martedì 13 gennaio 2015

[Ascolti] Benjamine Clementine - At Least For Now



Non ci voleva un genio.
Il primo ascolto di Cornestone, dall'omonimo Ep, raccontava già (quasi) tutto di Benjamine Clementine.
Ne raccontava l'intensità, la forza, quella capacità di trasmettere qualcosa di emozionante. Magari imperfetto, da smussare, ma sicuramente emozionante.
Inserito da subito nel radar, nonostante lo strano silenzio della rete, siamo oggi, nei primi giorni del 2015, a raccontare la storia del primo grande disco di quest'anno.
La storia del ventiseienne sospeso tra l'Inghilterra natia e la Parigi dove per diversi anni ha vissuto senza casa è racchiusa in undici tracce che mantengono tutte le premesse di una vita nomade e non facile, una storia che probabilmente solo per una casualità (un amico che ci crede, un agente dall'occhio lungo) arriva oggi ad una grande distribuzione e ad un verosimile grande futuro.
At Least For Now si configura come un disco quasi acustico, in gran parte dominato da voce e pianoforte e un'intelligente produzione che aggiunge, quà e là, alcuni arrangiamenti aggiuntivi, senza eccessi.
E brilla.
Brilla tutta la parte energica del disco, come il primo estratto Nemesis a cui si affiancano idealmente Adios (e l'intensissimo finale) e le già note Condolence e London, quasi metà disco dove il nostro stampa una serie di gemme per cui parecchi autori più note pagherebbero volentieri.
Ma non finisce qui: l'apertura doppia di Winston Churchill Boy (archi e note di pianoforte in uno splendido crescendo) e Then I Heard A Bachelor's Cry, portano subito l'atmosfera in un territorio da jazz club parigino e fanno un pò pensare a Anthony Hegarts.
Non mancano la già citata Cornestone e un piccolo intermezzo  (Se Clementine on Tea And Croissant) che ha il sapore del canto di strada.
Ma su quella strada, su quelle metropolitane, per terra, Benjamine Clementine è destinato a non tornare più.
Perchè il disco conferma un talento compositivo cristallino: come detto a maggio, c'è tutto un luminoso futuro davanti.

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