Ferrara sotto le Stelle Atto 3: The National & Beirut





Questa volta la facciamo un pò da fan.
Ovvero, con la solita felicità di poterci andare a piedi (poche centinaia di metri da casa) ci avviamo verso piazza Castello verso le sette, con l'intento di essere davanti.
Questa sera sul palco, The National, di spalla Beirut.
Partiamo da lui: il progetto di Zachary Francis Condon, alla prima volta dal vivo in Italia (strano eh?) si presenta forte di un nucleo centrale tra le prime file di fan pronti a cantare ogni parole delle sue canzoni e riesce a coinvolgere tutti con il suo allegro suono sospeso tra atmosfere di dell'Est Europa (fisarmonica, trombe...) e una certa attitudine vicina a Arcade Fire e in parte al buon Patrick Wolf.
Insomma: funziona, funziona eccome, fa divertire e ballare il piede (e venderà un buon numero di vinili a concerto finito, compreso uno al sottoscritto, con la piacevole quasi totale dimenticanza del supporto cd, ignorato dai più, a conferma del ritorno del vinile tra gli appassionati).
Nel frattempo in piazza Castello scende il buio e tra le chiacchere degli appassionati di Beirut (a cui confermiamo che i National sono americani, sentendoli fare le più disparate scommesse, non ultima quella di un gruppo svedese) arriviamo agli headliner di serata.
Che fanno un concerto in crescendo.
Perchè purtroppo Runaway a freddo è bella ma i volumi sono da sistemare e il gruppo stesso ancora in carburazione.
Così tutto si accende con Secret Meeting, da Alligator, con un finale esplosivo e Matt alla voce che finalmente prende il pieno controllo del palco (aiuterà il vino, alla fine sarà un programmatissimo bicchiere dopo ogni canzone e parliamo di venti brani suonati).

Da lì in poi è tutto un salire, tra Alligator, Boxer e High Violet sapientemente mescolati, fino al gran finale: Fake Empire con Beirut sul palco, un momento di pausa.
Poi Driver Surprise Me, da Abel, primo album, Mr November che scatena il pubblico, Terrible Love che scatena il tripudio e Matt che si lancia tra il pubblico, in mezzo al pubblico, il filo del microfono portato da mille mani per una voce che esce dalle casse e invece è dietro di te e un pezzo meraviglioso e infine, quando dici è finita, Vanderlyle Crybaby Geeks suonato in acustico ma non in termini di voce e chitarra ma proprio di amplificatori spenti, pubblico in silenzio (o che sussurra le parole) e una band sul bordo del palco che canta mentre Matt finisce di cantare sulle transenne sorretto dalle mani dei fan in uno di quei momenti intimi che sono vicini al silenzio del pubblico con Exit Music dei Radiohead e che chiudono alla grande un concerto che rende pieno merito ad una band che ormai ha fatto il salto di livello.
Grande serata, dunque.





Commenti

  1. Ciao Thyo, non sapevo come altro contattarti... Sono capitata per sbaglio nel tuo blog ieri, cercando qualche recensione sul concerto in questione... Beh, oggi ne ho letto un'altra, e mi pare molto (troppo) simile (http://www.radionation.it/2011/07/07/beirut-the-national-live-at-ferrara-sotto-le-stelle/)...
    Mi è parso giusto fartelo sapere!

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  2. Ciao!
    Ma si, è un pò simile in alcune frasi ma nemmeno troppo uguale, diciamo che la persona si sarà ispirata da varie fonti...la prendo come attestato di stima per il mio blog, dai :-)
    Grazie comunque :-)

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  3. Oh, bene! La filosofia di prima mattina è un toccasana! (;
    Cmq, parlando del concerto, e non da fan, a me lo show dei The National non ha fatto impazzire... Sarà che è un genere che non ascolto più, sarà che non capisco "l'isteria per gli idoli", ma sicuramente è perchè non mi aspettavo che lui fosse così "sborone", per usare dei termini aulici! Non ho gradito l'ubriacatura molesta, né esser calpestata dalla gente in delirio che cercava di dargli la mano (e non ero l'unica, vedendo la faccia dei musicisti)... Ma come avrai capito, io ero parte di quella piccola frazione del pubblico che era in Piazza Castello per sentire i Beirut, che ho trovato eccezionali (nonostante il pasticcio che è stato fatto con i volumi)! Loro li ho trovati divertenti, ma soprattutto divertiti, sono riusciti a creare un'atmosfera gioiosa e a coinvolgere anche chi non sapeva chi fossero! Ma questo è il genere di concerti che piace a me! (:

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  4. Beh, ma nessun problema se eri lì per i Beirut, sono un'ottima realtà e hanno fatto un ottimo concerto!
    Sui National, ti posso dire, la cosa più bella (conoscendoli) è stata proprio la grande carica e partecipazione, il coinvolgimento del pubblico, l'essere ormai una realtà più grande di quella piazza.
    MA va a gusti, magari ascoltati i dischi (Boxer, specie) e ci troverai molte cose piacevoli, come come un Wind In The Wires di PAtrick Wolf se ti piace Beirut :-)

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