mercoledì 12 marzo 2014

[Ascolti] Le Luci della Centrale Elettrica - Costellazioni


Per me, che scrivo, Le Luci della Centrale Elettrica sarà sempre quel progetto del ragazzo che qualche anno fa era al bar dove passavo spesso. O quel demo che girava in città, grezzo quanto autentico ritratto di una sensazione diventata, qualche tempo dopo, il primo album di un percorso discografico che giunge in questi giorni alla terza, decisiva prova.
Nel mezzo la ribalta di pubblico e critica, su quella linea mediana tra esaltazione e critica.
Perchè fino ad ora Vasco Brondi è stato amato o avversato.

Costellazioni, che l'ascoltatore se ne renda conto o meno, che riesca a spogliarsi o meno dei pregiudizi su quel cantante, voce e chitarra che urlava metafore immaginarie, è il vero, grande passo avanti.
Costellazioni è l'apertura a suoni, musicalità, al canto (in parte, ovviamente) all'elettronica che permea alcune canzoni.
E' lo sdoganamento chiaro dei modelli musicali ascoltati dal giovane ferrarese ma soprattutto, più di ogni altra cosa è una specie di concept album, tra l'Emilia e lo Spazio (come narra il primo pezzo, La Terra, L'Emilia, La Luna) che ci restituisce un disco di parole mai così a fuoco.
Uno dei picchi è al terzo brano, Le Ragazze Stanno Bene  (Forse si trattava di accettare la vita come una festa / come ha visto in certi posti dell’Africa / Forse si tratta di affrontare quello che verrà / come una bellissima odissea di cui nessuno si ricorderà / Forse si trattava di dimenticare tutto come in un dopoguerra / e di mettersi a ballare fuori dai bar come ha visto in certi posti della Ex-Jugoslavia / Forse si tratta di fabbricare quello che verrà / con materiali fragili e preziosi, senza sapere come si fa) capace di tessere il ritratto di Chiara e Sara, forse innamorate e della semplice necessità di lottare con serenità, giorno dopo giorno.
C'è meno urlo ma non meno profondità in Costellazioni: il crescendo finale de "I Sonic Youth" colpisce dritto al cuore e soprattutto c'è tanta varietà: il grezzo punk di Firmamento, il riuscitissimo omaggio ai cccp di "Ti Vendi Bene" (una di quelle cose che non ci si aspettava da Vasco Brondi) il quasi pop di "Questo Sconto Tranquillo" raccontano uno spettro sonoro che ha permesso al disco, dalla preparazione sofferta e durata un anno abbondante, di ruotare in direzioni molto più ampie rispetto al passato.
Così quindici pezzi scorrono con piacere, dove in mezzo brilla uno dei pezzi più belli, "Un Bar Sulla Via Lattea" dolente che ti aspetti (o sogni) dal vivo, vivere su un ancora più possente crescendo di batteria, sul disco solo accennata.

E quindi si. Succeda quel che succeda, il disco venga apprezzato o meno, la stampa scriva ciò che ne vuole, nei forum si posti ciò che ci si sente.
Ma Costellazioni è il disco di una nuova maturità, narrativa quanto compositiva e che conferma il presente e il futuro: quel ragazzo del Bar non aveva lanciato una scheggia di rabbia giovanile destinata a perdersi.
Ora è pronto per fare qualsiasi cosa.

)

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