singolo di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, "Somebody That I Used To Know" che per la cronaca è un successone in parecchi stati e non si sa perchè in Italia no.
Dico mi è tornato in mente perchè l'album non parte per niente male: Easy Way Out è un breve pezzo vicinissimo a Beck, Eyes Wide Open è un discreto elettro pop, Somebody That I Used To Know è probabilmente IL pezzo pop di questi mesi e anche Smoke And Mirrors, in pesantissimo odore di Gorillaz, si fa ascoltare piacevolmente.
Peccato che poi la seconda parte del disco sia in vistoso calo: State of Art è un pessimo reggae con un pessimo lavoro sulla voce, troppo lungo e privo di verve e ne è il pezzo peggiore ma anche gli altri brani, il cosiddetto lato b, rallenta i ritmi, perde in efficacia vocale, in melodie, in quasi tutto.
Discreta solo Bronte, a chiudere.
Insomma, un lavoro così così.
Che però, perlomeno ha la questione Somebody That I Used To Know: riuscito, perfetto, ti si pianta in mente e ha pure un bel testo che parla di disillusione con una amarezza non indifferente.
Teniamoci il buono, insomma.
Nel Soundcloud, tenete d'occhio i titoli da me segnalati: c'è una selezione dell'album ma sono in maggior parte i pezzi peggiori, magari partiamo dalla traccia 4...
Gotye - selected Making Mirrors tracks by Gotye
domenica 22 gennaio 2012
Ascolti: Maccabees - Given To The Wild
Una cosa che apprezzo molto e che in fondo è una delle cose belle della musica (o dell'arte) è quella di rinnovarsi.
Quella sorpresa che ti coglie quando incroci un percorso artistico che ad un certo punto svolta di netto.
Come, per rimanere in questi territori musicali e di età, è successo ai The Horrors, trasformatisi da innocua band al calare di una generazione indie rock inglese ad una solidissima new wave band capace di stupire.
Ecco, questo è successo anche ai The Maccabess.
Che al terzo album cambiano marcia.
Sempre ben considerati per il talento melodico e alcuni ottimi pezzi, il gruppo londinese aggiunge in produzione Tim Goldsworty (Dfa Records) e basta vedere il minutaggio delle tracce per capire che l'aria è cambiata.
Quasi sempre intorno ai 3 minuti il precedente album, tra i 4 e i 5 in questo.
Che dopo una introduzione si concede un brano "Child" a ritmo abbastanza lento e che ci consegna i temi fondamentali: aperture melodiche, ritmi leggermente più rilassati, una batteria in grande spolvero, una costruzione musicale enormemente cresciuta e spesso destinata a climax all'interno o al termine della canzone.
Sembra che il gruppo abbia assimilato qualcosa del sempre incredibile Silent Alarm dei Bloc Party e qualcosa dei più recenti Foals.
I momenti migliori sono due: il trittico iniziale fino a Ayla, riuscitissimo brano con un veloce pianoforte in sottofondo e la parte centrale Heave/Pelican (singolo di lancio) / Went Away.
In particolare piace (ma forse sono gusti personali) Heave, in procinto di esplodere per tutta la prima metà e poi brillante nel finale regalando (ma c'è in molti altri brani) un senso di epicità che non può non far pensare agli Arcade Fire.
Non ci sono particolari cadute di tono, in questi 52 minuti di musica che anzi richiedono parecchia attenzione per un gruppo passato per la grande semplicità e arrivato alla grande stratificazione musicale.
Bravi, bravi davvero.
The Maccabees - Pelican (Official Audio) by leonardalbert
venerdì 20 gennaio 2012
Notizie che sembrano non avere collegamento. E invece..
E invece, in fondo ce l'hanno.
Notizia prima: chiusi i siti Megaupload e Megavideo.
