In Viaggio: Manchester

Se pure Manchester non è Londra (che è ancora e probabilmente rimarrà per molto uno dei centri musicale della terra) e se pure non ha avuto i Beatles, come Liverpool, non si può dire che, in particolare dagli anni ottanta in poi la città inglese non abbia avuto un ruolo importante nella musica: The Smiths, The Buzzcocks, The Fall, Joy Division, New Order, Oasis sono solo i nomi più importanti usciti da questa città.
E che dire poi della Factory Records, ben raccontata in 24 Hour Party People, etichetta discografica e locale (The Hacienda) che oltre ai Joy Division, Happy Mondays, A Certain Ratio (insomma, non nomi da poco) ebbe un ruolo chiave nel seguire il post Joy Division, ovvero i New Order, ovvero il passaggio dal rock all'elettronica e poi alla techno e ai rave, diventando il riferimento per tutti gli anni ottanta, fino a spegnersi su sè stessa, agli inizi degli anni novanta.

Manchester è una tipica città inglese, multiculturale e ancora molto viva: nonostante i forzati giorni di vacanza siano stati da domenica al giovedi pomeriggio, saltando in tutto e per tutto il weekend (visto di passaggio durante l'arrivo in tardissima serata il sabato sera) l'idea è comunque di un gran numero di locali e serate.
Anche se, sicuramente, non siamo ai livelli di Londra e nemmeno della sorprendente Glasgow (vedi il lungo report di settembre 2011) ci sono un paio di locali di livello importante, la Manchester Arena (più di 20mila posti), la Mancester Academy (dove suonava Reverend And The Makers, purtroppo esauritissimo) e un bel numero piccoli live club, di cui vedendo la programmazione direi il migliore è il Band On The Wall.
Domenica approffitiamo invece per un giro al Deaf Institute, per un doppio live a poche sterline con Porcelain Raft e Here We Go Magic.
Il posto è un pub con sala superiore per live e dj set, di piccole dimensioni e un palco che tradisce forse un passato da piccolo teatro.
Il primo è un buon caso di emigrato all'estero, un romano passato per Londra e poi New York e ora in giro con il primo album, Strange Weekend, dalle parti di Washed Out, che si presenta in una formazione a due, batterista, chitarra e parecchia strumentazione digitale: il che (curiosamente come per Washed Out) rende molto meno dal vivo che sentendo i pezzi su disco, ma non manca di regalare qualche buonissimo momento, come confermano i numerosi vinili venduti.

Poi gli Here We Go Magic, formazione a cinque, di New York, non molto lontani dalla proposta di Edward Sharpe And The Magnetic Zeros e quindi un allegro folk-pop corale che rende bene sui pezzi veloci ma purtroppo inciampa nei pezzi lenti. Comunque, un piacevole ascolto.
Se interessa, qui il nuovo singolo.

Per il resto, che dire: si, siamo stati alla Factory, o meglio, alla nuova Factory, visto che della vecchia non ci sono tracce e che dell'Hacienda sono rimasti solo degli grandi appartamenti, che ora si chiama FAC251, è stata riaperta da Peter Hook (ex Joy Division) e che fa parecchie serate con ottimi e variegati dj set e ospita (non ho ben capito dove) live anche importanti, ad esempio gli Horrors nelle prossime settimane.


Ultime note: Manchester è una città piuttosto vivibile, girando a piedi in 30/40 minuti tutte le zone centrali sono coperte e c'è pure un Metrolink che collega molti punti d'interesse. Se interessano acquisti musicali la via è Oldham Street, non lontano dall'enorme Arnale, enorme centro commerciale, via che comprende tre negozi di dischi (in particolari vinili) di cui Vinyl Exchange per l'usato e l'ottimo Piccadilly Records per il nuovo.

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