martedì 23 settembre 2014

[Ascolti] Alt-j - This Is All Yours


Due anni.
An Awesome Wave veniva dato alle stampe il 25 Maggio 2012; circa due anni prima dei primi vagiti di questo This Is All Yours, ingombrante seguito, a dire poco.
Perchè (come a quasi nessuno, in questi ultimi anni) all'allora quartetto inglese è bastato un esordio folgorante per essere, oggi, uno dei nomi di punta della scena musicale, apprezzati trasversalmente anche perchè difficilmente inquadrabili in un genere.
Perchè, per quanto si legga ovunque che "in fondo avevano ripreso quà e là" nel primo disco della band c'era una tale forza, varietà, presenza di idee, un serbatoio così traboccante di novità che doveva per forza andare così.
E quanto grande sia stato il salto sta nel ricordo live della band sulla nostra penisola: in prima posizione in un A Perfect Days, fatti suonare nel primo pomeriggio contemporaneamente all'apertura della fila (scelte intelligenti italiane) e quindi persi per gran parte del set da chiunque non fosse tra i primi a passare.
Poi, un tour di posti di piccola/media capienza (per me fu il Bronson di Ravenna) e infine l'annuncio di una data unica milanese, il prossimo febbraio, subito sold out e meritevole del trasferimento al Mediolanum Forum, dove tante band ben più navigate non possono ancora suonare e prezzi tra i 30 e i 36 euro, più prevendita (troppi, per la cronaca).

Nel mezzo, un lunghissimo tour, l'abbandono a inizio anno del bassista, Gwil Sainsbury.
Probabilmente, qualche screzio con la casa discografica, viste le esplicite dichiarazioni su "Left Hand Free" scritta in 20 minuti, per compiacere una etichetta preoccupata per l'assenza di un singolo orecchiabile nel disco.
Un piccolo divertimento che, in fondo, non è nemmeno così da buttare, nell'economia del disco.
Piazzato alla casella cinque, in una scaletta che un pò fatica a decollare.
Perchè, diciamolo: la sensazione è che Intro e Arrival in Nara siano entrambi due (discreti) brani d'apertura, solo che posti consecutivamente, un pò stonano.
Il primo, intrecci vocali e un finale orientaleggiante non dispiace, il secondo perde invece invece un pò di verve, lasciando per fortuna lo spazio al primo pezzo di valore: Nara.
Ecco, Nara è il pezzo che ti aspetti dagli Alt-j, partenze e ripartenze, crescendo, tastiere, un guizzo nel finale.
E fa apertura ad un trittico, chiuso dalla già citata Left Hands Free, che svela in mezzo Ever Other Freckle (casa discografica, non era un buon singolo questo?) intensa e dalle ritmiche spezzate.

Se leggendo, l'impressione è di un disco altalenante, è tutto giusto e si conferma lungo l'ascolto del resto: un intermezzo (Garden Of England) un'ennesimo brano, ben scritto ma altrettanto lento e dilatato (Choise Kingdom) e poi Hunger of The Pine, prima traccia svelata dalla band e, con il tempo dalla nostra possiamo dirlo, un buonissimo pezzo.
E di nuovo, un momento quasi folk (Warm Foothills) e un finale un pò in discesa: non male The Gospel of John Hurt, maluccio Pushes (impalpabile) discreta Bloodfllod parte 2 e non certo, se pensiamo a Taro, il finale di Leaving Nara.

Ho voluto, una volta tanto, descrivere l'intero ascolto per rendere quella sensazione di un disco che non è per niente da buttare (anzi, permangono momenti, passaggi, idee difficilmente riscontrabili altrove) e pure dà la sensazione di durare un pò troppo, di essere a volte leggermente monocorde.
Che forse avrebbe meritato una piccola sfoltita nella durata e un paio di mesi in più nella scrittura.
Un disco che sospende il giudizio: non li bocciamo, non li glorifichiamo.
Il prossimo passo sarà quello decisivo.

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