giovedì 6 dicembre 2012

Live Report: James Blake @ Conway Hall, Londra


Sono cose che possono capire solo gli appassionati di musica, probabilmente.
Fatto sta che se si sommano alcuni elementi quali una settimana di ferie, l'annuncio tre date intime per James Blake per presentare nuovo materiale in piccole location e l'assenza di quest'ultimo dai palchi italiani se non per djset e una specie di data milanese annunciata al volo, con iscrizione via mail e pochissimi posti, la conclusione è che per stavolta la follia l'abbiamo fatta e così, biglietto Ryanair alla mano, partiamo per un paio di giorni a Londra, culminanti nel concerto la seconda sera.
In una Londra che ci ha accolto nella pioggia, avvolto con il sole e salutato in una tempesta di neve, ci troviamo intorno alla sette fuori dalla Conway Hall, libreria specializzata in umanistica, luogo di studio e conferenze, per questa sera sede di un live a forte tinte di dubstep nella sala conferenze interna (questa è Londra e uno dei motivi per cui l'amiamo).
Preceduto da un gruppo con le idee poco chiare su cosa fare del proprio suono, intorno alle nove sale sul palco il giovane classe 88 che ha stregato quasi tutto lo scorso inverno con il proprio debutto.
La formazione è a tre, lui alla voce e pianoforti, un bravo batterista diviso tra elettronica e normale e un terzo elemento a chitarra, basso o effetti digitale.
Nonostante il luogo, il suono sarà veramente ottimo, complici probabilmente le dimensioni ridotte, la potenza è elevatissima ed è inutile dire che su tutti si stagliano, oltre alla voce di Blake, bassi potentissimi lungo il locale.
Non potenti, potentissimi.

Quasi un'ora e mezza di musica, il totale, che ha esplorato il passato (una ottima versione di Cmyk, da uno dei primi Ep dell'artista) il presente (Limits to Your Love, certo, in una lunghissima versione, ma anche Lindesfarne nella sua evoluzione e A Case of You, cover di Joni Mitchell, nell'ultimo Ep di pochi mesi fa) e soprattutto il futuro.

Ecco, il futuro.
Blake ha presentato un buon numero di pezzi inediti, cinque o sei a occhio (la setlist nella foto non include tutti i brani suonati) e per dirla in maniera semplice, sono tutti molto buoni.
Pezzi con una forte componente dubstep nella parte ritmica (spesso più complessa rispetto al minimalismo di molti brani dell'album) e una struttura molto ben definita.
Insomma, più Limits to Your Love o Unluck, per dire.
E molto meno minimalismo alla voce che in piu di una occasione è sembrata completamente in primo piano, con crescendi ben studiati e notevoli interpretazioni.
Insomma, bene, davvero tutto bene, per un ragazzo che in fondo, è sulle scene solo di un annetto ed eppure calca già il palcoscenico come un professionista, rielaborando in quasi tutti i casi i pezzi scritti in versioni molto più complesse e dilatate che su disco e presentando ottimi inediti per il futuro album, su cui ovviamente ci saranno enormi attese.

Insomma, ne è valsa decisamente la pena, di fare questo volo...





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