Nel giorno in cui parecchi siti importanti si sono chiusi per 24 ore per scioperare alla proposta di legge nota come SOPA (Stop Online Piracy Act) che potrebbe, se (difficile lo sia) rendere la vita molto più ardua alla pirateria, chiudono anche il sito di streaming video forse più famoso e uno dei più importanti raccoglitori di pacchetti audio/video.
Che, sia ben chiaro, la pirateria è cosa cattiva e sbagliata ma nella legge prevista darebbe troppo potere ha chi già ne ha tanto (approfondire qui se interessa) ma soprattutto è un ennesimo tentativo di dare restrizioni quando, perlomeno in campo musicale è già una battaglia persa.
Artisti importantissimi (e in numero sempre maggiore, ormai la totalità) regalano singoli in anteprima dei nuovi lavori (mp3 direttamente nella posta o solo da scaricare sul sito), spesso su qualche blog viene postato lo streaming completo del disco (che volendo è sempre facilmente scaricabile con programmi poco legali), c'è soundcloud che rende facile e veloce lo streaming e l'integrazione con piattaforme di blog e webzine.
Insomma: l'artista ha già accettato il fatto che il disco fisico non si vende quasi più, fatto salvo per gli appassionati che sono disposti ad acquistarlo (magari al banchetto del concerto) in cd o (sempre più) vinile.
Quindi, a chi giova questo costante tentare di rendere la vita difficile alla diffusione di contenuti musicali, specie quando è ormai dimostrato che da questi veicoli proviene gran parte della pubblicità, tra l'altro mirata e virale tramite piattaforme varie (vedi link via facebook dei contenuti della giornata)?
Quante date sold out avrebbero avuto I Cani senza Internet?
Nell'incertezza e nella speranza (ma forse no) che tante grandi aziende discografiche poco lungimiranti non facciano la fine (fallimento o grossa crisi) di BlockBuster, Kodak o in parte Nokia, passiamo alle belle notizie.
Collegate, si diceva, perchè la dimostrazione che il passaparola, l'apprezzamento e la qualità possono portare al successo è, negli ultimi anni, ben testimoniata dai The National.
Che ci hanno messo quasi 10 anni e 5 album per diventare da sconosciuti a popolarissimi.
Tanto che il buonissimo Alligator è entrato, nelle classifiche di 17 stati, solo in uno in una posizione e non propriamente in alto (n.165) mentre l'ultimo High Violet è entrato tra i primi dieci dischi più venduti in ben 12 di questi 17 paesi.
Avrebbero avuto la stessa possibilità negli anni novanta? Forse no.
Ad ogni modo, la notizia è che i The National sono i prossimi curatori dell'All Tomorrow Parties, date 7-9 dicembre 2012.
Per chi non lo conoscesse, la formula All Tomorrow Parties prevede che si dia ogni anno in mano la gestione della line up musicale ad un gruppo / artista, chiedendogli anche da curare una selezione letteraria e una cinematografica.
Si prende poi un posto (quest'anno è una delle location storiche, a Minehead, non lontano da Bristol, Inghilterra) con una capienza limitata, poche migliaia di persone e ci si faccia un festival.
In questo caso, 5000 circa persone in una specie di villaggio vacanze "requisito" da appassionati musicali per tre giorni, sotto la guida sapiente dei The National, che chiuderanno ovviamente con un loro concerto.
Già confermati per ora in scaletta anche, tra gli altri Owen Pallet, My Brightest Diamond, The Antlers, Tim Hecker.
Verosimilmente chi scrive ci andrà, quindi ne racconterò ampiamente.
Il collegamento sta tutto qui: gli appassionati di musica ci sono, chi è bravo ancora emerge, non è con la chiusura continua che si ottiene niente.
La musica è viva, vivissima.
Notizia prima: chiusi i siti Megaupload e Megavideo.
Nel giorno in cui parecchi siti importanti si sono chiusi per 24 ore per scioperare alla proposta di legge nota come SOPA (Stop Online Piracy Act) che potrebbe, se (difficile lo sia) rendere la vita molto più ardua alla pirateria, chiudono anche il sito di streaming video forse più famoso e uno dei più importanti raccoglitori di pacchetti audio/video.
