sabato 22 settembre 2012

Report Live: DCode Fest 2012, Madrid

Siamo in vacanza, in Spagna e nel nostro tour tra centro e sud della Spagna, capitiamo a Madrid nei giorni in cui si tiene, come si autodefinisce, l'ultimo grande festival dell'estate in città.

Non è un Primavera o altri grandi festival ma sono comunque due giorni di bella musica nel cuore della città universitaria, un vero e proprio grande quartiere dentro la capitale spagnola.
Scegliamo, per il poco amore verso gli headliner del secondo giorno (i Killers) il primo che invece propone un più che interessante e vario programma.
Così, dopo una coda non troppo lunga, approdiamo in un grande parco, con due palchi e un bel pò di zone ristoro.
Cambiati i soldi in "moneta locale" (specie di gettoni che evitano le code ai bar) ci buttiamo nel palco principale, per goderci i King Of Convenience.

Che non hanno materiale nuovo e quindi suonano per il semplice gusto di farlo, regalando una ottima oretta in costante crescendo, suonando prima in acustico e poi in formazione allargata (dai nomi italiani) regalando brio, battute e parecchio divertimento.
Promossi.
Sul palco principale salirebbero tra poco i Deus, che abbiamo già visto al Perfect Day e quindi, con l'intenzione di curiosare in giro e bere qualcosa ci troviamo nel Scenario Heineken, secondo palco in teoria minore ma che ci regala subito un'ottima soddisfazione.
Ora: sul palco ci sono questi The Shoes, che sinceramente non conoscevo, scopro essere un gruppo francese e per farla semplice, suonano come un potentissimo incrocio tra !!! e The Faint.

Poco cantato e molte percussioni, a volte sono tre le batterie reali o virtuali a suonare in contemporanea,  il suono è potentissimo, forse poco elegante ma si balla e si vibra con enorme piacere.
Promossi e da approfondire.
Stanno finendo i Deus e rimaniamo in zona per ascoltare qualche pezzo di Kimbra, conosciuta per essere l'altra voce del pezzo di Gotye.

Parte discretamente e prosegue anche un pò meglio, con una performance vicina a quella che ricordiamo di un'altra donna emersa negli ultimi anni, Florence And The Machine.
Ora però si torna al palco grande, ci sono i Sigur Ros, che replicano il buonissimo concerto italiano, senza dire una parola (non è un eufemismo, non abbiamo colto nemmeno gli sparuti thank you sentiti a Villafranca) ma sono un gruppo solidissimo, nulla da dire.
Siamo stanchi ma resistiamo, l'atmosfera è fresca e piacevole e all'una e mezza di notte c'è l'ultimo grande nome, i Justice.
Molto semplice il giudizio: pur se lungo dieci minuti di troppo, pur se è quasi un dj set mascherato come ben si sa, pur se il secondo disco non ha troppe cartucce da sparare, l'esibizione è convincente.
Ottimo il suono, belli i giochi di luce, la console che si apre rivelando tastiere o organi, (quasi) mai noiosi i passaggi di un mixato che ambisce ad essere quasi un live, con momenti di pausa (o quasi) e veri e propri saliscendi.


Si balla, con educazione e belle persone.
10 o 15 mila le persone, per una bellissima giornata musicale, bel pubblico, ampi spazi, una rilassante serata di musica che durante dalle 19 alle 3 passate, fa pensare che se tutto funziona bene, sono proprio queste le serate che fanno bene agli amanti della musica.



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