domenica 13 luglio 2014

[Ascolti] Blood Orange - Cupid Deluxe


Ci voleva un viaggio in auto.
Perchè i dischi, in fondo sono così. Partoriti in momenti diversi, immaginati in contesti particolari, scivolano nelle orecchie a volte distratte a volte meno pronte a certe sonorità.
Il progetto Blood Orange, ad esempio, mi è passato davanti svariate volte senza particolare interesse.
Addirittura live, al Primavera Sound di Barcellona, in un gradevole ma apparentemente privo di sussulti concerto capace di lasciare un bel ricordo e nient'altro.
Ma poi arriva luglio, una sera, la voglia di sentire il disco a pieno volume, di lasciarlo respirare, stirarsi e librarsi nella sua miscela funky degna di un disco di altri tempi.
Così il progetto, l'ennesima vita di Devontè Ines, già dietro a Lightspeed Champion (dove si faceva del folk) e produttore d'eccezione, così questa incursione in tutt'altri territori diventa finalmente chiara.

E lo dice uno che, in fondo, questa miscela di sensualità mista tra Prince e Michael Jackson nemmeno lo ama particolarmente. Sempre sentito un pò lontano da queste ritmiche, questa attitudine black (che visti i nomi citati, potrebbe fare sorridere).

Ma fatto sta che Cupid Deluxe è in gran parte un gran album.
Solito alla voce, solido nelle ritmiche, solido nelle melodie, per un'idea musicale classica quanto avvolgente, fatta di groove, di sussurri, di voci femminili e maschili che si intrecciano, rincorrono, seducono.

Forse l'unico peccato è al treno emotivo dei primi sei brani segue una maggiore varietà stilistica nella seconda parte del disco. Che pure non c'è niente di male nell'hip-hop di Clipped On, solo si spezza leggermente una magia che era arrivata fino al brano sei, una emozionante e dilatata Chosen, a chiudere un ideale ep di quasi perfezione stilistica (si scelgano liberamente le preferenze tra le suggestioni pop dei singoloni Chamakay e You're Not Good Enough o la dolcezza di It Is What It Is).

Ma in fondo è solo un (leggerissimo) calo compensato dal gran finale di Time Will Tell, che suggella un disco che è un inno ad una certa estetica musicale e al talento musicale di questo Devontè Ines, che non si sa dove metterà mano in ogni successivo progetto, ma è arrivato con questo lavoro al primo grande, grandissimo disco della sua carriera.
 

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