[Ascolti] Massimo Volume - Aspettando i Barbari



Pur essendo (caso raro) un testo non uscito dalla penna del gruppo, c'è qualcosa di programmatico in Dio Delle Zecche, brano di apertura di Aspettando i Barbari: quando Clementi declama
"vince chi resiste / alle tentazioni / chi cerca di non smarrire / il senso / la direzione".
Sesto disco in carriera e secondo di questa seconda nuova fase discografica, la band di origine bolognese continua un percorso chiaro e intrapreso ormai a metà degli anni novanta.
Come è noto, percorso più o meno ignorato se non da un piccolo pubblico e da una certa critica: quando poi viene annunciata una reunion live nel 2008 ad aspettare il gruppo vi era una folta schiera di vecchi e giovani fan pronti a rendere omaggio ad una delle più straordinarie band della nostra storia musicale, diventata nel frattempo un piccolo culto.

Se Cattive Abitudini ci aveva fatto pensare "loro sono ancora i formissima e stavolta siamo pronti a coglierli in diretta" questa volta il ragionamento è semplice e naturale.
I Massimo Volume non innovano, semplicemente scrivono un nuovo capitolo di una discografia di altissima qualità, dando alle stampe un disco che suona (se possibile) ancor più teso, ruvido, nervoso.
Non c'è però urgenza musicale, solo una sensazione di maturità e sicurezza che forse mai la band aveva potuto provare.
In altre parole, sanno che ora c'è un grande pubblico dietro e ci dicono "ecco chi siamo, oggi, senza filtri".

Così in dieci brani passiamo da un omaggio sentito e riuscito a Vic Chesnutt (ricordati di Chesnutt /
quando il suono stride / ricordati di Chesnutt / quando la linea trema / ricordati di Chesnutt / una corona di spine / poggiata sul palco / tra la chitarra /e le spie) alle consuete osservazioni asettiche di una realtà esterna (La Notte) fino al teso sguardo all'esterno che ci spaventa (gli uccelli
sul tetto / la notte / insidiano / i confini / del nostro / mondo perfetto).

Fino a "Da Dove sono Stato" lascito che sembra un voler stabilire un prima e un dopo e si chiude in un tono assolutistico  che riesce facile immaginarsi come intensa chiusura live in un bagno di folla (di fronte / a tutti voi / io oggi / umilmente / mi inchino / per avermi/ fatto sentire vivo / e reso grazia / al vostro incanto / vi lascio / e corro incontro / ai giorni / che mi spettano / le carte appese al petto / e una versione di riserva / per tutte le strofe / uscite male / e le frasi sbagliate / che nessuno / potrà più cancellare / io vi saluto / e mi inchino / io vi saluto / e pieno di rispetto / vi dico addio).

Se ho parlato molto di parole e poco di musica è perchè questo sono i Massimo Volume, ancora una volta, fotografia in movimento e gettata tra le strofe di una visione acuta quanto intensa dell'oggi moderno, di un senso di smarrimento che se negli anni novanta sembrava personale, ora suona quanto mai lucido.
E torniamo al brano iniziale, perchè questi versi (Vince chi resiste alla nausea / chi perde meno / chi non ha da perdere / vince chi resiste / alla tentazione / tentazione di evadere) sembrano quanto mai rivolti all'Italia del 2013.

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