lunedì 23 luglio 2012

Report Live - Afterhours @ Ferrara Sotto le Stelle

Il concerto degli Afterhours sarà finito da venti minuti, forse meno.
Se c'era un'occasione in cui vedere dal vivo questo gruppo, più di vent'anni di carriera, era questa: il concerto a pochi passi (letterali) da casa, un biglietto a prezzo ridottissimo (9euro, da devolvere per la ricostruzione di importanti strutture qui a Ferrara, non ultima il Teatro Comunale), una serata di quelle che più libere non ci sono.
Ma è bene premetterlo: il gruppo di Manuel Agnelli non ha mai fatto breccia nel mio cuore.
Ne rispetto il suono, l'ormai imponente discografia e soprattutto ne rispetto il tentativo di andare oltre a promuovere altre realtà italiane e la musica nel suo complesso, vedi i Tora Tora Festival e il progetto Il Paese è Reale.

Così, vado a dire che nemmeno il live mi ha entusiasmato troppo.
Se vogliamo darci alle banalità, possiamo dire che il meteo ha seguito il suono, dove giovedì ribolliva di calore lo stesso posto prima (e durante) Bon Iver in questa serata con una buona risposta di pubblico (diciamo 1500 persone?) c'è una bella arietta fresca.
Me lo fa notare chi (santo uomo) il Festival lo organizza e penso esageri, poi scorgo tutto intorno a me felpe e giacche e al termine capirò che avevano ragione loro: per fortuna c'è la gente e in mezzo non si sta male, ma appena fuori dal nucleo di persone non ci si scalda proprio.
Nemmeno a livello musicale però: i sei sul palco (e diversi ospiti, ne parliamo tra un attimo) mi sembrano in serata di mestiere, in una scaletta che alterna l'ultimo album con qualche ripescaggio e finirà, nei tre (!) bis a guardare indietro (Dentro Marylin, tra le altre)  e ad alzare l'aggressività sonora.

Eppure, Agnelli è un bravo frontman ma a parte ringraziare, non dice altro (ma legge un estratto di un testo di Borsellino, un bell'omaggio) e i pezzi sono grintosi ma senza troppa verve.
Almeno è la mia impressione, anche se guardando il pubblico un pò mi pare di avere ragione, esclusi i fan, il resto del pubblico si anima più che altro per i classici ripescati dalla band.
Ma è bene ripeterlo: non riesco ad amare troppo la proposta musicale del gruppo, probabile sia un problema mio.
Bella invece la presenza di vari personaggi della scena italiana: se Vasco Brondi è di casa, Enrico Gabrielli (Calibro 35) e Giulio Favero (Teatro degli Orrori) rendono più preziosa la scaletta.

Poco da aggiungere: un live onesto, di mestiere e generoso (due ore sul palco).
Ma l'amore non è sbocciato nemmeno questa volta.

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