Report Live: Fleet Foxes @ Estragon

Serata di nebbia.
A Bologna arrivano i Fleet Foxes, all'Estragon.
Io non ne vado matto, li trovo un gruppo interessante e piacevolmente non una meteora (il secondo album conferma le qualità del primo).
Questa estate poi, in molti report dei festival europei, ho letto da più parti il loro nome tra le migliori esibizioni.
Insomma: pur apprezzando la loro discografia ma senza strapparsi i capelli, viene la voglia di partecipare.
Così, per un Estragon insolitamente in orario (complice la diretta su Radio Due) siamo intorno alle 8 e mezza al locale bolognese (si, dopo avere perso un attimo la via dentro al parcheggione e dire che di nebbia siamo esperti).
Pochi minuti e inizia la spalla, Alela Diane, americana di Portland, sul palco con marito e padre (!) che regala un quaranta minuti molto applauditi dal pubblico.
Diciamo così: ottima voce, però questo country-folk tipicamente statunitense dopo un pò è sul filo del monocorde, il tipico genere (nei miei gusti e così suonato) che ti piace una canzone ma pezzo dopo pezzo viene un pò la noia.
Per fortuna sul finale arriva il batterista dei Fleet Foxes e con una maggiore ritmica le cose migliorano.
Ad ogni modo, dopo una un pò lunga attesa (più di mezzora e palco già pronto da un pò...colpa della diretta in Radio2?) arrivano gli headliner.

Sei elementi e parecchi strumenti, basso, piano, batteria, chitarra acustica e (saltuariamente) elettrica, archi, banjo e flauti.
L'audio è buono sin da subito ma i primi pezzi non convincono.
Un pò freddi e forse una scaletta da rivedere (avevo letto la stessa cosa del concerto di Roma) ma non si percepisce molto (le proiezioni di neve e montagne sullo sfondo rendono bene).
Piano piano però la situazione migliora, arrivano i pezzi più rodati, gli stessi video finiscono in geometrie psichedeliche tipiche anni settanta, anche il ritmo dei pezzi è più veloce e le cose vanno meglio.
E' un concerto un pò freddo, quello degli Fleet Foxes.
Poche parole, poco movimento, così se c'è un ottimo momento musicale le cose vanno bene (Your Protector, Ragged Wood) in altri casi,boh, non scatta la scintilla.
Ma potrebbe benissima essere questione di gusti.
Bene il finale.
Un emozionante pezzo voce e chitarra e poi via fino a Helplessness Blue, ottimo estratto dall'ultimo album, che però rende un pò meno che su disco.
Insomma: buonissime parti musicali, ottime quelle vocali, concerto a momenti alterni, alcuni buonissimi altri un pò indifferenti.


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