martedì 3 giugno 2014

[Report] Primavera Sound 2014 - Giorno 2


Giorno numero due, al Forum di Barcellona.
Ancora più del giorno precedente, la scelta di cosa vedere è ardua, complici le contemporanee esibizioni sui vari palchi, di diversa natura ma ampia qualità.
Sarà la giornata più dura, per il clima.

Cosa che non ci aspettiamo quando entriamo per qualche minuto all'Auditorium per Julia Holter (6). 
La ragazza americana ha talento e il posto rende giustizia alla proposta. Purtroppo però nonostante ci si provi da tempo, viene difficile innamorarsi della musica dell'artista, che non lascia granchè nell'anima nonostante l'indubbia bravura.

Discorso opposto rispetto al concerto spartiacque della giornata: John Grant (7 1/2),  o meglio il diluvio di John Grant. Quella nuvola che girava scarica abbondanti quantità di acqua durante tutto il concerto e ci lascia al termine: "es para mi colpa" dice lui stesso, visibilmente a suo agio su un palco Heineken che diventa più fango e acqua di quanto sia immaginabile. Il fatto di essere rimasti, con impermeabile e ombrello (i piedi non si asciugheranno più) rende merito ad un ottimo live, in equilibrio tra l'intimismo del primo album e le spinte elettroniche dell'ultimo Pale Green Ghost. Un bel bravo.

Come un bravissime va alle Haim (8), vera sorpresa di giornata.
Se il disco suona come un allegro e spensierato compendio tra pop, r'n'b e accenni rock, la performance offerta sul palco è sorprendente quanto puramente da festival.

Si suona, le chitarre stridono, Este in abito rosso da sera si esibisce in improbabili mosse con il viso, Danielle in felpona salta su tamburi e tastiere: le ragazze reggono il palco alla grande, si prendono il pubblico e convincono senza se e senza ma.
Quello che non riesce invece fino in fondo a Hamilton Leithauser (6). Il cantante dei Walkmen presenta il suo primo disco solista (Black Hours, in uscita) e aveva ben convinto con i primi due estratti (Alexandra e 11 O'Clock Friday Night). Invece regala un live poco vitale, probabilmente ancora in rodaggio e che soffre alla distanza.


Lo rivedremo poco dopo sul palco dei The National (8).  Che è giusto dirlo, non offrono il live della vita. Sarà la posizione un pò distante, ma l'impressione è che Matt non sia nella serata migliore: rompe microfoni, dimentica qualche parola, si agita ovunque. Però. Però i National suonano 20 canzoni, ospitato Bon Iver in Slow Show, il già citato Leithauser nel concitato finale con Mr November e Terrible Love, cantata più da pubblico e band, perchè il buon Matt è ormai in giro sotto al palco senza più un microfono sano. Non il concerto della vita, ma tanta intensità e una scaletta che teme pochi confronti, sempre.

Un pò tutto l'opposto dei Chk Chk Chk (8) la cui carriera si può ormai riassumere in dischi da piacevole sottofondo e live da grande pubblico. Perchè c'è Nic Offer, voce e anima di un live che non smette mai di piacere: balletti, salti, attitudine elettro funk e l'impossibilità di stare fermi.
Animali da palco.



E che concludono la seconda giornata, ascoltando qualche scorcio di Factory Floor al palco Pitchfork, mentre le ultime forze di un corpo intirizzito e mai più asciugato fino in fondo dall'acquazzone di John Grant ci portano verso la metro.
Domani è il terzo e ultimo giorno.

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