[Ascolti] Tricky - False Idols


Tricky dice che questo è il suo miglior album di sempre.
Ha lasciato una casa discografica, la Domino, per farsene una sua, prodursi e produrre chi gli piace.
Dice che gli ultimi due album, a dire il vero più che discreti, a risentirli, non lo convincono, frutto di un rapporto di lavoro privo della necessaria libertà artistica che lui vuole e pretende.
Insomma, Tricky ci dice che qui, punto e ora, si riparte da False Idols.

E' difficile dire se abbia ragione (qualunque cantante descrive il nuovo album sempre come punto di arrivo di una carriera, anche quando non lo è molto chiaramente) però è indubbia l'ispirazione e la classe di un album tra l'altro lungo, quindici brani in scaletta, e pieno di buoni pezzi.
Difficile anche che, in caso Tricky, il TripHop e tutto quel che ne consegue non piacciano a chi legge, questo disco possa cambiare le carte in tavola.

Però, accidenti se suona bene questo disco dove peraltro il nostro cantante di Bristol ci mette molta passione e poca voce, lasciando quasi totalmente il campo alla nuova musa, Francesca Belmonte.
Così, False Idols, pieno di accenni minimali di un trip hop (una sigla, in fondo, solo una sigla)  sensuale (come un tempo, più di un tempo) occasionali esperimenti (la ruvida Does It, la sospesa tra rock e soul Parenthesis) e parecchi brani da aggiungere alla carriera di Tricky alla voce "miglior brani".
Con una menzione in particolare per un altro brano atipico, Chinese Interlude, dolce arpeggio, che si configura tra le migliori ballate mai scritte dal nostro.

In definitiva, difficile dire se sia il migliore album di Tricky (se non, almeno, per la portata rivoluzionaria della prima parte di carriera) ma un ottimo album, fresco, ben scritto e capace di farsi ascoltare con piacere, beh, quello si.

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