[Ascolti] Daft Punk - Random Access Memory


Fossi in una webzine o addirittura in una rivista musicale, avrei parecchia paura di scrivere di questo disco.
Raro è stato l'hype creatosi nei mesi per questo disco, con anticipazioni, teaser, spezzetti, il caso di Get Lucky anticipata per un minuto scarso ad un festival e rimontato ad arte da un dj Italiano, spacciato per versione estesa, e poi ancora i video con le collaborazioni, interviste, il solito anonimato e un'attenzione della stampa non solo musicale ma anche generalista per quello che in fondo è solo il quarto lavoro su disco (in sedici anni!) del duo francese.
Un'attesa forse superiore ad un disco dei Radiohead, per dire di una band con un seguito in fondo messianico.

E non è immaginabile pensare alla reazione se dovessero uscire date live: probabili scene di follia morale.
E cosa sono i Daft Punk oggi?
Sono ciò che più avvicina le culture portandole al ballo, unendo appassionati di elettronica a quelli rock, a popolo mainstream, unendo suggestioni sonore e visive.
Come sia successo questo è frutto di pezzi esagerati (vedi Homework, primo disco capace di suonare fresco pure oggi) così come di brillanti idee estemporanee o collage di felice ispirazioni (Harder, Faster, Better, Stronger).

Ma in fondo c'è un percorso nella musica dei due parigini: l'elettronica nel primo disco, il pop più solare e le suggestioni ottanta di Discovery, la sperimentazione e la ritmica di Human After All.
Ecco, Random Access Memory è, contrariamente al titolo, un programmatico viaggio negli anni settanta.

Ed è, innanzittutto, un disco suonato, un disco caldo, un disco da strumenti veri, voci, storie.
Un disco epico, che vive di momenti alterni, di grandi vette, forse un pò troppo lungo, di qualche eccesso.
Ma innanzitutto: i punti forti.
Ci sono diciotto minuti circa tra il brano cinque, sei e sette: Instant Crush, che si gioca di Julian Casablancas in un irresistibile tappeto ritmico che non lascia spazio a gente lontano dal centro della pista, Lose Yourself To Dance che potrebbe durare anche un'ora, un puro funky con Pharrell a fare da mattatore (se non sarà singolo, sarà un crimine, perchè questi si, sono i brani da ballare d'estate) e poi Touch, che non si sa da dove sia uscita, capace di ergersi in un lungo percorso musicale che potrebbe essere la colonna sonora di un decennio.
E se consideriamo che subito dopo arriva nientemeno che Get Lucky, ruffiana, paracula, quasi offensiva nel suo essere perfetta, ora e subito: la impari in 30 secondi, non ce la scorderemo per mesi, si intuisce che nel cuore del disco c'è tanto Groove, tanto funky, un senso del ritmo di eleganza quasi inedita per un gruppo che ci aveva abituato a ben altra potenza musicale e che riesce benissimo a entrare in un altro decennio musicale senza sembrare vecchio.

Consideriamo poi ingresso e uscita del disco: Give Life Back To Music, suonatissima, con le voci robotizzate dei Daft Punk ad introdurre il disco e poi Contact, che sembrano i Pink Floyd travestiti da Daft Punk, in un arcobaleno di suoni, tastiere impazzite, batteria a premere incessantemente, in un crescendo che sembra non finire mai (e che dal vivo sarà sintomo di degenerazione).
Se di tredici tracce ne abbiamo nominate sei (senza dimenticare Giorgio By Moroder, omaggio al leggendario produttore italiano, qui voce, protagonista e narratore di sè stesso) è perchè, si, è vero, il resto del disco convince ma senza esaltare.
Qualche filastrocca lenta (Doin't Right) meglio di qualche brano evitabile (Within, Motherboard) per un disco che, certo, poteva rinunciare a qualche brano (visti i 74minuti di minutaggio).

E quindi il giudizio finale?
Positivo, senza se e senza ma
Perchè ci sono momenti di assoluta bellezza, c'è un disco che sarà capace di piacere a praticamente ogni generazione, che ci riunirà sotto un percorso che questa volta si è fatto più sensuale, ancheggiante, delicato, furbo quanto si vuole, ma se si vuole andare a valutare quanti brani rimarranno indimenticabili tra qualche anno, beh, ad essere onesti, anche questa volta ce n'è un numero decisamente superiore alla media.

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