Che, sia ben chiaro, la pirateria è cosa cattiva e sbagliata ma nella legge prevista darebbe troppo potere ha chi già ne ha tanto (approfondire qui se interessa) ma soprattutto è un ennesimo tentativo di dare restrizioni quando, perlomeno in campo musicale è già una battaglia persa.
Artisti importantissimi (e in numero sempre maggiore, ormai la totalità) regalano singoli in anteprima dei nuovi lavori (mp3 direttamente nella posta o solo da scaricare sul sito), spesso su qualche blog viene postato lo streaming completo del disco (che volendo è sempre facilmente scaricabile con programmi poco legali), c'è soundcloud che rende facile e veloce lo streaming e l'integrazione con piattaforme di blog e webzine.
Insomma: l'artista ha già accettato il fatto che il disco fisico non si vende quasi più, fatto salvo per gli appassionati che sono disposti ad acquistarlo (magari al banchetto del concerto) in cd o (sempre più) vinile.
Quindi, a chi giova questo costante tentare di rendere la vita difficile alla diffusione di contenuti musicali, specie quando è ormai dimostrato che da questi veicoli proviene gran parte della pubblicità, tra l'altro mirata e virale tramite piattaforme varie (vedi link via facebook dei contenuti della giornata)?
Quante date sold out avrebbero avuto I Cani senza Internet?
Nell'incertezza e nella speranza (ma forse no) che tante grandi aziende discografiche poco lungimiranti non facciano la fine (fallimento o grossa crisi) di BlockBuster, Kodak o in parte Nokia, passiamo alle belle notizie.
Collegate, si diceva, perchè la dimostrazione che il passaparola, l'apprezzamento e la qualità possono portare al successo è, negli ultimi anni, ben testimoniata dai The National.
Che ci hanno messo quasi 10 anni e 5 album per diventare da sconosciuti a popolarissimi.
Tanto che il buonissimo Alligator è entrato, nelle classifiche di 17 stati, solo in uno in una posizione e non propriamente in alto (n.165) mentre l'ultimo High Violet è entrato tra i primi dieci dischi più venduti in ben 12 di questi 17 paesi.
Avrebbero avuto la stessa possibilità negli anni novanta? Forse no.
Ad ogni modo, la notizia è che i The National sono i prossimi curatori dell'All Tomorrow Parties, date 7-9 dicembre 2012.
Per chi non lo conoscesse, la formula All Tomorrow Parties prevede che si dia ogni anno in mano la gestione della line up musicale ad un gruppo / artista, chiedendogli anche da curare una selezione letteraria e una cinematografica.
Si prende poi un posto (quest'anno è una delle location storiche, a Minehead, non lontano da Bristol, Inghilterra) con una capienza limitata, poche migliaia di persone e ci si faccia un festival.
In questo caso, 5000 circa persone in una specie di villaggio vacanze "requisito" da appassionati musicali per tre giorni, sotto la guida sapiente dei The National, che chiuderanno ovviamente con un loro concerto.
Già confermati per ora in scaletta anche, tra gli altri Owen Pallet, My Brightest Diamond, The Antlers, Tim Hecker.
Verosimilmente chi scrive ci andrà, quindi ne racconterò ampiamente.
Il collegamento sta tutto qui: gli appassionati di musica ci sono, chi è bravo ancora emerge, non è con la chiusura continua che si ottiene niente.
La musica è viva, vivissima.
mercoledì 18 gennaio 2012
The Cure, live, in Italia.
No, no.
I Cure non sono (ancora) fenomeni da baraccone di nostalgici nè (per fortuna) c'erano niente con quelle reunion di cui prima o poi scriverò ma per ora voglio evitare di parlare, perchè di vedere una generazione che si immola nel fare sold out per band che avrebbero potuto seguire i propri genitori (o fratelli più grandi) e dimentica tutto ciò che è nuovo (e spesso di valore) di oggi non è bello, non è bello per niente.
