martedì 23 luglio 2013

[Live Report] Longitude Festival - Dublino - Giorno 2


E siamo arrivati al secondo (e per noi ultimo, per necessità di voli/lavoro) giorno del Longitude Festival, che si concluderà con il live da noi più atteso, quello dei Vampire Weekend.

Sotto un sole sorprendente quanto quello del giorno prima (come ripete il festival più volte via Twitter, portatevi le creme solari, non ci saranno problemi ai controlli all'ingresso) assistiamo per primo al live dei giovanissimi e locali Hudson Taylor (6 1/2) con un semplice quanto intenso folk / pop acustico.
L'idea (magari bizzarra) è che i due abbiano passato parecchio in strada a suonare e lo diciamo positivamente: sanno stare sul palco, le canzoni arrivano e come inizio di giornata non è per niente male.

Così come non sono male nemmeno i Kodaline (7+), che scopriamo essere una indie rock band di Dublino arrivata all'apice del successo con il nome di 21 Demands, raggiungendo per la prima volta il numero uno da band totalmente indipendente.
Una storia insomma vicina agli Arctic Monkeys, ma in Irlanda.
Poi il cambio di nome e la voglia di sfondare a tutti gli effetti.
Muovendosi tra rock e un folk che in qualche caso, per epicità e crescendo, ricorda i Mumford And Sons, si fanno ricordare con piacere per la bravura tecnica e l'ottima risposta del pubblico.


E subito dopo un ulteriore salto di qualità: i Local Natives (8 1/2) che per dirla semplicemente, suonano alla grandissima.

Prendono il loro complesso suono, lo fanno brillare più che su disco, intrecciando alla perfezione voci e strumenti, con un'ottima scaletta capace di dividersi tra momenti più distesi e intimi e altri più esplosivi.
Menzione d'onore al batterista, il cui ottimo lavoro su disco spicca ancora più live.
Verosimilmente, la migliore esibizione tecnica dei live a cui abbiamo potuto assistere durante il Festival.

Un gradino più sotto, ma senza sfigurare, ci sono i Maccabees (7) che seguono subito dopo.
La band inglese è riuscita a superare il terribile scoglio del terzo disco ed è attualmente al suo apice: lo dimostra suoanndo un set grintoso e sicuro di sè.

Difficile pensare che la band possa salire ulteriormente di livello, ambire a posti da headliner, però diverte, si canticchia, insomma proprio non male.

La stanchezza inizia a farsi sentire, così abbandoniamo un attimo il sottopalco, lasciando in sfondo il live dei Villagers (NG) che pure ci pare, tranne nel finale, eccessivamente sottotono per il posto occupato in scaletta.
Non per qualità, ma per un set per tutta la prima parte molto acustico e intimo, e dopo i due gruppi precedenti fa un pò strano (io personalmente avrei messo i Maccabees per lanciare i Vampire Weekend).

Ad ogni modo, il tempo di mangiare qualcosa, assistere ad una breve intervista della radio locale e ci mettiamo sotto il palco per i Vampire Weekend (8 1/2).
Una nota: contrariamente ai nostri festival (o date singole) qui nessuno o quasi viene per seguire un unico gruppo.

In sostanza se gli headliner delle varie serate si chiamano anche Foals, Phoenix, Vampire Weekend, Yeah Yeah Yeahs o Kraftwerk, nessuno si accampa a bordo palco per ore e ad ogni concerto quasi tutti si spostano, si siedono, vanno a prendersi da mangiare, tornano.
In altre parole: chiunque voglia seguire da vicino un determinato gruppo, basta che 10-15 minuti prima si avvicini per vedere il tutto dalle prime 4-5 file e con umani spazi intorno, non in versione scatoletta-sotto vuoto che spesso capita nelle dimensioni nostrane.

Considerazioni su rispetto e cultura media a parte, dopo tanti anni di attesa arriva il momento di vedere il gruppo più atteso.
Che parte con Cousins, regala ben 21 pezzi  (rispetto al 17 medi delle altre date europee, forse è la fortuna che sia l'ultima del continente) e che molto semplicemente, diverte, rilassa, piace.
A parte qualche variazione, il gruppo semplicemente suona i propri pezzi (ottimamente) e se in carriera hai scritto tre album dove sono tutte o quasi perfette tre/minute/song, non puoi sbagliare.
E non lo fanno. Si comporta benissimo anche l'ultimo album, da Diane Young / Step (suonate in ordine inverso che su disco) e Ya Hey.

Insomma, tutto bene, una prova convincente per un gruppo che speriamo prima o poi di poter vedere anche in Italia.

Nel frattempo, un'altra bella lezione da un altra nazione su come si possa organizzare un bel Festival nel mezzo della natura, portando persone e turismo, facendo sicuramente muovere l'economia, per un weekend di festa.




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