lunedì 10 settembre 2012

Ascolti: Glen Hansard - Rhythm And Repose



Una vita fa (tecnologicamente parlando) mi ritrovai sull'hard disk alcuni pezzi dei The Frames.
Sincero e onesto: non so perchè, non so dove ne avessi letto, non so perchè ne avessi solo alcuni pezzi.
Una certezza: era l'epoca degli mp3 a 128k (che si sentivano bene solo se avevi delle casse che facevano sentire male tutto) e dovevi cercavi i file a 192 o 256 come fossero oro.
In Italia l'Adsl era un sogno lontano, raggiungibile per pochi, i torrent erano agli albori e cercavi questi file su Emule o comunità in cui non sono mai riuscito ad entrare come Soulseek.
Le voci si rincorrevano nella rete con il sapore del segreto.
Tutto diverso da ora, dove in pochi secondi hai ogni disco a disposizione, inutile negarlo, sia in download legale che non.
Fatto che sta quei pochi mp3 di questi Frames sono sempre rimasti lì, a ruotare di tanto in tanto, specie con Finally.
Finally era un brano spettacolare, un crescendo di intensità emotiva di rara bellezza e alla cui voce, questo strano cantante, questo tale Glen Hansard, dava davvero qualcosa che non senti tutti i giorni.

Poi la storia tra me e Glen Hansard si era presa una pausa (addirittura il suo nome l'ho imparato poche settimane fa).
Io ho continuato ad ascoltare tanta musica, lui ha prodotto qualcos'altro con quel gruppo e poi ha fondato gli Swell Season, con cui ha pure vinto un Oscar per un brano in una colonna sonora (e, lo ammetto, ha pure suonato qui a Ferrara, senza attrarre il mio interesse).
Insomma, dopo tanto tempo, ci siamo ricongiunti.
Non è stato con le belle recensioni o con la data bolognese di questa estate, no, è stato con un David Letterman Show, gentilmente offerto da Rai 5, in cui suonava un brano, Bird Of Sorrow.
Brano abbastanza clamoroso e allora via di ascolto, via di album e via di percorso che è stato raccontato fin qui.
E su cui non c'è molto da aggiungere, in fondo.

Rhythm And Repose, prima esperienza solista di questo quarantenne di Dublino, è uno dei migliori e più intensi album di cantautorato di questi anni, una via di mezzo tra l'Eddie Vedder solista, un pizzico del Damien Rice più intenso e un qualsiasi grande autore degli anni sessanta o settanta.
Qualche arco, molta chitarra, parecchio pianoforte e una voce su tutto.
Molta in Bird Of Sorrow, che c'è solo da aspettarla in un momento sentimentale di qualche film o serie tv.
Tanta classicità invece in Talking With Wolves, tanto dolore in The Storm, It's Coming.
Pochi o nessuno i momenti deboli, poca, se vogliamo, sperimentazione, solo un gran bel disco di quelli che ne hai sentiti mille e poi ne ascolti anche un altro se, come questo è bello, bello davvero.



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