[Visioni] Birdman


Quasi ogni donna, la mattina, si trucca.
Che si ami o si odi, passa alcuni (o molti) minuti per valorizzare la propria estetica, consapevole dell'importanza dell'aspetto, dell'impatto, della rilevanza dell'apparenza.
Consapevole in fondo, che prima o poi, il dietro le quinte salterà fuori, rivelando con il sole di un mattino, la vera nudità di sè stessa.
Anche il cinema è vanità, a volte: lo specchiarsi nella bellezza delle immagini, delle musiche, il vorticoso movimento di una telecamera che inquadra sequenze solo immaginate e poi, infine, proiettate, vive, emozionanti.
Birdman è una messa in scena, l'esplosione vanitosa di Alejandro Inarritu (21 Grammi, Babel) che mette in scena, in stato di grazia, una rappresentazione fittizia.
Il teatro.
La finzione che deve portare Riggan (Micheal Keaton) da stella cadente di un cinema del passato (la saga di Birdman) alla ribalta di Broadway.
Ovvio e quasi inutile citare due (grandi) film del recente passato come The Wrestler e Il Cigno Nero, comuni nel raccontare la storia di una redenzione che passa per un palcoscenico, comuni nel film con Rourke nell'essere un ruolo affine alla vita personale dell'attore e in quello con la Portman per le suggestioni immaginarie ed oniriche al di fuori del palco.
Così, Keaton, ex Batman nella vita vera, è l'ex Birdman nel film, alla prova della vita (e ad uno dei ruoli della vita), così Norton, splendida meteora nel film è personaggio di rottura vivente solo in scena (e falso al di fuori, sregolato, inadeguato) così Emma Stone, intensa nel suo sguardo distaccato, spesso con le gambe nel vuoto sul terrazzo del teatro, in attesa di compiere il proprio volo.
Eggià: il volo.
Perchè la voce che è coscienza di Keaton appare all'improvviso, con il costume di Birdman, l'uomo uccello che gli grida di volare.
E la risposta di Riggan è la più estrema: se vuoi fare credere di essere un vero attore, rimane solo la violenza non simulata, in scena, il dolore più vero per convincere tutti, persino quel critico.

In fondo prevedibile, in onestà quasi già visto, il film di Inarritu gode di una spettacolare (simulata, ma tantè) visione in unico piano sequenza, meravigliosamente montato e suonato (quasi una sola batteria, spesso citata come per caso dalle inquadrature su chi sta suonando, alla faccia della rappresentazione metatestuale) con un ritmo incalzante che quando rallenta è solo per approfondire un personaggio.
Così tra girandole di inquadrature che seguono un piano quasi più temporale che soggettivo (come a dirci ecco, questa è la cosa più importante in questo momento e noi la seguiremo) diventa difficile non amarlo.

Come una donna al massimo della sua bellezza, nella consapevolezza della enorme preparazione a tavolino, nella certezza di una trama in fondo abbastanza lineare, Birdman sa affascinare, regalare momenti di cinema nella sua pura essenza, intrattenimento, messa in scena, prove di recitazione.
Un paio d'ore, insomma, che per un (bel) pò ricorderemo.

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