lunedì 18 novembre 2013

[Visioni] Serie Tv: Masters of Sex



Curioso che Showtime sia riuscita a confezionare il suo prodotto più pulito ed impeccabile con Masters Of Sex.
Il network americano, infatti, aspira da sempre agli onori meritati da Hbo, per le sue serie tv.
E non è che a Showtime siano mancati i successi: tutt'altro, se si pensa a Homeland, Californication, Dexter, I Tudors, Shameless, The Big C.
Però, escludendo gli ultimi due citati (il primo ancora in forma, il secondo da poco concluso) in molti casi il tratto distintivo delle serie del canale era quello dell'esagerazione, della ripetizione, delle grandi idee che stagione dopo stagione si perdevano, della violenza e della sessualità esibite come marchio più che come tematica.
Insomma, diciamolo in altre parole, l'idea che Showtime facesse Masters of Sex, ovvero la storia di Masters And Johnson, pionieri della ricerca sulla sessualità umana, poteva facilmente fare presupporre il rischio di tanti corpi svestiti ed una certa superficialità nella trama.
Che invece è la storia dell'abbattimento di molti tabù, dell'unica parte della fisiologia umana poco studiata fino al dopoguerra, della difficoltà di un approccio inevitabilmente particolare.
Perchè per studiare il sesso, in maniera scientifica, s'intende, ci sono voluti i volontari, le misurazioni, gli esperimenti.
E se per tutte le altre componenti umane non ci si è mai posti dubbi morali, su questo argomento miti e resistenze si sono sprecati (con la motivazione di base che per studiare questo aspetto sia necessaria quella certa perversione del guardare o curiosare nell'intimità altrui).

Questo era l'obiettivo della serie e, poco dopo la metà della prima stagione si può azzardare un giudizio più che positivo.
Master of Sex si cala agevolmente negli  anni cinquanta, costruisce un protagonista (Williams Masters) dalle grandi intuizioni e abilità mediche quanto dalle enorme problematiche di relazione personali, un uomo che pare rifugiato nella scienza per non affrontare la (propria) realtà.
Dopo una grande carriera come ginecologo, arriva a cercare di iniziare un percorso a cui è da sempre interessato, lo studio della sessualità.
Trova in Virginia Johnson una segretaria (prima) e una collega (poi) capace di guardare con mente aperta, con dedizione e occhio esperto alle tematiche da affrontare.
E piano piano trova soprattutto una mente affine, al contrario di Libby, la moglie, con cui vive fondamentalmente un matrimonio teso e inquieto per la mancanza di un figlio.

Che sia un caso o meno, il fatto che a scrivere la serie sia una donna ci consegna due grandi figure femminili, da Libby (in qualche modo una perfetta moglie, con la morale degli anni cinquanta) fino e soprattutto a Virginia (una meravigliosa Lizzy Caplan), capace di essere donna, madre, ex moglie e via via sempre più esperta di sessuologia, con dignità senza pari in tutti questi ruoli.

Ed è qui il merito della serie: l'avvio delle sperimentazioni, la vita quotidiana dei protagonisti e degli personaggi di contorno, il ritmo lento e rilassato, l'analisi dell'amore e della passione senza dare mai la sensazione di una esibizione di corpi vestiti (e non), la capacità di osservare la sessualità (repressa, eterosessuale, omosessuale, giovanile e in età matura) a trecentosessanta gradi, con garbo e intelligenza.
L'ottima chimica dei due protagonisti è quindi solo la ciliegina sulla torta di un'ottima (fino ad ora) stagione, in pieno stile drama (e non come si diceva spesso accade in Showtime e cioè Dramedy).
Forse, la migliore nuova serie della stagione (insieme ad un sorprendente e molto divertito Sleepy Hollow).


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