I Cure sono (ancora) un gruppo vivo e onesto.
Se l'ultimo album davvero buono (buonissimo) è Bloddflowers(2000), nel disco "The Cure" (2004) c'è Los, capolavoro degno dei migliori pezzi della band e tutto sommato 4:13 (2008) non è da buttare, anche se manca di acuti.
Insomma, onesti con sè stessi, capaci di live da tre ore e più, il gruppo di Robert Smith gira ancora per il globo ripercorrendo tutta la propria carriera e lo fa con pieno diritto (se si sa cosa si va a vedere).
Il 7 Luglio e il 9 Luglio, Milano e Roma, una di quelle che potrebbero essere le ultime occasioni per vederli dal vivo.
Chi può, ci vada.
7 Luglio – Rho (Milano) @ Heineken Jammin’ Festival
9 Luglio – Roma, Italia @ Ippodromo delle Capanelle
martedì 17 gennaio 2012
Ascolti: The Big Pink
Un lavoro perfetto ma così così, questo secondo dei Big Pink.
Perchè in fondo la seconda produzione di Milo Cordell e Robbie Furze, produttori londinesi a cui è venuta la bella idea di mettersi in proprio ha tutte le qualità (leggermente migliorate) dell'esordio aggiungendoci alcuni difetti tipici del secondo album.
In altre parole, questo album suona meravigliosamente bene, con una produzione (ci mancherebbe) sontuosa ma perdendoci in termini di qualità dei singoli brani.
Intanto per la presenza costante di suoni un pò già sentiti nell'album precedente che pure era già parecchio compatto ma forse, più di ogni cosa sulla questione voce.
Che salvo alcuni tentativi è fin troppo monocorde, con la stessa attitudine su ogni brano e al secondo album si perdona meno che al primo.
Peccato perchè le cose buone in fondo non mancano: Stay Gold ricalca i migliori momenti dell'esordio, Give It Up ricorda cose (buone) dei Gorillaz e ha un ritornello che potrebbe facilmente colpire qualche radio o televisione, 1313 rallenta i ritmi e si ascolta piacevolmente.
Insomma, il secondo album si sa, è sempre il più difficile, per cui promossi con riserva.
Ma il terzo ci farà dare il responso definitivo su questo progetto.
domenica 15 gennaio 2012
Lcd Soundsystem: Shut Up And Play The Hits
Se c'è stata una carriera folgorante e quasi perfetta è stata quella di James Murphy.
James Murphy inizia a rilasciare singoli dal 2002 (non singoletti, parliamo di Losing My Edge, Yeah e infine Daft Punk Is Playing At My House), nel 2003 esce la prima compilation targata Dfa (da lui fondata) che insieme a quella dell'anno successivo porta in scena una serie di nomi (The Rapture, Black Dice) pronti a conquistare i dancefloor (e non solo) di mezzo mondo ed esplode nel 2005 con il primo album solista (a nome Lcd Soundsystem), un capolavoro di elettronica suonata con strumenti reali, un modo non elegantissimo di dire che riesce a unire perfettamente il popolo rock e quello elettronico.
Nel 2006 crea una traccia passata inizialmente un pò in sordina, chiamata 45:33 e commissionata dalla Nike per lo strumento Nike Plus da unire all'Ipod, brano scritto per accompagnare una corsa di 45 minuti appunto, quasi esclusivamente strumentale e con i semi del secondo album di Lcd Soundsystem, Sound Of Silver che ne conferma le eccezzionali qualità e contenente All My Friends, punto più alto della produzione di Murphy, in un irresistibile crescendo a partire dalle note di un piano.
E siamo al 2007.
