[Live Report] Perfume Genius @ Lokomotiv Club, Bologna


Non ho problemi a dire che io, di Mike Hadreas, fino a poco tempo fa, facciamo due mesi, non sapevo niente.
Forse a causa di qualche somiglianza, ancora da chiarire, avevo deciso con un certo impeto che Perfume Genius, di cui ogni tanto leggevo, era un progetto elettronico, di quelli da nome medio-basso in un cartellone da club. Perchè? Non è dato saperlo.
Ma la storia, che ci porta rapidamente in un ancora un pò sonnolento Lokomotiv in versione anteprima (anche per un pubblico sì presente, ma non certo da sold out), racconta di un qualche ascolto semi casuale (forse su Spotify) e della scoperta di un incredibile talento compositivo tra le mane di un giovane trentenne della provincia di Washingston, Stati Uniti.
Due dischi, il primo più low-fi, quasi da cameretta ma ben rappresentativo di una estrema sensibilità nello scrivere brani voce e piano delicati quanto, di tanto in tanto, indimenticabili.
Il secondo, conferma di un talento più sicuro che espande gli orizzonti musicali (e che regala, in una successione poco dopo la metà disco, con Dark Parts - All Waters - Hood, alcuni tra i momenti più belli di questi anni).
Il terzo, in arrivo verso fine mese, anticipato da una Queen  riuscitissima dal vivo che pare muovere il progetto in una direzione più ampia, elettronica e soprattutto più aperta.

Ma è difficile dire cosa passi per la testa a Mike.
Si potrebbe raccontare il concerto per le incertezze, le facce, le sfumature.
Qualcosa in divenire.
Così, un passato tormentato è nei brani più dolenti, dove la bocca si piega, gli occhi si chiudono, il volto increspa di una sofferenza tangibile, che pare di vederlo, Mike, in cameretta a sfogare qualcosa appoggiando i tasti su un pianoforte. D'altronde, le sue prime parole discografiche, di una Learning commovente e suonata a quattro mani sono chiare:

No one will answer your prayers / Until you take off that dress / No one will hear all your crying / Until you take your last breath / But you will learn / To mind me / And you will learn / To survive me

Solo che non c'è solo questo Perfume Genius (che pure, viene da dirlo, è il migliore, spontaneo, emozionante, emozionato). 
C'è anche quello che si alza in piedi, sorride un attimo, lascia un istante l'impegno di un concerto per svecchiarsi di qualche anno, pare poco più che ventenne, sul palco, a chiedersi come sia possibile che succeda davvero, di essere qui, a suonare, a cantare. Sorride, si muove, fa l'occhiolino al pubblico.



C'è una scaletta lunga per brani (una ventina, forse pure un pò lunga la coda) in cui protagonista è la voce del ragazzo, che emoziona, non per potenza ma per intensità.
E che pure, sembra a volte, essere ancora qualcosa di inconsapevole, indecisa se lasciarsi andare del tutto (All Water non è fino in fondo come su disco) eppure, in altri brani, ancora più potente, decisa.
Cosa possa diventare, domani, Perfume Genius, è difficile da dire.
Grid , secondo estratto dal nuovo album, spaventa un pò, ma la fiducia è d'obbligo per un artista che, oggi, ha nell'anima una rara sensibilità e che, qui, questa sera, per noi e qualche decina (o poche centinaia) di persone è stato una bella, emozionante, ora di musica.

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