giovedì 5 giugno 2014

[Report] Primavera Sound 2014 - Giorno 3


Il terzo giorno è quello in cui ormai, il Forum di Barcellona suona come casa.
Qualche giro in centro e poi si inizia per l'ultima giornata, il fisico un pò ne risente ma non ci si fa mancare nulla.

E si parte dagli Islands (7) che illuminano l'inizio di giornata con il loro gradevole pop scanzonato, in qualche caso non lontano dai suoni dei Vampire Weekend. Un frontman con un rapporto particolare con il microfono e una bella attitudine ce li fanno promuovere, senza se e senza ma.
Così come gli Spoon (7).

La band americana, ferma nella discografia da ormai quattro anni, sceglie di ricominciare a dare segni di sè con alcune date che preludono all'ottavo album. Premiati dall'organizzazione con uno dei palchi principali, offrono una buonissima performance del loro indie-rock solido e intelligente. Come su disco, non sono la band da effetti speciali, ma sanno scrivere e portare sul palco una serie di piccole gemme che si meritano il numero pubblico accorso.
Un'altra band che potrebbe sembrare avere ricevuto un palco più grande del pubblico potenziale sono i Volcano Choir (9). Che diciamolo, non avessero vissuto tra i due propri dischi l'esplosione di quella stella chiamata Bon Iver, non avrebbero ricevuto tanta attenzione.

Detto questo, sorprendono e convincono. Se il primo disco era così così e il secondo un progetto interessante ma non rivoluzionario, dal vivo portano energia, un muro di suono, una grande abilità tecnica e pure un paio di convincenti brani inediti che mostrano una creatura sempre più viva. La sensazione è che siano in rampa di lancio e il muro sonoro, spesso vicinissimo ad un'estetica post rock, coniugata alla presenza (tra voce propria e intense sperimentazioni) di Justin Vernon lascia la certezza di avere assistito ad uno dei migliori live del festival.

Ci giriamo, dall'altro lato suona una delle proposte più eclettiche della line up del Primavera 2014: Kendric Lamar (7 1/2). Ne ascoltiamo una mezzoretta, da persone abbastanza esterne al mondo dell'hip hop, ma questo non impedisce di apprezzare un live energico, suonato, con un vastissimo e coinvolto pubblico esaltato dai bassi incredibili che pompa l'Heineken Stage. Onore al merito.

Meno bene i Blood Orange (6) sul palco Pitchfork, ma la colpa è verosimilmente la proposta musicale, un pò monocorde che non fa scoccare la scintilla nonostante non manchi l'impegno: Devontè Hynes pare il giusto incrocio tra Prince e Micheal Jackson. E' solo tutto un pò troppo morbido.

E allora il finale va ai Chromeo (7) che al quarto disco in carriera improvvisamente sono arrivati al successo. Sarà il brillante singolo Jealous, sarà il momento storico, fatto sta che siamo tutti lì sotto, al palco RayBan, a goderne di un live tanto sbruffone quanto autoironico, con due tastiere che poggiano su due gambe al femminile e una attitudine che tiene i battiti al ritmo giusto, nè troppo lento nè troppo veloce. Si finisce proprio con il singolone del momento ed è anche il nostro addio al Festival.

Come si diceva all'inizio, una bellissima esperienza.
Vivibile, godibile, con una line up sconfinata in grado di soddisfare praticamente qualunque palato e le più diverse tipologie di live, dall'intimo alle grandi platee.
Complimenti agli organizzatori.

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