Un tour con gli Arcade Fire (2008) il continuo allargamento della scuderia Dfa Records (che riesce a imporre un suono più che riconoscibile) con nomi quali Factory Floor, Hercules And Love Affair, Holy Ghost, Hot Chip, Shit Robot, Yacht.
Nel 2010 un terzo album, This Is Happening, bello ma non indimenticabile, un tour travolgente (che arriva anche qui a Ferrara, in compagnia dei Chk Chk Chk) e poi l'annuncio: il progetto finisce qui.
Ai primi cenni di stanchezza (fisica e compositiva) e di inizio di una routine meno entusiasmante (il processo disco-tour), James Murphy esce di scena, avendo dato tanto, tantissimo alla musica di questi anni e sapendo gestire il proprio percorso creativo, in un'epoca di reunion nostalgiche e quasi sempre esclusivamente remunerative.
Con un'appendice, organizzata poco dopo l'annuncio dell'addio alle scene; una data, il 2 Aprile 2011, al Madison Square Garden, un concerto di più di tre ore per salutare tutti i fan.
Ora, al di là dell'ovvio Dvd che uscirà dell'evento, ci interessa Shut Up And Play The Hits, documentario che verrà presentato al Sundance Film Festival di quest'anno (uno dei miglior festival cinematografici del globo, per via della grande qualità nel premiare spesso film indipendenti, scomodi e controversi) che ci mostrerà le 48ore che hanno circondato l'evento (ovvero la preparazione e le ore successive) promettendo di mostrarci qualcosa di questa persona molto semplice e onesta che pure ha lasciato, come pochi altri, una traccia importante nello scorso decennio musicale.
Sotto il Trailer.
sabato 14 gennaio 2012
Ascolti: Still Corners - Creatures of An Hour
Ecco, questo è come dovrebbe essere un esordio.
Gli Still Corners, di cui avevamo parlato qualche settimana fa promettendo di ascoltare con calma il disco sono un duo londinese, etichetta Sub Pop, essenzialmente un duo uomo/donna (quattro invece dal vivo).
Niente a che vedere, come si potrebbe pensare, al mondo White Stripes, Kills o altri, insomma, niente garage rock chitarra/batteria, tutt'altro.
Si parla di Dream Pop, che essendo uno di quei termini che vuol dire tutto e niente, potrebbe sviscerare come i Raveonettes dalle sonorità pesantemente dark e una affinità (dichiarata dalla band stessa) con la parte sonora dell'Horror italiano di qualche decennio fa (e negli ultimi anni più che rivalutato, specie grazie agli omaggi e all'impegno di Tarantino).
La ricetta funziona grazie alla grande sensibilità della scrittura, basti pensare a "The White Season" verosimilmente destinata a essere prima o poi scoperta per l'uso televisivo / pubblicitario nel suo incipit, e con una prima parte del disco su livelli altissimi, almeno fino a "I Wrote In Blood", brano più lungo del disco e che più di tutti nella sua essenzialità ci consegna la voce di Tessa su una musicalità che ricorda Profondo Rosso e che forse più di tutti è simbolo della proposta musicale.
Poi, qualche brano a concludere il disco in leggerissima discesa ma rimane da promuovere sicuramente come uno degli esordi più importanti e riusciti di questi mesi.
Da non perdere il tour italiano di Marzo.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Propaganda - Stagione 2, Episodio 3
La puntata numero tre di questa stagione è stata densa di musica. Musica e novità e qualche parola nel mezzo, per presentarla e raccontarla...
-
La puntata numero tre di questa stagione è stata densa di musica. Musica e novità e qualche parola nel mezzo, per presentarla e raccontarla...
-
Poco di meglio, forse, di una donna capace di recitare e cantare. E farlo bene s'intende. Un pò la storia di Charlotte Gainsbourg, q...
-
Un post tra il personale e il nemmeno poi tanto. Che in fondo si tratta di lanciare un'idea nel vuoto (nessun diritto d'autore so...







