lunedì 10 dicembre 2012

Ascolti: Grizzly Bear - Shields


Se esiste una dimostrazione che si può fare un ottimo cd senza che ce ne si debba innamorare, ecco, questo è Shields.
Quintetto di Brooklin, in questa area degli Stati Uniti che negli ultimi anni sta davvero tracciando il passo musicale, con una scena piena di vitalità) i Grizzly Bear arrivano al quarto album, che dovrebbe essere quello della consacrazione.
Un pò un percorso parallelo a quello dei National, band partite dal sottobosco e createsi un nome con la gavetta, album dopo album, raggiungendo l'apice disco dopo dopo disco.
Un pò l'opposto della scena inglese, insomma, dove sei al top prima che esca il tuo debutto e vieni spesso scaricato subito dopo.
Così questi ragazzi arrivano dopo Veckatimest, disco capace di sdoganarli e addirittura di dargli una specie di hit, quella Two Weeks che è sicuramente uno dei più più riusciti dello scorso decennio.
Tre anni dopo, ecco Shields.
Che si presenta con Sleeping Ute, ottimo brano dal sapore di qualche decennio fa, intenso e riuscito.
Pochi i cali di tensione: Yet Again e A Simple Answer sono forse i momenti migliori, in cui si snodano le capacità melodiche della band, in fondo non dissimile, anche se meno pop e più rock, dagli ultimi Shins (tanto per parlare di un gruppo che doveva sfondare definitivamente e invece è ancora a metà del guado).
Bella anche What's Wrong, pesantemente jazz, nella sua evoluzione.
Pochi i cali di tensione eppure non viene la voglia di innamorarsi fino in fondo, di ascoltare a ripetizione il disco.
E dunque?
Dunque forse è chi scrive, forse sarà il tempo, però l'impressione è che il disco non sia indimenticabile pur se perfetto, in confezione e contenuto.
Vedremo col tempo, per ora sufficienza piena, senza scene d'amore.


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