mercoledì 23 ottobre 2013

[Ascolti] Anna Calvi - One Breath


Difficile, sempre, scrivere i secondi album.
Difficile poi se si è Anna Calvi, autrice inglese capace di imporsi all'inizio del 2011 con il proprio primo disco, intensissimo e oscuro viaggio in una dimensione personalissima, magari non sempre del tutto a fuoco ma di indubbia capacità di affascinare.
Un album che a dirla tutta si porta una certa pesantezza all'ascolto odierno.
Ma siamo a One Breath.
Che è (primo merito) un passo avanti.
Perchè lo spettro emozionale si amplia non poco, le tastiere fanno capolino (insieme ad una orchestrazione piuttosto importante): non c'è più Anna e chitarra, insomma.
Forse nei primi due brani, piazzati furbescamente ad inizio disco, con una Eliza primo estratto già sentito a darci per la prima volta la dimensione di una potenzialità quasi radiofonica per la cantante.
Che si conferma subito dopo, con Piece By Piece: si entra in una dimensione quasi elettronica, riuscita solo in parte (o perlomeno straniante).
Inevitabile dire che One Breath vive di folate, strepitosa ad esempio Sing To Me, dove ci sono quasi solo archi e la voce della Calvi, una volta di più capace di incredibile intensità. (e un velato omaggio all'intro di Pyramid Song dei Radiohead?)
Difficile invece capire un brano violento come Love of My Life, fatto di bordate elettriche e incastonato tra altri due ottimi momenti, la traccia che dà il titolo al disco e Carry Me Over, brano più ambizioso e compiuto della cantautrice, che si snoda lungo un meraviglioso percorso strumentale nella seconda parte, prima di riaccogliere la voce nei suoi momenti finali.

Insomma: luci ed ombre, ma una promozione decisa, per il coraggio mostrato nel ampliare il proprio suono e per alcuni momenti di tale intensità (e rarità) che possono valere da soli il prezzo del biglietto.
Il futuro è tutto suo.


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