lunedì 28 aprile 2014

[Ascolti] Eels - The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett


Ci sono gli album di debutto. I seguiti. I cambi stilistici. I dischi scritti per fare un tour o per un'improvvisa vitalità artistica.
Eels è sulle scene da oltre vent'anni, se consideriamo le prime prove soliste ed ha vissuto tutte queste fasi, vivendo un alterno successo di pubblico e critica, splendendo di luce a tratti, come una penna a volte più illuminata, quella voce roca capace di segnare una piccola poesia racchiusa in musica.
Periodi di silenzi, periodi di abbondanza, una discografia quanto mai racconto di una persona.
Così, questo The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett (l'uomo dunque, non il cantante) è un ritorno a quel doloroso intimismo del doppio Blinking Lights.
E' un disco cronologicamente più o meno contemporaneo a quel Wonderful, Glorius che molto ci era piaciuto lo scorso anno, e che ne raccontava una nuova sfrontatezza, un sano divertimento da rock band.
The Cautionary Tales, invece è solitudine, intimismo.
But'ive a good feeling about where i'm going, è la frase con cui si conclude.
Nel mezzo, ritmi lenti, pianoforte, orchestrazioni, per un disco indiscutibilmente denso e complesso.
Magari un pò eccessivo nel suo essere autunno o quasi (si, Where I'm From accende qualche luce, come uno di quei giorni di settembre o ottobre) sicuramente, a tratti emozionante come Eels riesce ad essere (A Swallow in The Sun è un delicato arpeggio difficile da non amare).
E' un disco che non verrà ricordato nelle discografie, nelle classifiche di fine anno, da Eels stesso, consapevole di quanto sia uno sfogo, una liberazione, una terapia in musica per un'anima che continua a dolere, emozionare, sedurre.
E', insomma, solo un altro bel disco di un grande cantautore.
E fa quindi piacere averlo nelle orecchie.

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