martedì 14 aprile 2015

[Live Report] Benjamine Clementine @ Teatro Arena Del Sole, Bologna



I luoghi aiutano.
Ironicamente, per un (quasi) ragazzo cresciuto tra Inghilterra e Francia, finito per un pò a suonare nella metropolitana parigina, l'esordio dal vivo italiano (escludendo una sortita da opening act per Stromae) di Benjamine Clementine arriva in un teatro di Bologna.
Uno dei più prestigiosi, per quanto non splendido esteticamente.
Nulla sul palcoscenico, il pianoforte al centro.
Per qualche canzone, nella parte centrare del concerto, c'è spazio per il violoncello di Barbara.
Per tutto il resto, a piedi nudi come sempre, solo lui.

Un'ora e mezza quasi di intensissimo concerto raccontano la conferma, decisa, di un talento non comune.
Non è nella (pur ottima) abilità melodica, nè nella (meglio che su disco quasi) forza vocale che emerge, ma nell'intensità che si sprigiona, come e più che nelle prove in studio, il punto di forza.
Quella cosa capace di distinguere i tanti bravi cantanti e quelli che, forse, hanno qualcosa in più.

Così, a metà Aprile, un anno quasi dopo averlo scoperto e (diciamolo) cercato di ingaggiarlo la scorsa estate prima che esplodesse per un live, Benjamine Clementine riversa tutto il suo repertorio, e molto di più in un teatro praticamente ammutolito, silenzioso, dedito ad applausi intensi e scroscianti.
C'è il primo ottimo disco in scena, ci sono gli ep (I Won't Complain, spettacolare, che chiude una parte di concerto), c'è un omaggio a Lucio Dalla, con un Caruso sbagliata in gran parte delle parole ma non meno intensa, c'è una voce che viaggia in mille direzioni e poi sussurra, bisbiglia, farfuglia qualcosa tra un brano e l'altro, in un quadro ancora profondamente a metà tra una chiara timidezza e insicurezza e la contemporanea assoluta padronanza musicale e del palco.

Brani che si rivelano perfetti, grazie anche alla location, con il solo piano (anche se ottimo è l'apporto al violoncello di Barbara, quando succede).
E soprattutto, generosissima la scaletta: album, ep, pezzi forse inediti, cover, due lunghi bis e un minutaggio che, come detto, si avvicina all'ora e mezza.
Mica poco, per chi ufficialmente ha solo un album all'attivo.

Promosso, insomma, senza se e senza ma, l'ultimo anello che conferma l'eccezionalità di un autore che ancora sembra capitato su questi palcoscenici per caso, inconsapevole, forse, dell'imponente futuro che lo attente, con ogni probabilità.




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