mercoledì 14 marzo 2012

Ascolti: Andrew Bird - Break It Yourself


L'ultimo album di Andrew Bird, americano di Chicago, era datato 2009 e portava il nome di Noble Beast.
E fu uno dei migliori dischi di quell'anno, con un'eleganza di fondo incredibile e questa serie di brani tra violini, fischi e leggeri arrangiamenti che portavano a risultati veramente affascinanti (vedi Tenousness).
Così l'attesa era parecchia.
Ammetto però di essermi approcciato a Break It Yourself con un inizio di diffidenza.
Semplicemente perchè è (in molti casi) un album sporco.
Ma non è un errore visto che nasce da una scelta precisa.
Bird si è riunito nel suo granaio-studio, ha preso con sè tre altri elementi e in pochi giorni ha composto su un 8 tracce questi quattordici brani per un'oretta giusta di musica.
E che sia in qualche maniera artigianale, a bassa fedeltà,  si sente parecchio.
E questo mi aveva un pò deluso perchè se ammiri l'eleganza sonora di un album è difficile, per un momento abbandonarsi a questo cambiamento.
Poi però, come sempre accade, la musica ha fatto il suo dovere.
Ovvero, ascolto dopo ascolto, le canzoni sono diventate sè stesse, private del giudizio pendente dell'album precedente.
E ne è uscito un ottimo album.
Non al livello di Noble Beast (un pelo sotto) ma un album davvero ispirato e piacevole.
Più rilassato, a volte con la sensazione di un vinile in un bar nel deserto (Lusitania, con St. Vincent in duetto, pare un duetto tra il country e il folk) a volte giocoso e divertito Near Death Experience Experience).
E anche Eyeoneye, primo singolo e premonitore delle sensazioni già descritte, guadagna punti (anche senza essere la vetta del disco).
Insomma: Andrew Bird ce l'ha fatta di nuovo e spogliandosi degli orpelli, con un disco istintivo e che si può promuovere sotto ogni aspetto.
Mica poco.

Eyeoneye by Andrew Bird

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